Gli auguri dell’Arcivescovo La Piana: il messaggio integrale

Gli auguri dell’Arcivescovo La Piana: il messaggio integrale

Gli auguri dell’Arcivescovo La Piana: il messaggio integrale

giovedì 24 Dicembre 2009 - 14:58

“Visitiamo Gesù che giace nelle mangiatoie e nelle grotte delle nostre città”

Dopo avervi proposto lunedì i passaggi più importanti del messaggio dell’Arcivescovo di Messina, mons. Calogero La Piana (vedi articolo correlato in basso) alla città, vi proponiamo integralmente gli auguri. Un discorso che, come leggerete, è rivolto ad una moltitudine di soggetti e offre parecchi spunti di riflessione.

Carissimi,

a tutti, fedeli e cittadini, il mio cordiale e fraterno saluto, insieme a fervidi e sinceri auguri per un vero e santo Natale. In questi giorni natalizi ci è dato di posare lo sguardo su uno dei presepi preparati nelle varie mostre o semplicemente allestiti in casa, nelle vetrine dei negozi o in un angolo della chiesa.

“Troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia”

Con queste parole gli angeli annunciano ai pastori la nascita di Gesù. Non avendo trovato, infatti, altra dimora, il Figlio di Dio ha accettato anche di nascere in una stalla. La parola eterna dell’amore di Dio per gli uomini, il Verbo di Dio si fa uomo e nasce fragile bambino in una grotta: è questo il mistero del Natale che, da cristiani, attendiamo e celebriamo con viva e fede e rinnovata speranza, chiedendo nella preghiera che la sua nascita ricolmi il nostro cuore di serenità e ci spinga ad operare per la giustizia, la pace e la fraternità tra gli uomini.

Miei cari fratelli e amici, vincendo le tante distrazioni dei lustrini e delle decorazioni delle vetrine e delle vie cittadine, vi invito a concentrare l’attenzione della mente e del cuore sul divino bambino ed ascoltare, attraverso la sua fragilità, il grido dell’umanità che da ogni parte della terra si alza per invocare aiuto e protezione:

– è il grido di milioni di bambini, consumati dalla fame e dalla sofferenza, mortificati nella loro dignità dallo sfruttamento e dalla violenza, da quella insaziabile sete di potere e di piacere di gente scellerata e spudorata;

– è il silente grido di numerose persone che vivono nella solitudine per proprie o indotte paure, più spesso per l’altrui egoismo; degli ammalati trascurati, degli anziani abbandonati, dei giovani sfruttati dalla tendenze e dalle mode, spenti e senza futuro; dei carcerati umiliati nella loro dignità di uomini e donne; è il grido silenzioso dello stato di abbandono in cui versano tanti fratelli giacenti sulle panchine, negli angoli tetri e umidi della stazione, ai bordi delle strade, la cui presenza è rivelata ed annunciata spesso solo dal cattivo odore che li precede e li accompagna per l’assoluta mancanza di igiene e di pulizia;

– è il grido accorato di solidarietà e di accoglienza che ci giunge dagli immigrati, accettati per lo più a motivo del loro necessario ed indispensabile servizio e meno perché persone umane e come tali degne di attenzione, soggetti di doveri ma anche di diritti, bisognosi, come tutti, di beni materiali ma soprattutto di calore umano e di amicizia, uomini e donne da riconoscere nella loro dignità di persone, da aiutare nel loro inserimento tra noi e nell’integrazione per la scelta, non sempre libera e spontanea, di vivere e condividere il nostro stesso territorio

– è il grido di tutti quei cittadini pesantemente provati dall’indigenza e dalle privazioni (casa, lavoro, strade, mezzi di trasporto, luoghi puliti di ritrovo e di distensione, ecc.). I cittadini delusi dalle mancate risposte alle loro domande di sicurezza, di doveroso contributo e sostegno per i danni subiti dal terremoto o dall’alluvione (sono i cittadini dei nostri villaggi e dei nostri comuni); cittadini fiaccati soprattutto dal disinteresse e dal disimpegno da parte di quanti, deputati a servire il bene comune, concentrano il loro impegno quasi esclusivamente su interessi personali o di parte,

– è il grido dell’esercito dei derelitti e dei disprezzati di ogni età, situazione o condizione di vita.

Miei cari, il bambino deposto nella mangiatoia è la parola-risposta di Dio al dramma e al grido dell’umanità povera e rifiutata, esposta alla disperazione e all’angoscia. Risposta concreta ed originale, quella divina: Dio si fa uomo per gli uomini, si cala nella loro storia e nella loro vita, assume la loro condizione umana per promuoverla e redimerla. Dio si fa vicino all’uomo, si fa prossimo all’uomo, ad ogni uomo.

Dio ha scelto di percorrere le vi dell’uomo. Dio ha scelto la via della solidarietà e della condivisione. Dio sceglie di percorrere anche oggi le stesse vie attraverso le nostre scelte e le nostre azioni

Miei cari fratelli e amici tutti, in questo Natale, senza rinunciare alla serenità e al calore degli affetti familiari, visitiamo Gesù che giace nelle mangiatoie e nelle grotte delle nostre città, fermiamoci ad ascoltare il suo grido di dolore e di aiuto, tendiamogli la mano per porgergli un dono, apriamogli il cuore per accoglierlo nella nostra vita, offriamogli un sorriso e doniamogli un po’ d’amore. Sentiremo allora la sua voce limpida e forte ricordarci: “Ogni volta che avrete fatto queste cose ad uno solo di questi miei fratelli più piccoli l’avete fatto con me”.

Questo è il vero Natale. Questo è il buon Natale che auguro a tutti

Calogero La Piana

Arcivescovo di Messina

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