Nuovo omicidio, intanto, nel Catanzarese: è il quarto negli ultimi due mesi, si teme una nuova faida
La ‘ndrangheta continua a subire ormai sistematicamente i colpi dello Stato che, giorno dopo giorno, perpetua una grande offensiva contro la criminalità orgnizzata Calabrese. L’ultima operazione, chiamata ‘Reale’, ha portato nelle scorse ore all’arresto di otto esponenti di primo piano delle cosche Pelle di San Luca, Morabito di Africo e Ficarra-Latella di Reggio Calabria.
Intanto, però, la ‘ndrangheta uccide: a Soverato, a colpi di kalashnikov, è stato assassinato il boss Vittorio Sia, di 51 anni, con un agguato quasi certamente collegato a quello di poche ore prima a Stilo, nel Reggino, dove veniva freddato a colpi d’arma da fuoco Giovanni Vellelonga.
Mentre lo Stato accentua il suo impegno contro la ‘ndrangheta, le cosche continuano a fronteggiarsi per il controllo del territorio, concentrando i loro interessi, e conseguentemente i loro contrasti, lungo la fascia jonica della province di Catanzaro e Reggio Calabria, con ripercussioni anche nella provincia di Vibo Valentia.
Nell’operazione ‘Reale’, condotta dai carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria, sono rimasti coinvolti esponenti di spicco della ‘ndrangheta reggina, facendo emergere i collegamenti operativi tra le cosche della Locride e i gruppi dominanti nel territorio di Reggio Calabria, con un’attenta spartizione degli affari e degli interessi e la condivisione delle decisioni sugli organigrammi delle strutture di vertice. Le otto persone che sono state fermate, in esecuzione di un provvedimento emesso dalla Dda di Reggio Calabria, avevano tutte un ruolo di rilievo nelle gestione delle attività criminali in una vasta zona della provincia reggina.
La cosca Pelle, in particolare, avrebbe svolto un’intensa attività di infiltrazione nel settore degli appalti pubblici. Il gruppo Pelle, insieme ai loro alleati storici, i Vottari, è coinvolto, tra l’altro, nella faida di San Luca contro i Nirta–Strangio nell’ambito della quale è maturata la strage di Duisburg, in Germania, in cui, il giorno di Ferragosto del 2007, furono uccise sei persone, tutte legate proprio ai Pelle–Vottari.
Tra i fermati c’è Giuseppe Pelle, di 50 anni, reggente delle cosca. Risulta irreperibile, invece, Rocco Morabito, di 50 anni, figlio di Giuseppe, detto -u tiradrittu-, arrestato nel 2004 dopo una latitanza protrattasi per 12 anni. Gli altri arrestati sono Sebastiano Pelle, 39 anni, Domenico Pelle, 25 anni, Antonio Pelle, 24 anni, Antonio Pelle, 23 anni, Antonino Latella, 61 anni, Giovanni Ficara, 46 anni e Costantino Billari, 30 anni.
-Questa operazione – ha detto il Procuratore della Repubblica di Reggio, Giuseppe Pignatone –, come emerge dai colloqui intercettati nel corso delle indagini, dimostra che la ‘ndrangheta conferma la sua natura violenta ed omicida-. La rilevanza dei fermi è stata sottolineata dal Procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, che ha parlato di -operazione importantissima che colpisce i vertici della ‘ndrangheta e che porterà, certamente, ulteriori sviluppi-. Ma la ‘ndrangheta, malgrado i colpi subiti, non si ferma e continua a seguire le sue logiche sanguinarie e violente. Ed è proprie in queste logiche che s’inserisce l’assassinio di Vittorio Sia, abbattuto a colpi di mitra mentre era alla guida di uno scooter. Con l’assassinio di Sia salgono a quattro gli omicidi compiuti negli ultimi due mesi lungo la fascia ionica al confine tra le province di Catanzaro e Reggio Calabria. Si tratta di omicidi che si collegherebbero ad un unico movente: il controllo delle attività illecite in una vasta zona a cavallo tra la fascia jonica catanzarese e la Locride. A questo punto il rischio dell’esplosione di una nuova faida si fa sempre più concreto.
