Reggio: l'arresto del boss, gli applausi della gente e quell'uomo -di pace-

Reggio: l’arresto del boss, gli applausi della gente e quell’uomo -di pace-

Reggio: l’arresto del boss, gli applausi della gente e quell’uomo -di pace-

martedì 27 Aprile 2010 - 18:56

Il ruolo di Giovanni Tegano nella storia della 'ndrangheta reggina, la sua gente che è andata a piangerlo di fronte la questura come se fosse morto. E poi la città, quella sana, quella fatta di gente per bene. Che ha un moto d'orgoglio e torna per l'ennesima volta in piazza dalla parte delle forze dello Stato. Resoconto di una giornata tremendamente frenetica sulla riva orientale dello Stretto

Giovanni Tegano, molto più di un boss. Era l’ultimo storico latitante della ‘ndrangheta reggina, quella forza criminale che è molto più di un’organizzazione mafiosa. A Reggio, in Calabria, controlla la gente e il territorio, spesso dandogli da vivere e quindi facendosi amare.

Per questo a Reggio oggi è successo di tutto: di fronte la questura, s’è ripetuto lo stesso copione di un vergognoso episodio cui avevamo già assistito altre volte, come quando finì in manette un altro grande boss della ‘ndrangheta reggina, Giuseppe De Stefano.

Più di 300 cittadini erano lì, all’uscita della questura, e molti di questi testimoniavano vicinanza nei confronti del boss che, ammanettato, gli ha sorriso e li ha salutati prima di salire sulla volante della polizia.

“Con queste cose traumatizzate i ragazzi”, “Ti vorremo bene per sempre”, “Ha fatto bene a tutti”: queste le frasi di figli, parenti, amici evidentemente collusi con gli affari criminali del boss adesso in manette.

Ma, spicca su tutti la frase, urlata dalle donne direttamente rivolte alle telecamere dei giornalisti, -uomo di pace, era un uomo di pace-.

Ma che uomo di pace poteva essere Giovanni Tegano, l’ultimo grande latitante della guerra di mafia che tra 1985 e 1991 ha fatto oltre seicento vittime in città?

Certamente non è un uomo di pace per la società civile, quella per bene. Ma quelle parole, quelle urla, -uomo di pace- probabilmente hanno un significato diverso. E’ un uomo di pace per la ‘ndrangheta, perchè la ‘ndrangheta vive il suo mondo e la pace è senza ombra di dubbio la ‘pax mafiosa’ che regna sovrana tra i clan reggini da quasi vent’anni.

La ‘ndrangheta vive anche di simboli. La donna che urla con gli occhi in lacrime -era un uomo di pace- è il simbolo di quella madre sensibile che ha paura per l’incolumità dei propri figli, adesso che -l’uomo di pace- non c’è più, adesso che senza -l’uomo di pace-, evidentemente, le cosche rischiano di tornare a spararsi. E quando tra cosche ci si spara, le donne di ‘ndrangheta lo sanno, a morire sono per primi i loro figli.

Tanta disperazione nei volti dei cittadini che sono andati a salutare per l’ultima volta il loro -uomo di pace-: molti piangevano, altri gridavano. Disperati. Nella Videogallery alleghiamo il video del collega Antonino Monteleone tremendamente eloquente.

Quando l’hanno trovato, ieri sera nella frazione di Terreti, alle falde dell’Aspromonte, Tegano ha provato a nascondersi spegnendo la luce all’interno di una delle camere dell’appartamento in cui si trovava. Al buio credeva di sfuggire all’arresto. Dopo pochi istanti, però, si è ritrovato di fronte il dirigente della Squadra Mobile, Diego Trotta, che gli ha puntato addosso faro e pistola. La resa silenziosa è stata inevitabile: “Quel silenzio vale più di mille parole” ha detto lo stesso Trotta.

Al momento dell’arresto, il pericoloso boss aveva un marsupio: dentro c’era una Beretta 6,35, con matricola abrasa e colpo in canna. All’interno del marsupio, peraltro, il ricercato aveva anche due caricatori da sette pallottole ciascuno e nascondeva un coltello. Era pronto nel caso vi fossero stati guai, ma in quel momento stava cenando insieme ai cinque fiancheggiatori arrestato con lui, e s’è dovuto arrendere.

Poi la questura, gli applausi, le urla.

Ma la Città, rappresentata dalla stragrande maggioranza dei cittadini reggini, è indignata. In migliaia si stanno ritrovando e organizzando per manifestare vicinanza nei confronti delle forze dell’ordine che combattono per ripristinare ordine e legalità. Tra gli indignati c’è anche Giuseppe Scopelliti: -Quanto di buono è stato fatto in questi anni nella lotta alla mafia, da parte delle istituzioni locali e della società civile, non può essere inficiata dal comportamento di quanti non trovano diritto di cittadinanza né a Reggio né in Calabria-. Parole simili dai ragazzi di Azione Giovani, che nei confronti di chi ha battuto le mani al boss si esprimono così: -persone che non osiamo definire più nostri concittadini-.

Significative anche le parole del procuratore capo della Repubblica, Giuseppe Pignatone: -sono venuti ad applaudire un latitante condannato all’ergastolo, ma c’è sicuramente una stragrande maggioranza di calabresi che non ha voce per mancanza di strumenti o per paura. Voglio ancora una volta dire che manca un’adeguata attenzione da parte degli organi di informazione locali e nazionali che non sempre raccontano i fatti positivi che pur si verificano in questa realtà. Io spero che si arrivi al momento in cui gli applausi saranno rivolti invece agli uomini e alle forze dello Stato-.

La città c’è, non si nasconde, prende le distanze da chi sta dalla parte dei boss e se ne vergogna. Il prossimo passo è riuscire a organizzare anche dalla parte dei ‘buoni’ sit-in di giubilo e festa di fronte la questura in occasione dei prossimi arresti, come accade da un pò di anni in Sicilia. Affinchè, a vergognarsi, dovranno essere coloro che credono di essere padroni della città e che, indisturbati, dimostrano proprio in questura, istituzione per eccellenza dello Stato, la loro vicinanza ai boss.

Battevano le mani, sì. Ma piangevano. Urlavano. Erano tristi. Giovanni Tegano, per loro, da oggi non c’è più. -Era un uomo di pace-, -Ti vorremo bene per sempre-: l’hanno salutato per l’ultima volta, è come se oggi Giovanni Tegano per la ‘ndrangheta fosse morto.

E mentre loro piangevano, la stragrande maggioranza della città era gioiosa e felice per l’ennesimo colpo grosso delle forze dello Stato.

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