Ha lasciato Villafranca Tirrena per il Belgio nel 2019: "Ma tornerò, ne sono certa. Vorrei avviare un'attività di produzione agricola o un agriturismo"
BRUXELLES – Letizia Cascio ha lasciato lo Stretto diversi anni fa. Da (quasi) sette anni vive a Bruxelles, dove lavora per uno dei gruppi bancari più forti al mondo. Inoltre è membro di Oltrestretto, l’organizzazione che riunisce molti “expat” e fuorisede messinesi e che a distanza si batte per una città migliore, più bella e accogliente. Un legame viscerale, il suo, come quello di tanti cittadini che negli anni hanno scelto (o sono stati “costretti”) di andare via.
Letizia: “A Bruxelles da quasi sette anni”
Lei stessa ha raccontato a Tempostretto il suo percorso. A partire proprio dalla sua vita in Belgio e dalla scelta di andare via: “Vivo a Bruxelles da quasi sette anni. Ad aprile saranno esattamente sette. Ho sempre avuto una forte curiosità di esplorare e conoscere. Sono una persona che ama le sfide e credo che l’idea di mettere la mia vita in una valigia e ricominciare da zero all’estero faccia, in qualche modo, parte del mio stile di vita. È stata una scelta che ha nutrito il mio bisogno di mettermi in gioco e di uscire dalla mia zona di comfort. Per quanto riguarda il mio percorso formativo, ho frequentato la facoltà di Economia a Messina, dove ho anche conseguito un master in Banking and Finance”.
“Sono da sempre appassionata di finanza e geopolitica. Durante gli anni universitari ho lavorato nei mesi estivi come animatrice nel miniclub di un villaggio turistico a Santa Croce Camerina, in provincia di Ragusa. Il Club Med accoglieva clienti provenienti da tutta Europa e anche da fuori Europa. Questa esperienza mi ha permesso non solo di migliorare il mio inglese e il mio francese, ma anche di rafforzare la consapevolezza della mia voglia di scoprire come si vive all’estero. Ascoltare le storie di persone con background e culture diverse non ha fatto altro che alimentare questo mio desiderio di partire e di guardare oltre i confini conosciuti”.
Letizia: “Non una scelta obbligata”
“La scelta di partire – ha proseguito – è stata quindi legata unicamente alla mia voglia di esplorare nuovi luoghi, conoscere nuove persone e arricchire il mio bagaglio culturale, aprendomi a nuovi stili di vita e a nuovi ritmi. Non è stata una decisione ‘obbligata’. Non ho mai lavorato in Italia per aziende italiane, quindi la mia scelta non ha avuto nulla di forzato. Anche il villaggio turistico che ho menzionato prima era un’azienda francese. Diciamo che ho un po’ stuzzicato la sorte e ho cercato di giocare bene le mie carte. Durante l’anno del master avevo bisogno di uno stage per convalidare il titolo. Così ho preso contatto con le persone conosciute negli anni precedenti al villaggio turistico. Ho inviato loro il mio CV e spiegando il mio desiderio di essere messa in contatto con agenzie di recruiting o aziende alla ricerca di stagisti in Francia, Svizzera e Belgio, paesi francofoni e lingua che avevo già imparato negli anni precedenti. Nel 2019 ho sostenuto il colloquio per lo stage, che si è concluso esattamente come speravo. Ed eccomi oggi ancora qui, a lavorare per la stessa società in cui ho iniziato come stagista”.
Il legame con Messina e la Sicilia
Nonostante sia andata via ormai da tempo, Letizia Cascio non ha lasciato “indietro” la sua terra. Anche per questo è entrata a far parte di Oltrestretto: “Sì, sono uno dei membri di Oltrestretto e mi preme innanzitutto esprimere la mia gratitudine per far parte di questo meraviglioso gruppo. Oltrestretto crea sinergie tra noi expat e ci permette di mantenere un legame vivo con il territorio, con le persone rimaste a Messina e in provincia. Lo fa attraverso le attività, gli appuntamenti, la voglia di fare gruppo, di aiutarci e di tessere relazioni che ci consentono di rimanere attivi sul territorio anche ‘oltre lo Stretto’. Il legame che mi unisce a Messina, più precisamente a Villafranca Tirrena, è un legame primordiale, quello della famiglia. Sono partita zaino in spalla, piena di speranze, ma sono partita da sola, lasciandomi tutto alle spalle: la mia famiglia, e la mia cara nonna. Accanto a questo legame viscerale, ne esistono altri forse meno immediati ma altrettanto profondi: tutti i miei ricordi, le speranze e i miei sogni”.
