A Nashville spopola la cucina di Messina: la storia di Giovanna e del ristorante "Tutti da Gio" - Tempostretto

A Nashville spopola la cucina di Messina: la storia di Giovanna e del ristorante “Tutti da Gio”

Giuseppe Fontana

A Nashville spopola la cucina di Messina: la storia di Giovanna e del ristorante “Tutti da Gio”

domenica 11 Settembre 2022 - 07:00

Lei e il figlio Vincenzo hanno portato negli Stati Uniti i sapori siciliani, dopo una vita di sacrifici: "Noi siculi non ci arrendiamo mai"

NASHVILLE, TENNESSEE – Per chi non lo conoscesse, il Tennessee è uno Stato interno degli Stati Uniti d’America, sul versante orientale, la cui capitale è Nashville. Lì, a oltre 8.500 km di distanza da Messina, si fa largo il ristorante “Tutti da Gio”, che come sottotitolo ha “An exquisite sicilian experience”, cioè “Una squisita esperienza siciliana”. Non si tratta di un locale americano che tenta di copiare i sapori della nostra terra, ma di un’attività nata da qualche mese, ideata e gestita da Giovanna Orsino e dal figlio Vincenzo. Lei, nata in New Jersey da genitori siciliani, è cresciuta a Milazzo prima di tornare negli Usa, dove ha inseguito il suo sogno e ora raccoglie i frutti di anni di sacrifici. A beneficiarne sono soprattutto gli abitanti di Nashville, che godono delle prelibatezze tipicamente messinesi e siciliane.

Giovanna, come parte la sua storia?

“Sono nata nel New Jersey nel 1976, da genitori siciliani immigranti, padre di Scoglitti e madre di Barcellona Pozzo di Gotto. All’età di un anno la mia famiglia si trasferisce in Texas per un’opportunità di lavoro. Mio padre investe in un peschereccio di gamberi. Subito dopo prende un ristorante in gestione. Da lì inizia tutta la mia storia perché in un paio di anni mio padre mette su tre ristoranti ‘Mamma Franca’s Italian Restaurant’. Io sono cresciuta dentro la cucina del ristorante, correndo tra un magazzino e l’altro, giocando con le Barbie e i pacchi di farina. Erano gli anni d’oro dell’America e mio padre aveva avuto grande successo, tanto da farmi crescere come una vera principessa. Il destino però aveva in serbo altro per me. E infatti lui muore all’età di 51 anni per un attacco asmatico, lasciando me e i miei fratelli. Io avevo solo nove anni. Mia madre allora decise di rientrare in Sicilia. Vendette tutto e ci trasferimmo a Barcellona nel giro di due anni. Tuttavia, io ero determinata fin da piccola a tornare di nuovo in America e ho cullato questo mio desiderio, questo sogno, per tutta la mia vita. La perdita di mio padre mi aveva segnato per sempre e sono cresciuta con questa grande mancanza”.

E qui in Sicilia cosa succede?

“Mi sposo da adolescente con un milazzese: avevo 15 anni. A Milazzo divento madre di tre figli: Sara, la più grande, ora vive in Svizzera; Rachele è rimasta a Milazzo; Vincenzo mi ha raggiunto dopo qualche mese dal mio ritorno negli Usa, quando aveva 18 anni. Come dicevo, avevo promessa a me stessa che sarei ritornata in America e avrei aperto di nuovo il ristorante di mio padre. Così, mentre gli anni passano, il mio desiderio diventa più grande e inizio a lavorare per riuscire a diventare brava nel mestiere e mettere i soldi da parte per fare avverare il mio sogno. All’età di 28 anni mi viene proposto un lavoro alquanto diverso dagli altri, ma molto bello: divento la cuoca del convento di San Francesco di Paola a Milazzo, l’esperienza più bella della mia vita. Lì ho imparato molto sulla cucina milazzese, grazie al frate che viveva nel convento, Fra Vincenzo. Con lui ho instaurato un rapporto quasi da nonno e nipote. Lì sono cresciuta e la mia autostima è aumenta, mentre i frati mi incoraggiavano a lavorare in altri ristoranti. Così inizio a fare lavori stagionali in diversi ristoranti milazzesi molto conosciuti, e la mia esperienza ha preso il volo. Nel frattempo divorzio e programmo di andare via. Ed è qui che arriva la richiesta tanto desiderata, tramite un amico che viveva in America, a Salt Lake City, nello Utah, proprietario di diversi ristoranti italiani. La mia opportunità era arrivata! Tra mille difficoltà e tantissima sofferenza parto per dare una svolta alla mia vita. Per offrire l’opportunità ai miei figli di potersi realizzare nel modo migliore”.

Cosa ha trovato negli Stati Uniti?

