"Quella lettera inedita di Bufalino e il suo ricordo a 30 anni dalla morte"

“Quella lettera inedita di Bufalino e il suo ricordo a 30 anni dalla morte”

Autore Esterno

“Quella lettera inedita di Bufalino e il suo ricordo a 30 anni dalla morte”

domenica 14 Giugno 2026 - 07:37

Il professore Giuseppe Ramires rievoca la figura del grande scrittore siciliano. E la sua corrispondenza con l'autore di "Diceria dell'untore"

La lettera inedita di Gesualdo Bufalino (1920-1996)

di Giuseppe Ramires

Trent’anni fa, il 14 giugno del 1996, moriva lo scrittore Gesualdo Bufalino, in un incidente automobilistico avvenuto di sera sulla strada tra Vittoria e Comiso: un destino simile a quello di altri scrittori periti più o meno allo stesso modo, Italo Svevo nel 1928, Albert Camus nel 1960, Marguerite Duras nel 1988.

Bufalino era nato il 15 novembre del 1920 a Comiso, un comune in provincia di Ragusa, che nel 1981 divenne drammaticamente famoso per la sua base aeronautica e per i missili nucleari Cruise che la Nato aveva deciso di collocare proprio lì. In quello stesso anno, per una strana coincidenza, Bufalino assurse alle cronache letterarie italiane, vincendo il Premio Campiello con il suo romanzo d’esordio, Diceria dell’untore, pubblicato dall’editore Sellerio e che vendette 40.000 copie nel solo 1981.

Negli anni successivi, dal cassetto di Bufalino vennero fuori, come per magia, altri libri, romanzi, saggi, poesie, che in pochi anni rivelarono uno scrittore completo, originale, importante: Museo d’ombre (1982), L’amaro miele (1982), Argo il cieco
ovvero I sogni della memoria (1984), L’uomo invaso (1986), Le menzogne della notte (1988, Premio Strega), solo per citare alcuni titoli. Bufalino cercò di ignorare la notorietà che gli era piovuta addosso così forte e improvvisa: continuò la sua vita di professore di italiano e latino nell’Istituto Magistrale “Giuseppe Mazzini” di Vittoria.

In un’intervista rilasciata alla Rai dirà: «La mia vita è stata invasa e come lacerata dall’intrusione di telefoni, amicizie nuove, pubblicità di vario genere, interviste, televisione, e quindi questo ha in qualche modo turbato quel senso di solitudine a
cui io avevo affidato ogni mia speranza di possibile felicità». Intanto le recensioni e le interviste si moltiplicavano, Bufalino ben presto divenne un autore da studiare e in un certo senso anche da storicizzare, visto che era ‘esploso’ così tardi.

La passione per la letteratura negli anni Ottanta a Messina e la lettera a Bufalino


All’inizio degli anni Ottanta, frequentando la facoltà di Lettere dell’Università di Messina, seguivo anche il corso di letteratura italiana contemporanea di Giuseppe Amoroso, che amava animare le sue lezioni leggendo qualche lettera dei tanti scrittori con cui era in contatto, e tra questi Bufalino.
Per noi, un piccolo ma agguerrito manipolo di aficionados – tra cui Laura Cappuccio, Carmelo Ialacqua, Nicoletta Latteri, Rossana Pollicino – quello era il momento più bello e stimolante, ascoltavamo compiaciuti, ci sembrava di essere per un momento ammessi alla corte della letteratura, e sognavamo a occhi aperti. Avevamo ovviamente tutti le nostre velleità letterarie: io scrivevo racconti e poesie e fu certamente sulla scia di quelle emozioni accademiche, che avevano creato anche l’illusione di poter toccare con la punta del naso l’elicona, di poter entrare di soppiatto nel bosco sacro dei poeti, che mi feci coraggio e scrissi a Gesualdo Bufalino. Non ricordo come mi procurai l’indirizzo di via Architetto Mancini, 26 – 97013 Comiso, di certo feci una raccomandata
con avviso di ricevimento, spedita il 29 luglio 1987. Ne conservo la minuta: «Mi scuso sin d’adesso per il tempo che le sottraggo… Ho scritto dei racconti e vorrei sapere che cosa ne pensa l’autore di Diceria dell’untore e di Argo il cieco. Bella scoperta! E se tutti gli ‘scrittori’ che circolano oggi in Italia volessero fare altrettanto! Il signor Gesualdo Bufalino rischierebbe di sparire in un mare di Annales Volusi…».