“Mi piace far conoscere Messina qui a Bruxelles”
E ancora: “Mi lega alla Sicilia la terra stessa, in un modo quasi ancestrale e difficile da spiegare. È forse la grande contraddizione di me come expat. Lasciare i miei luoghi perché mi stavano stretti, sentire il bisogno di percorrere il mio cammino nel mondo senza pormi limiti geografici e, allo stesso tempo, soffrire la mancanza dei luoghi che mi hanno cresciuta e resa quella che sono. Messina per me è anche la consapevolezza che la mia partenza è un arrivederci e non un addio. Sono partita per mia volontà e tornerò, allo stesso modo, per mia volontà. Mi lega a Messina il desiderio di farla conoscere qui a Bruxelles, dove vivo: contribuire, anche solo in parte, alla diffusione della nostra provincia, della nostra cultura e delle nostre tradizioni. Amo raccontare la nostra storia, usare espressioni dialettali, far conoscere le nostre radici, tutto ciò mi aiuta anche a sentirmi meno sola nei momenti più difficili. Mi lega infine a Messina la certezza che ci tornerò per riscoprirla e apprezzarla davvero, come forse non ho fatto abbastanza quando ci vivevo”.
Le difficoltà di essere “expat”
Ma quant’è difficile essere expat? “Essere expat è come iniziare la propria vita da zero, imparare tutto di nuovo. Capire come funzionano il sistema fiscale, quello pensionistico, gli ospedali, le assicurazioni private. È un continuo processo di adattamento. Essere expat è anche sentirsi a casa entrando in un’ambasciata, a migliaia di chilometri da casa, e provare una sensazione difficile da spiegare, ma senza eguali. È difficile costruirsi una famiglia all’estero, è difficile mantenere le proprie abitudini. Ed è difficile accettare che date per noi fondamentali, come il 25 aprile o il 2 giugno, vadano commemorate da soli. Essere expat è sentire qualcuno parlare italiano per strada e provare immediatamente conforto, la rassicurante consapevolezza di non essere soli. Essere expat è una storia raccontata a due voci, quella della speranza di crescere e diventare una persona migliore, e quella più triste della nostalgia”.
Letizia e il ritorno a Messina: “Ci riuscirò”
Letizia, però, è sicura. Il suo legame a Messina non sarà vissuto per sempre da expat: “Tornerò! Voglio ancora perfezionare il mio percorso professionale per completare questo ciclo di formazione lavorativa e poi rientrare. Purtroppo mi sono specializzata in un settore della finanza che offre pochi sbocchi professionali in Sicilia, se non il lavoro da remoto per aziende estere. Il mio desiderio, però, non è quello di tornare lavorando per un’azienda straniera che, di fatto, non restituisce nulla al territorio di Messina. La mia idea è invece quella di rientrare e portare concretamente qualcosa. Sono una persona molto attenta al rispetto dell’ambiente e delle risorse. Questa sensibilità verso la natura è cresciuta negli anni e ho avuto modo di approfondirla soprattutto durante la mia esperienza a Bruxelles. Ecco, ciò che vorrei riportare a casa non è tanto la finanza, che resta appannaggio di pochi, quanto una cultura del rispetto dell’ambiente e delle risorse, che riguarda tutti. Mi piacerebbe riconnettermi con la natura e avviare, insieme al mio compagno, un’attività di produzione agricola e, perché no, un agriturismo. Insomma, tornare restituendo qualcosa alla mia terra. Spero davvero di riuscirci”.
