Seduta -notturna- (si chiude quando è quasi l'una). L'opposizione: delibera -monca- dei bilanci delle partecipate. Diatriba con il vice segretario sull'emendamento Melazzo: necessitava del parere del dirigente?
Ci sono volute circa cinque ore di seduta per approvare il conto consuntivo 2007 e il riequilibrio, cinque ore che però non sono servite a dirimere tutti i dubbi sollevati da chi non ha votato la delibera (l’opposizione), ma anche da qualcuno di quelli della maggioranza che l’hanno votata. Tanto che è nata una diatriba con il vice segretario generale Giuseppe Mauro che inevitabilmente lascerà strascichi polemici, per non dire delle ormai abituali critiche alla gestione dei lavori d’aula da parte del presidente del consiglio Pippo Previti.
L’aula è quasi al gran completo, mancano giusto un paio di consiglieri, un record per questo primo scorcio di consiliatura. Presente in aula l’assessore alle Politiche finanziarie Orazio Miloro (nella foto), che spiega come quest’anno approvare il consuntivo avrà un’importanza particolare, essendo fondamentale per sbloccare le somme necessarie a pagare le spettanze ai lavoratori delle partecipate, in particolare a quelli dell’Atm. Già, le partecipate, vero pomo della discordia di questo bilancio e dell’intera seduta. Miloro parla di «rapporti poco sinergici, mal sincronizzati» tra Comune e partecipate, ma al tempo stesso dichiara con ottimismo che «ci sono tutti i presupposti per guardare avanti con speranza». Ottimismo condiviso da Giuseppe Melazzo, presidente della I commissione Bilancio e autore dell’emendamento che invita l’amministrazione a verificare le carte delle partecipate e «se del caso attivando azioni di responsabilità e recupero nei confronti di amministratori, revisori dei conti ed ogni altro oggetto che dovesse risultare responsabile» di «somme spese in violazione delle norme», una sorta di tutela nei confronti del Comune e del consiglio comunale. Melazzo non nasconde che «sono emerse molte criticità», ma ribadisce che «il Comune non è vicino al dissesto e può uscire dalle criticità stesse».
Servirà a poco, poi, la -tranquilizzazione- di Melazzo circa l’assenza dei consuntivi delle partecipate, ritenuti non necessari all’approvazione del bilancio comunale. Perché proprio su quell’assenza si concentreranno praticamente tutti gli interventi dell’opposizione, sia da parte del centrosinistra che di Risorgimento messinese. Ma anche nel centrodestra, seppur velatamente, qualcuno lascia intendere che l’approvazione del consuntivo non è solo un atto tecnico, come detto da Melazzo, ma anche di «lealtà politica», come la definisce Ivano Cantello dell’Mpa. Così mentre l’opposizione insiste sulla mancanza delle carte delle partecipate, ritenendo comunque un segno di responsabilità la permanenza in aula, il centrodestra ribatte accusando la controparte di «incoerenza politica» (Trischitta), in quanto, come spiegano Pergolizzi, Chiarella ed altri, «questo bilancio è la fotografia dell’operato dell’amministrazione Genovese, della quale facevano parte come assessori molti degli attuali consiglieri». Allora dall’altra parte si controbatte: ma se questo consuntivo va così bene, perché presentare quell’emendamento, che alcuni leggono come un segno di sfiducia nei confronti dell’amministrazione e dei dirigenti?
Il dibattito scorre su questa falsariga fino alla polemica madre: l’emendamento Melazzo è di indirizzo o aggiuntivo? Se fosse aggiuntivo, necessiterebbe del parere del dirigente, che però manca. Al quesito, posto da Gennaro e Calabrò, risponde Mauro che precisa come sia l’emendamento Melazzo che quello poi presentato da Roberto Sparso, il quale chiedeva la trasmissione di tutti i verbali d’aula, sono di indirizzo. Questo nonostante gli stessi Melazzo e Sparso precisino e ribadiscano più volte, facendolo scrivere a verbale, che per loro gli emendamenti sono aggiuntivi, e non di indirizzo (Sparso poi ritirerà il suo). Ed è in questo clima di dubbio e di polemica che l’emendamento Melazzo viene approvato con 26 voti favorevoli e 16 astenuti. Il centrosinistra continua a chiedere lumi sul parere del dirigente o del segretario, a poco servono le rassicurazioni di Mauro, così per quello che Barbalace definisce un -vizio di forma-, l’astensione annunciata per la delibera del consuntivo diventa voto contrario. Il bilancio viene così approvato con 25 sì, 10 no e 5 astenuti. «Se i dirigenti non vogliono esprimere un parere – è il commento di Calabrò – allora la raccomandazione che viene fatta nell’emendamento Melazzo è più che legittima».
Nonostante sia passata da un bel pò la mezzanotte, si passa al riequilibrio di bilancio. «E’ una manovra da 3,1 milioni di euro – spiega Miloro – nella quale vengono ridotte, tra le altre, le spese per consulenze, di rappresentanza del sindaco, le spese telefoniche, le manuntenzioni, si tiene conto dell’avanzo d’amministrazione mentre gli aumenti riguardano i debiti fuori bilancio, i pignoramenti, alcune pubblicità, gli adeguamenti Istat, gli interventi litorali e altro». Melazzo ricorda che il riequilibrio ha «il parere favorevole dei revisori dei conti», dopodiché si vota: 26 favorevoli, 16 astenuti.
Alla chiusura dei lavori, c’è un’ultima coda polemica (durante la seduta ne era sorta un’altra quando Carreri aveva rimarcato il linguaggio poco edificante usato dal sindaco in risposta ai lavoratori dell’Atm la settimana scorsa), e riguarda, ancora una volta, alcuni consiglieri del centrosinistra e Previti. Il presidente del consiglio, infatti, non aggiorna la seduta ma chiude la sessione, nonostante ci siano ancora alcuni punti all’ordine del giorno. Una polemica che si inoltra nel cuore della notte, perché è quasi l’una quando usciamo dai corridoi di Palazzo Zanca. E’ bene ricordare, infine, che su invito di Carreri di Risorgimento è stato osservato un minuto di silenzio in memoria di Pippo Spadaro, esponente politico dei Ds scomparso sabato notte.
