Anche la Sicilia aderisce alla protesta contro la Tremonti-Gelmini che ha già coinvolto 13 regioni italiane: per gli insegnanti non si tratta di una battaglia politica o sindacale: “E’ un problema che riguarda tutti”
Fronte compatto quello della scuola messinese, in occasione della prima giornata di sciopero (la seconda prevista per domani ndr) contro la legge Tremonti-Gelmini. Questa mattina in due istituti superiori di Messina, il classico Maurolico e il tecnico-industriale Verona Trento, e alla scuola media Pascoli, gli insegnanti hanno effettuato, come annunciato, il blocco degli scrutini, costringendo così i dirigenti scolastici ha ratificare l’astensione dal lavoro dei professori e riconvocare le sedute per la compilazione dei giudizi finali degli studenti al prossimo lunedì.
Un blocco momentaneo, per la precisione uno slittamento, quello deciso dagli insegnati stanchi di “combattere” contro un sistema che a causa dei nuovi provvedimenti sta causando una continua perdita di qualità nei servizi offerti ai ragazzi. La protesta ha già coinvolto 13 regioni per un totale di 4000 consigli di classi bloccati. Secondo quanto sostenuto dai sindacati e dai lavoratori, infatti, per i docenti e il personale Ata si profila una catastrofe economica senza precedenti. La riforma della scuola media superiore, con la diminuzione di materie nelle ore curriculari, comporterà un ulteriore inaccettabile taglio ed un depauperamento dell’offerta formativa della scuola pubblica.
Sull’argomento interviene anche Liliana Modica, in rappresentanza dell’Osservatorio Scuola: “Tale accanimento sulla scuola non è più sopportabile e il rifiuto perentorio della Gelmini sulla richiesta avanzata, per la Sicilia, dall’assessore regionale Mario Centorrino di rinviare di un anno l’inizio della riforma della scuola secondaria superiore, aumenteranno in Sicilia le ragioni dello sciopero e il numero delle adesioni, che coinvolgeranno non solo i lavoratori COBAS e del movimento dei precari, ma anche tanti docenti di quei sindacati che hanno dichiarato “inutile” e “impopolare” lo sciopero”.
Rappresentanti sindacali ed insegnanti sono stati concordi nell’evidenziare come lo sciopero non abbia seguito alcun colore politico né schieramento sindacale: “Non è questione né di destra né di sinistra – hanno affermato gli insegnanti – ma un problema che riguarda tutti, senza distinzione”.
E domani si replica.
