Ricorso anti-Buzzanca e muro contro muro con l’Mpa: gli scenari dentro e fuori Palazzo Zanca

Ricorso anti-Buzzanca e muro contro muro con l’Mpa: gli scenari dentro e fuori Palazzo Zanca

Ricorso anti-Buzzanca e muro contro muro con l’Mpa: gli scenari dentro e fuori Palazzo Zanca

martedì 27 Luglio 2010 - 09:20

Entro quattro giorni il sindaco dovrà scegliere tra la carica di primo cittadino e quella di deputato, altrimenti dovrà attendere il giudizio del tribunale che però pare scontato. Intanto gli autonomisti scalpitano per rientrare in giunta, ma dietro il ricorso potrebbe esserci proprio un uomo Mpa, Antonio D’Aquino

Uno scenario in continua evoluzione. Mentre a Palazzo Zanca si assiste ad un immobilismo quantomeno sospetto per quello che dovrebbe essere il periodo tra i più caldi dal punto di vista politico, quello dei bilanci, un’altra partita, ben più importante, si giocherà ancora una volta dentro le aule di tribunale. Nel mezzo screzi tutti interni alla maggioranza che non possono essere slegati da quest’ultimo lato della vicenda. E così i tasselli si incastrano, il puzzle è molto più che complicato e i cittadini, gli elettori, coloro i quali vanno a votare sempre più spesso per via di ribaltamenti ormai abituali, stentano a capirci qualcosa. Ricapitolando, al centro di tutto c’è sempre lui, Giuseppe Buzzanca, il sindaco già decaduto una volta perché, ahilui, si candidò nonostante su di lui pendesse un giudizio per peculato d’uso. Oggi la sua posizione è in bilico da quando, nell’aprile scorso, la Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo il doppio incarico, quello di sindaco e contemporaneamente di deputato regionale.

Lui è rimasto irremovibile: c’era la “leggina” approvata dagli stessi deputati (brutture di questa brutta politica) a fargli da scudo per almeno tre gradi di giudizio. Ma oggi anche su quella “leggina” è stata sollevata la questione dell’incostituzionalità, da un giudice di Palermo. E l’avvocato più in voga del momento, quell’Antonio Catalioto che non ha fallito più un colpo (suo il ricorso che ha portato all’incostituzionalità e dunque alle dimissioni di Ardizzone e Romano), si è “piombato” su Buzzanca, presentando un nuovo ricorso, a nome di un tal Salimbeni da Vibo Valentia. I bene informati dicono sia un uomo molto vicino ai D’Aquino, ma rimaniamo nel campo delle voci di corridoio (attendibili, sia chiaro, d’altronde D’Aquino è il primo dei non eletti all’Ars del Pdl, seppur transitato nel frattempo nell’Mpa).

Adesso Buzzanca ha meno di dieci giorni di tempo (ne rimango quattro) per decidere cosa fare da grande: se continuare a fare il sindaco di Messina o il deputato regionale. Oppure c’è la terza porta, quella più rischiosa: proseguire nella “battaglia” in tribunale. Una battaglia, sia chiaro, già persa in partenza, perché Buzzanca sa benissimo che la sua posizione è già stata dichiarata incostituzionale e che presto o tardi perderà una delle due posizioni. Resta solo da capire quando, ma su cosa accadrà non ci sono dubbi. Se il sindaco non farà un passo indietro dimettendosi da deputato regionale, nel giro di qualche mese (l’udienza è fissata il 22 settembre, ci saranno due mesi per l’appello) dovrà rinunciare alla fascia tricolore. E Buzzanca non pare disposto a “sacrificare” la propria poltrona all’Ars, almeno per il momento.

Come si innesta tutto questo con le vicissitudini interne a Palazzo Zanca? Il consiglio comunale pare spaesato, l’incertezza sul futuro sembra incidere sui comportamenti in aula, anche perché ci sono da affrontare conti delicati e responsabilità importanti. Col dubbio, però, che tutto possa finire molto presto. E poi c’è la crisi di maggioranza, con l’Mpa “lomontiano” che rimane fuori e con la ribelle “Sicilia Vera” di De Luca che rimane dentro. La decadenza di Fortunato Romano da deputato regionale aveva fatto pensare ad un suo clamoroso ritorno in giunta, ma Buzzanca non sembra disposto ad effettuare rimpasti, con l’Mpa che scalpita e protesta. C’è da chiedersi: se è vero che dietro il ricorso anti-Buzzanca c’è D’Aquino, che lo ricordiamo oggi è dell’Mpa, perché mai il sindaco dovrebbe reintegrare gli autonomisti in squadra? Fuori dalla finestra delle stanze dei bottoni, intanto, c’è una città che soffre. Ma questo, oggi, sembra passare in secondo piano.

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