Atm: i sindacati rilanciano

Atm: i sindacati rilanciano

Atm: i sindacati rilanciano

mercoledì 25 Giugno 2008 - 08:52

Dopo le dichiarazioni difensive del direttore Conte, Orsa, Cub e Rsu ricordano le responsabilità della politica

Non basta «sanzionare l’impiegato fannullone». Queste le parole della nota congiunta di Orsa, Cub e Rsu sulla vicenda dell’inchiesta sull’assenteismo all’Atm. Quasi una risposta alle dichiarazioni di ieri del direttore generale Claudio Conte, che, ammettendo la possibilità quasi statistica della presenza di impiegati poco ligi, aveva detto che nell’azienda «ci sarà senz’altro qualche pecora nera, ma la maggior parte è fatta di persone oneste».

Su questo punto i sindacati concordano: «esprimiamo la massima fiducia ai rappresentanti della giustizia che sapranno trarre le giuste conclusioni dal blitz del 13 giugno. Salvo, poi, spostare il baricentro della questione su ben altro tema: «Ciò premesso, auspichiamo che i controlli e le sanzioni partite dal basso s’innalzino verso i vertici dirigenziali, i consigli di amministrazione che si sono succeduti e la politica che ha provocato l’attuale voragine economica. […] In tempi di linea dura non si può trascurare chi negli anni ha trasformato l’Atm in un serbatoio di voti attraverso conclamate pratiche di nepotismo, le carriere veloci, i dubbi investimenti di denaro pubblico: elementi sommersi nel torbido che i tutori della legalità hanno il dovere di far emergere e giudicare con la stessa fermezza dedicata ai lavoratori disonesti».

«Sarebbe più che mai opportuno – affonda la nota – un blitz per smascherare gli inetti e i furbi di ieri e di oggi, capire perché non arrivano i pezzi di ricambio e su 120 mezzi gommati 90 restano fermi in deposito con tutti i disagi che ne conseguono per l’utenza. Sarebbe utile un intervento della magistratura che sveli il motivo per cui non si riesce a rendere operativo il parcheggio Cavallotti costruito con risorse pubbliche; spiegare ai cittadini perché si esternalizzavano i servizi e si affidava la manutenzione dei mezzi a ditte private mentre le risorse interne restavano inoperose; giustificare le spese per abilitare il personale alla conduzione dei mezzi per poi -imboscare- gran parte dello stesso in comode poltrone d’ufficio. Nel contempo, il capolinea Bonino, ultimato da sei mesi, non viene ancora inserito in esercizio. Chi pagherà per tutto questo? I lavoratori fannulloni? Se così fosse non sarebbe cambiato nulla, l’annunciata -fermezza- si ridurrebbe ad un giustizialismo dimostrativo forte con i deboli e debole con i forti».

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