Sono stati salvati dal cassonetto dei rifiuti i manoscritti e le opere di Biaggio Tomaso Giardina autore pattese finora sconosciuto nato alla fine del 1700 e deceduto intorno agli anni 50 dell’800.
A darne notizia Nicola Calabria, Presidente della Società Pattese di Storia Patria che ha recuperato tutto il materiale cartaceo che verrà schedato e catalogato per l’Archivio Storico della Società Pattese di Storia Patria.
“Si tratta di circa diecimila fogli di carta dal 1500 in poi nei quali è possibile trovare- spiega Nicola Calabria “notizie storiche e curiosità sulla città di Patti ma anche su diverse famiglie pattesi. Tra queste carte abbiamo trovato con nostra sorpresa i sonetti, le traduzioni, i commenti letterari e altri manoscritti di Biaggio Tommaso Giardina fino ad oggi sconosciuto come autore.
Il manoscritto è composto di 60 pagine, e comprende sonetti, poesie dedicate a Santa Febronia chiamata anche Trofima o Trofimena patrona della città e appunti personali dell’autore, sentenze del Tribunale visto che ricopriva la carica di conciliatore.
“Il manoscritto si rivela eccezionale- spiega Nicola Calabria “per i riferimenti al Tempio di Giove che secondo alcuni studiosi sorgeva sul Monte Giove presso la località denominata Mongiove. Di questo tempio abbiamo solo notizie frammentarie e discontinue. Biaggio Giardina in una delle sue pagine scrivendo delle vicende di Santa Febronia e del terremoto del 1823 narra di questo tempio che sembrerebbe sia crollato a seguito del terremoto del 1823, infatti egli scrive “vidi cader sul suol precipitar nel mare-. Quanto sia attendibile la notizia è tutta da verificare. Alcuni anni addietro dei sommozzatori trovarono nelle acque del mare davanti il Monte in questione delle colonne, questo non vuol dire che appartengono alla struttura del tempio, ma certamente fanno sorgere dei dubbi-.
“Il tempio di Giove- dice Nicola Calabria “sicuramente esisteva, e sarebbe opportuno verificare attraverso dei saggi la sua esistenza. Sul monte, in alto è possibile trovare dei cocci, e fino a qualche anno addietro si vedevano dei ruderi. Presso il nostro archivio si trova una foto del 1985 nella quale è possibile vedere tracce di una costruzione, che non vuol dire che si tratta del tempio di Giove-.
“Sarebbe però importante che si avviassero- continua Nicola Calabria “delle ricerche archeologiche per individuare il sito dove sorgeva il tempio-.
“Tutta l’area del Monte Giove peraltro è conosciuta agli archeologi- ci spiega Nicola Calabria “per il rinvenimento di reperti risalenti al II-I sec a.C., ma anche per l’esistenza su uno dei fianchi del monte di un vasto insediamento preistorico, ricoprente un’area di alcune migliaia di mq, e di una necropoli-.
“Tutta l’area potrebbe- continua Calabria “potrebbe diventare un’enorme risorsa economica per la frazione di Mongiove, se si valorizzasse tutto il patrimonio esistente, che attirerebbe sicuramente molti turisti interessati all’archeologia e al cultura in genere-.
