Il nuovo impianto dovrebbe sorgere a pochi passi da alcune abitazioni, non rispettando neanche in questo caso i limiti di sicurezza previsti dalla normativa regionale del 2002
Gli abitanti di Massa San Giorgio, uno dei villaggi collinari della VI circoscrizione, dicono no. La vicenda riguarda lo spostamento, o presunto tale, del depuratore realizzato negli anni ’70 nell’omonimo villaggio, a pochi passi da un’abitazione, in prossimità di una chiesa e di una fontana settecentesca, e che secondo una normativa regionale del 2002 sarebbe stato necessario spostare perché collocato nella zona centrale del paese. Nel 2003 si è dunque proceduto alla rimozione delle pompe di sollevamento ma da allora la situazione è rimasta immobile, anzi le stesse acque defluivano, e tutt’oggi defluiscono, nel torrente Corsari dove i liquami si infiltrano nei pozzi di proprietà dell’A.M.A.M. che servono le utenze dei villaggi Spartà, Acqualadroni, Tono e tutta la litoranea di competenza. E l’individuazione del nuovo sito, a pochi passi dal precedente, non risolverà il problema.
A seguito della notizia dell’avvio della gara «per lavori urgenti di manutenzione e ristrutturazione dell’impianto di depurazione e acque reflue, per l’importo di 139.361 euro», i residenti di Massa hanno dunque deciso di presentare un esposto con ben 200 firme a sostegno, indirizzato allla Procura, al sindaco, al prefetto, all’Amam, all’Arpa, alla sezione Territorio e ambiente della Polizia municipale. Il consigliere della VI circoscrizione Francesco Pagano e comunale Giorgio Caprì si oppongono alla realizzazione della nuova struttura in quanto non esistono le condizioni di sicurezza disposte dal decreto. I 200 abitanti chiedono «l’intervento per la sospensione dei lavori, nonché di sapere a quale altro -importante- capitolo di spesa sono stati destinati i finanziamenti per la nuova localizzazione dell’impianto di depurazione stabilito dal decreto del 17 dicembre 2001». E verifiche «su chi ha avuto la responsabilità di non rendere esecutivo il decreto che per nulla appare difforme dalle oggettive esigenze degli abitanti». Si attende insomma che Amam e Comune rispondano all’appello.
