-Don Minico- alle Quattro Strade dei Colli S.Rizzo
“Don Minico” antica panineria alle Quattro Strade dei Colli S.Rizzo
Chi ha voglia di frescura e sentire il fremito delle foglie degli alberi, lontano una volta dalla calura cittadina, può percorrere la Via Palermo (chiaramente con un mezzo di locomozione), salire lungo la Strada Statale N°113, badando di non inforcare a destra il torrente in fase di sistemazione viaria che lo condurrebbe alla gotica Chiesa della Badiazza, superare la piccola frazione di Scala Ritiro, salire sempre lasciandosi sulla sinistra la cosiddetta Strada Militare e proseguire lungo il dorsale sinuoso dei Monti Peloritani giungendo infine al Km11,2 a Portella di S. Rizzo m.465 che molti ormai chiamano le Quattro Strade. E che come molti sanno, a sinistra ci si incunea nel bosco di Musolino e pellegrinando ancora sino a m.1124 si arriverà al Santuario della Madonna d’Antennamare da cui si potrà ammirare un panorama mozzafiato su entrambi i versanti: verso il Tirreno si scorgeranno le Isole Eolie e la penisola di Milazzo e verso lo Stretto con la costa calabra dominata dall’Aspromonte si potrà ammirare la costa ionica della Sicilia. Se si decide di prendere la strada di destra si potrà arrivare a Salice o a Castanea e da lì scendere verso le Masse, Curcuraci, Faro Superiore e quindi ritrovarsi sulla costa e decidere se andare a sinistra verso S.Agata, Ganzirri etc. o a destra fare ritorno in città. Se invece si deciderà di andare dritto la strada vi porterà verso il villaggio di Gesso e quindi nel comune di Villafranca Tirrena. C’è anche un’altra opzione, quella di non proseguire e fermarvi a questo mitico quadrivio e sedervi quanto volete presso la Casa di Cura “Don Minico”, chiamata così perché in grado di curarvi “ ‘a fami e ‘a debulizza”. Se vi fermate una sera di domenica d’agosto, come ho fatto io, e non avete ancora cenato, potete consumare con pochi euro una “pagnotta alla disgraziata” che non vi servirà più la moglie in pensione di Don Minicu, donna Grazia, ma la nuora Iona Bertuccio che una volta tagliato questo di pane di casa fatto a Saponara, con molta grazia e professionalità lo condirà con “mulinciani sutt’ogghiu, pumadoru sicchi, alivi scacciati, fummaggeddu musciu, salami nustrali, pipi ardenti e funci” e potrete innaffiare il tutto con ottimo vino rosso di Filicudi, prodotto da Paolo Mazza, artista, figlio di Domenico, di “Don Minicu” appunto, o con birra di qualità o qualunque altra bevanda e chiudere questo soddisfacente pasto con un bicchierino di Malvasia, sempre di Filicudi. Passerete dei momenti diversi, forse sereni e un po’ naif, farete un tuffo nel passato, allietato da karaoke canterini o da piccoli spettacoli di opere di pupi in cui Orlando e Rinaldo si scontrano in duello per contendersi la mano di Angelica. Un posto di ristoro, questo di Don Minicu, o se volete una panineria ante litteram che va avanti sin dal 1948 e che negli anni l’ha visto sempre più migliorare tanto da figurare adesso nella Guida Michelin e dal 2003 per decreto del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali vedere inserita la “pagnotta alla disgraziata” fra i prodotti nazionali della tradizione culinaria.