“Da lontano – ha continuato – Messina la vedo innanzitutto bellissima: un meraviglioso angolo di terra tra mare e montagne. Purtroppo, però, è ancora poco conosciuta dal punto di vista turistico; in Sicilia le mete più ambite restano altre, lasciando spesso Messina in fondo alla lista. Probabilmente bisognerebbe promuoverla di più per farle guadagnare posizioni tra le destinazioni turistiche dell’isola. Per quanto riguarda i servizi, vivendo fuori non ho modo di dare un giudizio aggiornato: la mia esperienza di vita a Messina si è fermata al 2019. Tuttavia, in occasione di un evento Oltrestretto con i ragazzi di Esn Messina e gli studenti internazionali, ho appreso che l’Università di Messina sta scalando rapidamente le classifiche e attirando un numero sempre maggiore di studenti stranieri. Questo contribuisce sicuramente a far conoscere e arricchire il nostro territorio. Inoltre, qualche mese fa ho partecipato a un convegno della delegazione della Regione siciliana a Bruxelles e ho notato con grande piacere come molte aziende siciliane siano riuscite a sviluppare il proprio business grazie ai fondi europei. Purtroppo non ho avuto modo di vedere realtà provenienti da Messina e provincia: sarebbe bello se anche le nostre aziende riuscissero a emergere al pari di quelle delle altre province siciliane, affermandosi a livello nazionale e internazionale”.
Letizia: “A Messina non manca nulla”
Quindi, dal suo punto di vista, cosa manca? “Io non credo che a Messina manchi qualcosa, così come non manca nulla a nessuna città siciliana o italiana. Probabilmente siamo noi messinesi, per primi, che dovremmo iniziare a guardarla con occhi diversi, per riuscire a trasmettere meglio tutto il bello che c’è. È chiaro che esistono zone meno accoglienti, quartieri più difficili o aree più periferiche, ma questa è una realtà che si ritrova ovunque, non solo a Messina. Per quanto riguarda strutture e servizi, forse si potrebbe intervenire sulla riqualificazione e sul rinnovamento di alcune realtà, rendendole più moderne ed efficienti. Sono certa che, rispetto al 2019, la burocrazia si sia già snellita grazie alla digitalizzazione dei servizi: sicuramente c’è ancora strada da fare, ma si sta andando nella direzione giusta. Lo sforzo maggiore, a mio avviso, dovrebbe essere quello di individuare con chiarezza le vere priorità e concentrare lì gli investimenti”.
Il messaggio: “Ascoltate voi stessi, nessuna scelta è facile”
Il messaggio finale di Letizia è presto detto: “Innanzitutto quello di ascoltare i propri bisogni. Non è un invito né a partire né a restare. Ci sono persone che sentono il bisogno di andare via, come è successo a me: partire per scoprire, sperimentare, reinventarsi, mettersi in gioco uscendo dalla propria zona di comfort. A loro direi di ascoltarsi e di alimentare questa voglia di esplorazione. Ci sono poi persone che sentono il bisogno di rimanere e, forse, sono proprio loro i veri ribelli: quelli che cercano di far fiorire terreni apparentemente poco fertili, che vanno avanti nonostante le difficoltà, che cercano le risorse, perché le risorse esistono, anche se a volte vanno scovate o persino inventate. È vero che fuori dalla Sicilia questo percorso può risultare più semplice: il sistema lavorativo è spesso più fluido e l’offerta di lavoro spesso supera la domanda. Ma nessuna di queste scelte è facile”.
“È difficile partire, ma anche restare”
E infine: “È difficile partire e lasciare i propri affetti. Lo è restare e rinunciare, magari, a occasioni di crescita personale e professionale altrove. Ed è difficile anche tornare, perché significa ricostruire la propria vita da zero in un luogo che si conosce, ma che nel frattempo è cambiato, e che a volte non riconosciamo più nemmeno noi expat. Quando si parte, la mente ha comunque bisogno di mantenere un legame con le proprie radici e spesso ci si aggrappa a immagini che esistono più nella memoria che nella realtà. Il mio consiglio, in fondo, è uno solo: ascoltare i propri bisogni e costruire un percorso personale, prima ancora che professionale. È vero che ci sono mestieri e professioni più difficili da sviluppare in Sicilia e a Messina, ma ogni storia è diversa, così come ogni persona. C’è un proverbio che mi ripete sempre mio padre: Cu nesci arrinesci. Dopo quasi sette anni di vita in Belgio posso dire che sì, è vero. Ma riesce anche chi resta, lotta e ci crede”.
