Il Mit ha risposto ad una interrogazione del deputato nazione e segretario regionale del Pd Barbagallo, presentata all'indomani della protesta di settembre
di Carmelo Caspanello
A cinque anni dalla chiusura c’è una data relativa all’ultimazione dei lavori per la realizzazione del ponte Nisi, il viadotto che unisce Nizza ed Alì Terme. Di recente si sono aggiunti i lavori per il doppio binario, appena inaugurati. Si registra un importante aggiornamento, che riguarda anche il ponte Agrò, quello che unisce S. Teresa di Riva e S. Alessio Siculo. Per il primo, lo scorso 9 settembre era stata inscenata una protesta dal Partito democratico. All’indomani della manifestazione, il deputato nazionale e segretario regionale Pd Anthony Barbagallo, ha presentato, all’interno della Commissione Infrastrutture della Camera dei deputati, di cui fa parte, un’interrogazione al Ministro sui ritardi che si sono accumulati nella esecuzione delle opere per la sistemazione dei due ponti posti lungo la SS 114. A dare notizia della svolta è il Pd di Nizza attraverso il coordinatore Gaetano Scarcella.
“Aver portato il caso in Parlamento – spiega – é stato un passaggio determinante che ha obbligato l’Anas a fornire maggiori certezze alle popolazioni. Lo dimostra la risposta del Ministero che consente, finalmente, di conoscere le date di ultimazione delle opere da cui discenderà il conseguente ripristino della viabilità ordinaria lungo questa arteria”. Ma quali sono queste date, che consentirebbero l’auspicato alla normalità nell’intero comprensorio jonico messinese che va Da Scaletta Zanclea a S. Alessio Siculo, da sempre attanagliata da una viabilità precaria e pericolosa? “Per il ponte sull’Agrò – evidenzia Scarcella – la data di ultimazione dovrebbe collocarsi nel primo trimestre del 2025; per il viadotto sul Fiumedinisi, invece, la conclusione dei lavori è fissata prima della fine della prossima estate.
In Commissione – aggiunge il coordinatore democratico nizzardo – Barbagallo ha chiesto anche garanzie sulla sicurezza, con particolare riferimento al cantiere posto all’interno del greto del torrente Fiumedinisi, in vista delle piogge invernali che potrebbero ingrossare il torrente e provocare conseguenze negative per i lavoratori e per le comunità di Nizza di Sicilia e Alì Terme. Continueremo a monitorare il tutto per l’importanza che queste infrastrutture rivestono per un territorio unico che estendendosi da Capo Scaletta a Capo S’Alesso, 20mila abitanti, in un frangente, qual è quello attuale, in cui i lavori per il raddoppio ferroviario stanno per entrare nella fase di massima complessità. Il Mit ha sensibilizzato l’Anas al rispetto dei termini fissati, affinché si giunga finalmente alla realizzazione di queste due infrastrutture la cui durata dei cantieri si protrae da tempo a danno delle comunità interessate”.
I lavori di ricostruzione del ponte Nisi dovevano essere ultimati nel gennaio del 2023, siamo a dicembre ed il viadotto è sbarrato. L’alternativa è rappresentata da una bretella sul torrente, provvisoria. Domenico Puglisi, titolare di un negozio di mobili alla periferia nord di Nizza, a ridosso del viadotto il giorno della protesta era sconfortato: “Mi sono rimasti i debiti, la mia attività è in ginocchio. Ho messo in vendita il locale del mobilificio – aggiunse – per saldare i debiti e proseguire l’attività che è la mia vita, la fonte del sostentamento della mia famiglia. Qui ci hanno chiusi e nessuno finora ha saputo dirci quando il ponte sarà riaperto. I danni sono ingenti e non è arrivato nessun ristoro”. Si riaccende la speranza.

Sei anni (speriamo) per due ponti su due fiumare con gli accessi già pronti. Per il ponte sullo Stretto? Cinquanta?