25 anni fa Papa Wojtyla a Messina, il ricordo di Don Stanislao - Tempostretto

25 anni fa Papa Wojtyla a Messina, il ricordo di Don Stanislao

25 anni fa Papa Wojtyla a Messina, il ricordo di Don Stanislao

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sabato 15 Giugno 2013 - 12:25

Giovedì 13 Giugno si è svolto, presso l’Auditorium Mons. Fasola, un incontro con Sua Eminenza Stanislaw Dziwisz, Arcivescovo di Cracovia, già segretario particolare di Sua Santità Giovanni Paolo II.

«Fare memoria della vita di un gigante della storia ma anche di una terra, la Polonia, ricca di storia e di fede». Queste le parole con cui Milena Romeo ha aperto l’incontro con sua Eminenza, Stanislaw Dziwisz, Arcivescovo di Cracovia, già segretario particolare di Sua Santità Giovanni Paolo II, svoltosi lo scorso 13 Giugno presso l’Auditorium Mons. Fasola. L’iniziativa rientrava nel quadro della tregiorni, partita il 12 e terminata il 14, in cui si è ricordata la storica visita di Papa Wojtyla a Messina, avvenuta l’11 Giugno di 25 anni fa. Membri del comitato promotore i Padri Rogazionisti di Messina, il Santuario di Sant’Antonio, l’Istituto Cristo Re, l’Associazione culturale “Antonello da Messina”, l’Associazione “Cara Beltà”, la Fondazione Bonino-Pulejo e le Clarisse di Montevergine. Sua Eminenza Dziwisz, in Italia meglio noto come Don Stanislao, ha ricordato gli anni del pontificato di Papa Giovanni Paolo II, anni in cui, ha detto, «la Chiesa è diventata più vicina al mondo e il mondo alla Chiesa», anni in cui abbiamo assistito a grandi traguardi come «l’incontro tra fides e ratio». L’intervento di Dziwisz, che è stato per oltre quarant’anni a fianco del papa (del quale si è definito «non un amico ma un servitore»), si è incentrato sulla poesia di Karol Wojtyla. «In essa ─ha detto─ egli trovava lo spazio in cui esprimere le emozioni personali e i dubbi». Papa Giovanni Paolo II ─è stato sottolineato─ tendeva alla valorizzazione della parola come mezzo di dialogo con Dio, un dialogo creativo vicinissimo alla preghiera. Sono state perciò ricordate alcune delle sue opere più celebri e significative: dalla prima poesia “Sulla tua bianca tomba” della raccolta dedicata alla madre Emilia scritta nella primavera del 1939, sino a giungere a ciò che è considerato il suo testamento spirituale, il “Trittico Romano”, scritto pochi mesi prima di morire. Subito dopo, è toccato a Piero Orteca, giornalista e consigliere culturale della Fondazione Bonino-Pulejo, tracciare un quadro del ruolo storico di quel Papa, «un uomo ─ha detto─ di fede, ma anche di terra». Molto vicino ai lavoratori, sin dai primi anni, fu il Papa della dolcezza, ma anche della fermezza. Svolse, ha sottolineato Orteca, un ruolo di contrasto al blocco sovietico ma anche di critica al capitalismo estremo. Seppe dialogare con i potenti del mondo e spingere alla pace. E forse, la chiave della sua vita è una frase con cui, ha concluso il cardinal Dziwisz, si può riassumere anche il suo pontificato: «Non abbiate paura». E non è un caso, che se è vero che tutte le dittature si basano sulla paura, la situazione politica dei luoghi della terra dove passò il Papa, registrarono, subito dopo la sua visita, un netto miglioramento. (CLAUDIO STAITI)

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