Un padre lamenta la lunghissima attesa per la figlia. L'azienda risponde che non si trattava di un caso da pronto soccorso ma "sono stati eseguite tutte le valutazioni cliniche"
MESSINA – Attese al pronto soccorso del Policlinico di Messina. Abbiamo ricevuto la lettera di un cittadino. “Il 26 gennaio, su indicazione del medico di base, ho accompagnato mia figlia al Pronto Soccorso a causa di forti dolori addominali e alla schiena, persistenti e debilitanti. Siamo arrivati intorno alle ore 12:30 e, dopo il triage, le è stato assegnato un codice verde. Da quel momento è iniziata un’attesa surreale. Mia figlia è stata fatta accomodare su una sedia, lasciata completamente sola, senza la compagnia di un familiare e senza alcuna forma di assistenza, controllo o monitoraggio, fino alle ore 21 circa, quando finalmente è stato effettuato il primo prelievo di sangue. Per oltre undici ore nessun operatore sanitario si è preoccupato di verificare le sue condizioni, di somministrare un antidolorifico, di chiederle se avesse bisogno di bere dell’acqua o semplicemente di rassicurarla. Undici ore di dolore continuo, senza cibo, senza assistenza e senza informazioni”.
“Il codice verde non è una giustificazione per le attese”
Continua il cittadino: “Alle ripetute richieste di chiarimenti rivolte al personale del triage, ho ricevuto risposte vaghe e rassicurazioni di circostanza, senza mai ottenere informazioni concrete né sullo stato di salute di mia figlia né sui tempi di attesa. L’unica giustificazione fornita è stata il fatto che si trattasse di un “codice verde”, come se questa etichetta rendesse accettabile l’abbandono di una paziente sofferente per un’intera giornata. Anche dopo il prelievo delle ore 21, non è stato possibile ottenere alcuna indicazione sui tempi di risposta degli esami, lasciandoci nuovamente nell’incertezza più totale. È normale che una persona venga lasciata sola, sofferente e ignorata per oltre undici ore solo perché non è abbastanza grave?”.
La replica del Policlinico: “Abbiamo eseguito cinque valutazioni e rivalutazioni cliniche, nessun abbandono”
Questa la nota del Policlinico di Messina: “In riferimento alla segnalazione di attesa in pronto soccorso da parte del familiare di una paziente ci sembra doveroso chiarire quanto segue nell’ottica di una informazione corretta al cittadino. La direzione aziendale ha verificato attraverso i registri elettronici il percorso clinico avuto dalla paziente fin dall’accesso presso il nostro ospedale. Il maggior tempo di permanenza in pronto soccorso è stato in parte legato al prolungarsi dei tempi della consulenza specialistica richiesta presso altro padiglione e durata più di tre ore. Tuttavia escludiamo che la paziente sia stata abbandonata. Il personale, infatti – nonostante fosse impegnato nel gestire numerosi casi critici – ha effettuato, con evidenza documentata, cinque valutazioni e rivalutazioni cliniche nell’ambito del percorso e alla paziente sono stati garantiti tutti gli esami clinico strumentali di cui aveva bisogno. Si precisa che il caso, così come evidenziato dalla diagnosi finale, non rientrava tra quelli più appropriati per un pronto soccorso. Nel rispetto di tutti i pazienti invitiamo la popolazione a recarsi al Pronto Soccorso solo se strettamente necessario e ai medici di medicina generale a supportarci nel corretto orientamento degli utenti”.

Mi chiedo: ma come fa un paziente a sapere quando è realmente e strettamente necessario!? Questo può saperlo solo un medico. Posso confermare quello che dice il padre della ragazza: ho vissuto un’esperienza con mio fratello, operato da solo una settimana di tumore alla prostata!