Nella lettera presentavo i due racconti inviati («fanno parte di un progetto di cinque racconti, il cui titolo complessivo potrebbe essere “Cinque giornate di un epigono”») e sottoponevo a Bufalino un articolo, una specie di recensione, su “Il ritorno di Euridice”, uno dei racconti di L’uomo invaso e altre invenzioni. Nel quarto libro delle Georgiche, Virgilio dice che il
poeta Orfeo scese agli inferi per far tornare tra i vivi la sua amata Euridice, uccisa dal morso di un serpente. Il suo canto vinse ogni resistenza e Proserpina gli concesse il ritorno con la sua amata, ma ad una condizione, che non si voltasse indietro a guardarla se non dopo aver riattraversato la soglia della luce. Ma proprio nel momento cruciale, Orfeo si era voltato e l’aveva persa per sempre. Nel mito, la ninfa Euridice non sa spiegarsene il motivo, ma nella sua riscrittura Bufalino immagina che ella trovi invece una risposta: «Euridice si sentì d’un tratto sciogliere quell’ingorgo nel petto, e trionfalmente, dolorosamente capì: Orfeo s’era voltato apposta». Ma perché ‘apposta’? Se non si fosse voltato indietro – sembra dire Bufalino, che sulla favola di Orfeo, secondo Alfredo Giuliani, aveva costruito anche il suo romanzo d’esordio – Orfeo non avrebbe potuto cantare il proprio dolore, e senza il suo dolore non ci sarebbe stata la grande fioritura di opere – da Virgilio a Poliziano, da Monteverdi a Gluck, sino al dramma di Anouilh – sul mito di Euridice, sul quel suo amante distratto, sull’amore perduto.

Non ci sarebbe stata, ontologicamente, la poesia. La recensione, piuttosto saccente, proseguiva con osservazioni più o meno ingenue sull’arte allusiva, in cui Bufalino era senz’altro un maestro. La risposta dello scrittore giunse dopo meno di una
settimana. La lettera, scritta a mano, su carta intestata, è datata “Comiso, 3-8-’87”: «Caro Ramires, la sua lettera mi giunge in un brutto momento, mentre, esasperato dal telefono e dalla posta, medito serissimamente di dimettermi da letterato e di rientrare nella mia pace. Non ho tempo di leggere, solo (ma non direi nemmeno quello) di sfogliare. Per cui quel che Le dico sui suoi
racconti è (maleducatamente, ma obbligatoriamente) appena un’impressione frettolosa, quella che si ricava da una scorsa di pochi minuti. Son testi, viceversa, che bisognerebbe leggere almeno due volte, dove mi pare che il difetto maggiore sia l’eccesso di intelligenza e cultura. Si vorrebbe un abbandono maggiore alla fantasia dell’accidit. Non so dirle altro e ringraziandola per le sue acute note dedicate al mio racconto la saluto con cordialità. Gesualdo Bufalino».

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Premi qui per commentare
o leggere i commenti
Tempostretto - Quotidiano online delle Città Metropolitane di Messina e Reggio Calabria

Salita Villa Contino 15 - 98124 - Messina

Marco Olivieri direttore responsabile

Privacy Policy

Termini e Condizioni

info@tempostretto.it

Telefono 090.9412305

Fax 090.2509937 P.IVA 02916600832

n° reg. tribunale 04/2007 del 05/06/2007

Questo sito è associato alla

badge_FED