Campagna -Mal'aria industriale 2010-: Legambiente lancia l'allarme inquinamento

Campagna -Mal’aria industriale 2010-: Legambiente lancia l’allarme inquinamento

Campagna -Mal’aria industriale 2010-: Legambiente lancia l’allarme inquinamento

lunedì 15 Marzo 2010 - 07:49

Nonostante la procedura d'infrazione europea anche il 75% degli impianti privi dell'Autorizzazione Integrata Ambientale (Aia)

Con la campagna Mal’Aria industriale 2010 Legambiente lancia l’allarme sull’inquinamento atmosferico da attività produttive. Nonostante la procedura d’infrazione europea avviata nel 2008, il 75% dei grandi impianti industriali è ancora senza Autorizzazione Integrata Ambientale: su 191 impianti industriali solo per 41 è stata rilasciata l’AIA (21%), mentre per 143 il procedimento non si è concluso e per 7 è in corso sia la VIA che l’AIA. Tra i 41 impianti che hanno ottenuto l’AIA compaiono 32 centrali termoelettriche 4 impianti chimici e 3 raffinerie di petrolio). Nei 143 impianti ancora sprovvisti di AIA (pari al 75% del totale dei siti da autorizzare) ci sono 85 centrali termiche ma soprattutto 39 impianti chimici (il 90% di quelli in procedura di AIA) (tra questi alcuni impianti nel sito industriale di Priolo e il polo di Mantova), 17 raffinerie (l’85% del totale da autorizzare) – tra cui quelle di Gela, Milazzo, Priolo e Falconara- e le 2 grandi acciaierie dell’Ilva a Taranto e della Lucchini a Piombino L’industria italiana è la principale fonte di macroinquinanti scaricati in atmosfera ( almeno il 60% di cadmio e fino al 98% di arsenico).Per quanto riguarda le polveri sottili, le industrie emettono il 26% di PM10 su territorio nazionale, di 4 punti percentuali superiori a quello prodotto dal trasporto stradale e passando ai microinquinanti, 15% di benzene e 35% di nichel e almeno il 60% di cadmio e fino al 98% di arsenico. Oltre alle polveri sottili si emettono in atmosfera il 79% degli ossidi di zolfo (SOx) e il 23% degli ossidi di azoto (NOx), precursore della produzione del PM10 secondario e dell’ozono, inquinante tipicamente estivo. Quello denunciato da Legambiente non è un quadro consolante, soprattutto, perché in Italia l’inquinamento da attività produttive è visto come pericoloso si, ma indispensabile per lo sviluppo economico. Nulla di più sbagliato se l’industria insistesse sull’innovazione e la ricerca. Idem per le regioni che dovrebbero investire denaro e forze per la protezione ambientale e per lo Stato che dovrebbe spendersi di più per attivare importanti e seri studi epidemiologici nei siti a maggior rischio. E’ importante ricordare, inoltre, che l’Italia deve

rivedere i limiti di emissione delle diossine per tutti gli impianti industriali perché ancora oggi non linea con quanto previsto con la normativa internazionale (Protocollo di Aarhus).

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