Confiscati dalla DIA beni per oltre un milione di euro a Francesco Cannizzo

Confiscati dalla DIA beni per oltre un milione di euro a Francesco Cannizzo

Confiscati dalla DIA beni per oltre un milione di euro a Francesco Cannizzo

sabato 17 Aprile 2010 - 12:14

L'uomo è considerato esponente di vertice della mafia tortoriciana. Sta scontando la condanna all'ergastolo nel maxiprocesso Mare Nostrum

Colpire i patrimoni dei mafiosi è la strategia consolidata per indebolire le cosche che infestano la provincia di Messina.

Solo negli ultimi anni la sezione operativa della DIA di Messina ha confiscato beni per oltre 300 milioni di euro ad affiliati alle organizzazioni mafiose.

Stamani la mannaia della DIA si è abbattuta su Francesco Cannizzo, 50 anni di Capo d’Orlando, indicato dagli inquirenti quale uomo di spicco del clan tortoriciano capeggiato da Cesare e Vincenzo Bontempo Scavo.

Eseguendo una sentenza della Corte d’Appello di Messina la DIA gli ha confiscato beni per 1.200.000 euro. Gli uomini della Direzione Investigativa Antimafia hanno accertato l’esiguità dei redditi dichiarati rispetto ai beni posseduti da Cannizzo. Da qui il sequestro ed ora la confisca dei beni che Cannizzo avrebbe accumulato grazie alla gestione delle attività illecite ed in particolare lo spaccio di droga.

La sentenza di confisca ha interamente confermato il precedente sequestro ed ha riguardato una serie di beni. In particolare a Cannizzo sono stati confiscati una lussuosa villa con ampio giardino circostante, composta da 10 vani e con una superficie di 320 metri quadrati, un appartamento, 4 autovetture, 3 conti correnti bancari e 5 carte di credito.

Cannizzo era stato arrestato dalla Polizia nell’operazione “Due Sicile” in quanto promotore ed organizzatore di un’associazione che gestiva lo spaccio di droga nella zona dei Nebrodi. La sua stella criminale cominciò a brillare all’inizio degli anni ‘90 ma rischiò di essere ucciso nel 1991 nell’ambito della guerra di mafia fra i clan tortoriciani Galati Giordano e Bontempo Scavo. In un agguato tesogli dal “batanese” Sebastiano Contempo, detto “u vuappu” Cannizzo rimase gravemente ferito. Lesioni che lo costrinsero a rimanere bloccato sulla sedia a rotella ma questo handicap non gli ha mai impedito di proseguire a gestire le sue attività. Nel ’96, infatti, fu arrestato perché trovato in possesso di 270 grammi di cocaina e 50 di eroina. La droga era nascosta sulla sua autovettura che utilizzava per spostarsi e consegnare la sostanza a domicilio ai clienti. Successivamente fu coinvolto nell’operazione antimafia “Icaro” in cui venne indicato dai collaboratori di giustizia quale elemento di vertice del gruppo di Brolo. Addirittura fu indicato come uno dei boss principali della provincia di Messina insieme con Sebastiano Rampulla e Domenico Virga (referenti di Cosa Nostra), Giuseppe Gullotti e Salvatore “Sem” Di Salvo (Barcellona) Cesare e Vincenzo Bontempo Scavo (Tortorici) Sebastiano Bontempo (Batanesi) e Carmelo Armenio (Brolo). La carriera di Cannizzo giunge fino ai giorni nostri con la condanna all’ergastolo, inflittagli a novembre dalla Corte d’Assise d’Appello di Messina, nel maxiprocesso Mare Nostrum.

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