Storia, scienza, mito, leggenda e cultura: il planetario di Reggio è ormai un punto di riferimento d'eccellenza nel panorama scientifico quantomeno per l'Italia meridionale
Il Planetario -Pythagoras- di Reggio Calabria è sempre più protagonista della vita culturale e scientifica non solo della Città dello Stretto, ma un pò di tutta l’Italia meridionale: lo staff che gestisce la meravigliosa struttura (nella foto a corredo dell’articolo), infatti, sta riuscendo a valorizzarla al meglio con numerose iniziative di grande spessore.
Dopo la manifestazione -Sotto le stelle di Natale- e quella dedicata alla luna nell’ambito della -Prima Giornata Mondiale della Luna- indetta dalla Nasa per rilanciare l’interesse internazionale su questo astro -La notte della luna: dall’incanto al disincanto-, adesso ci si prepara a vivere tutti i grandi eventi astronomici di quest’inizio 2011, a partire dall’eclissi di sole di domani, martedì 4 gennaio.
Intanto oggi, lunedì 3, alle ore 21.00 il dottor Carmelo Evoli terrà una relazione sulle galassie e sulla loro storia: dopo la conferenza, se le condizioni meteorologiche lo consentiranno, ci sarà l’osservazione guidata del cielo.
Sappiamo bene che non possiamo vedere nulla di quanto è accaduto nei primi 300.000 anni dell’universo. Gli scienziati tentano di immaginarlo basandosi sulla loro conoscenza delle particelle atomiche e mediante modelli realizzati al computer. La sola prova diretta del Big Bang è una debole luminosità nello spazio. Veicoli spaziali e telescopi montati su palloni aerostatici vedono questo fenomeno come una debole trama di gas più caldi e più freddi, che si trova tutto intorno a noi. Queste increspature mostrano anche dove le nubi di idrogeno erano leggermente più dense. Con il passare di milioni di anni, le aree dense attirarono materia, perché avevano una maggiore forza di gravità e, quasi 100 milioni di anni dopo il Big Bang, il gas divenne caldo e denso a sufficienza perché si formassero le prime stelle. Le nuove stelle si formavano ad un ritmo 10 volte superiore a quello attuale e i grandi ammassi stellari divennero ben presto le prime galassie.
Guardando oltre i confini della Via Lattea si scopre che l’universo è popolato da centinaia di miliardi di altre galassie. Proprio come la galassia in cui si trova il Sistema Solare, sono anch’esse dei sistemi di miliardi di stelle, nubi di gas e polvere, tenuti insieme dalla reciproca attrazione gravitazionale. Nonostante ciò, le galassie si presentano diversissime tra loro, per forma e dimensione. A loro volta, una grossa frazione del numero totale di galassie è raggruppata in strutture gravitanti ancora più grandi, composte anche da migliaia di galassie, noti come -ammassi di galassie-. Questi ammassi contribuiscono a formare le più grandi strutture che si osservano nell’universo. E talvolta le galassie si scontrano, in gigantesche collisioni che possono completamente modificare la loro forma. Con l’aiuto dei moderni telescopi è possibile osservare con incredibile dettaglio questa gigantesca -danza cosmica-, in cui la forza di gravità è il solo direttore d’orchestra.
E’ oggi infatti possibile osservare le galassie più vicine alla nostra con altissima risoluzione, ma anche sbirciare i dettagli più importanti di quelle più distanti fino ad avere una debole immagine delle prime galassie che si sono formate quando l’universo era molto più giovane di adesso. Ed è grazie a questa mole di osservazioni che oggi, per la prima volta, gli astrofisici sono in grado di spiegarci come si formano le galassie a partire dal gas primordiale freddo, come si accendono al loro interno le prime stelle e dunque come l’universo sia diventato così come lo osserviamo oggi dopo una evoluzione durata circa 15 miliardi di anni.
Per tutto questo e molto altro ancora, l’appuntamento è al Planetario -Pythagoras- di Reggio Calabria (www.planetariumpythagoras.com).
