La lettera di un bambino -speciale-: vivo a Messina, sono e sarò sempre handiccapato

La lettera di un bambino -speciale-: vivo a Messina, sono e sarò sempre handiccapato

La lettera di un bambino -speciale-: vivo a Messina, sono e sarò sempre handiccapato

sabato 06 Febbraio 2010 - 01:23

I giudici del Tar di Catania non hanno considerato -danno grave- la riduzione delle ore a sostegno di 18 alunni con disabilità residenti nella provincia di Messina

Il Sindacato SFIDA ha deciso di affidare ad una lettera “idealmente” scritta da un bambino “speciale” la risposta alla decisione dei Giudici del TAR di Catania di non considerare “danno grave” la riduzione delle ore di sostegno a 18 alunni con disabilità residenti in Provincia di Messina. La riportiamo integralmente per essere compresa in tutti i suoi passaggi.

“Vado a scuola, ma non sono come tutti i compagni, io sono un bambino “speciale”, sono talmente” speciale” che ho un banco tutto per me ed anche una maestra tutta per me; o meglio l’avevo fino allo scorso anno, adesso quella che era la mia maestra devo dividerla con altri bambini “speciali”; a metà mattina lei va via, io vorrei trattenerla, farle capire che ho bisogno del suo aiuto, vorrei allungare un braccio, ma il mio braccio da solo non ce la fa ad alzarsi. Ho sempre bisogno di qualcuno che mi aiuti a fare le stesse cose che fanno tutti i miei compagni. Ma sono solo aiutato a metà!

L’altro giorno, la mia maestra, ancora una volta, è andata via, il solo pensiero che sarei nuovamente rimasto “dimenticato” nel mio banco mi ha fatto avere uno scatto: sono caduto a terra, ho iniziato a gridare, a tirare calci, alcuni compagni si sono avvicinati e qualcuno ha detto di chiamare la mia mamma, qualcun altro: – ma perché lo mandano ancora a scuola? -Tanto lui..!!!

Volevo gridare… ma ancora una volta i pensieri sono rimasti solo pensieri. Avevo tentato solamente di protestare, volevo dire che anch’io faccio parte di quella classe; perché i bambini “speciali” non hanno diritto di sentirsi classe?!? La sera ho sentito parlare a lungo papà e mamma, erano stati a scuola e in loro c’era tanta amarezza e sofferenza, alla fine hanno deciso di andare da “un signore giusto” che lavora in un ufficio a Catania per chiedergli aiuto. Io ho capito chi è il “signore giusto”: è un -uomo giusto- che ha il compito ed il potere di far rispettare le leggi. Ma cosa centra “l’uomo giusto” con me, la scuola ed i miei compagni?

Anche oggi sono tornato prima da scuola, appena entrati in casa, ha squillato il telefono, la mamma ha risposto ed ha avuto uno scatto, sembrava me quel giorno a scuola. Gridava: – ma questo Giudice non è un politico che deve preoccuparsi della disponibilità di bilancio, Lui doveva stabilire se le leggi riconoscono dei diritti a mio figlio… ma perché è nato in questa realtà messinese? Non poteva nascere a Roma, a Reggio Calabria o anche a Cagliari o a Palermo, dove i giudici si sono espressi considerando solamente la legittimità dei ricorsi tutelando il diritto al bambino di essere recuperato ed integrato?

Io purtroppo vivo a Messina e sono e sarò sempre handicappato!

Un bambino”speciale”

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