“Il mio ricordo degli Stati Uniti era quello di una bambina molto piccola, non ci tornavo dal 1986. Avevo solo un ricordo di questa famosa America. Ma mi sono data l’opportunità di riscoprirla, andando anche contro i giudizi e i pregiudizi dei miei concittadini milazzesi. Ho promesso ai miei figli che, se la cosa avesse funzionato, li avrei portati con me e intanto sono andata lì per tre mesi. Non è stato semplice lasciare i miei figli lontani, con Vincenzo appena 18enne e Rachele in piena gravidanza, con la promessa che sarei rientrata per il parto. Con il cuore spezzato sono andata via, ma il desiderio di trovare qualcosa di meglio di ciò che avevamo a Milazzo, dove non guadagnavo abbastanza per mantenere me e i miei figli, era troppo forte. Avevamo difficoltà a sopravvivere, pur lavorando anche loro. Ho rischiato, anche perché lo Utah è molto lontano dal New Jersey, dove comunque avevo ancora cugini. E lì ho trovato una famiglia che mi ha accolto, palermitani e messinesi che gestivano il ristorante ‘Sicilia Mia’, a Salt Like. Ho lavorato lì per un anno”.

Come nasce poi il suo progetto?

“Il mio obiettivo era sempre quello di riaprire il ristorante di mio padre. Volevo tornare in Texas e fare pace col passato, con il sogno di riaprire il ‘Mamma Franca’, tanto che guardavo sempre su Google Maps l’edificio per vedere se ci fosse ancora e se fosse sempre libero. Il mio obiettivo era questo, ma intanto ho conosciuto questa persona molto importante che poi sarebbe diventata mio marito. Diventiamo prima molto amici e poi è nato l’amore, anche se poi è arrivata la pandemia del Covid.. Eravamo spaventati, mi sentivo persa e non sapevo cosa fare con i miei figli. Il ristorante dove lavoravo ha dovuto chiudere come tanti altri. Ad aprile del 2020 ho iniziato a vendere tutto: casa, mobili, auto. Pensavamo di tornare in Italia o andare in Svizzera da mia figlia. Ma poi ho ricevuto la proposta di matrimonio è lì tutto è cambiato: ho detto, ci siamo sposati in pochi mesi e ci siamo trasferiti in Tennessee. C’è voluto un viaggio di tre giorni in auto, trasportando tutto, un’esperienza molto bella. E mio marito già da tempo mi diceva che avrebbe voluto investire sulle mie capacità, quindi trasferendoci lì ho abbandonato l’idea del Texas e grazie a lui ho realizzato il sogno di aprire il mio ristorante”.

Com’è nata l’idea di esportare la cucina siciliana fino a Nashville, in Tennessee?

“Io a Milazzo vengo chiamata la cuoca dei sacerdoti e ho sempre amato il genere trattoria, dove mangi bene come fosse la nonna a cucinare. Non sono mai stata una cuoca da piatti chic, io amo mangiare e cucinare, amo le persone di una volta e la mia storia. Il mio obiettivo è questo: portare con me la nostra tradizione. La cultura, come mangiamo, cosa siamo, il riunirsi con amici e parenti: il cibo è amore, riunione. Il mio scopo è questo: mostrare a tutti come mangiamo noi, come tradizione. Sono la tipica cuoca messinese e milazzese, il posto in cui sono cresciuto vive in me”.

Dopo qualche mese dall’inizio dell’attività, è soddisfatta?

“Procede benissimo, sono molto stanca e non riesco nemmeno a fare tutto ciò che vorrei. Non mi aspettavo questo grande successo. Se è vero che Nashville non ha molti ristoranti italiani, di davvero autentici sono ancora meno, pochissimi. Si possono contare sulle dita di una mano. Conosco solo tre proprietari italiani, che però in passato non sono mai stati cuochi, hanno imparato qui a cucinare o a fare la pizza. Ci sono tanti napoletani che fanno la pizza buona, ma di piatti autentici, senza americanizzare le cose, ce ne sono pochi”.

Quant’è stato difficile lasciare la Sicilia?

“Sì, è stato molto difficile e solo chi lo ha fatto lo può capire. Non si può spiegare la sensazione che si prova né da madre né da donna. Ho fatto sacrifici tutta la vita, ma lasciare i miei figli è stata la cosa più dura che io abbia mai fatto. E poi le abitudini, gli amici, la tua vita: è difficile. Il cuore ti fa male sempre, soprattutto avendo figli distanti. Ho Vincenzo con me, ma le mie due figlie sono una a Milazzo e una in Svizzera, non sei mai felice davvero fino in fondo. Sono contenta, sì, per come sia cambiata la mia vita e per i risultati raggiunti. Ma le origini, la famiglia e la Sicilia non si dimenticano, sono sempre nel mio cuore“.

Pensa mai a tornare?

“No, non più. Tempo fa pensavo che sarei tornata almeno da anziana in pensione, ma adesso penso di no. Ritornare a vivere a Milazzo non mi darebbe tranquillità economica, nonostante sia tutto stupendo: il pesce fresco, il mare, il sole, i sapori siciliani. Non si trova nulla di tutto questo qui, i prodotti importati non sono la stessa cosa. Ma alla possibilità di tornare a fare la vita di prima dico di no, con grande dolore al cuore ma non potrei più farlo”.

Cosa si sente di dire ai tanti siciliani e messinesi che ogni anno vanno via dalla propria terra?

“A me piace molto rivolgermi ai giovani e dico loro di armarsi di coraggio. La vita non regala niente a nessuno, ci dobbiamo sforzare e lavorare: se puoi sognare una cosa puoi realizzarla. Bisogna combattere tutta una vita per un piccolo sogno e io l’ho fatto, anche se ancora non è completo. Fatevi aiutare, se potete. Ci sono tanti italiani che vi possono aiutare. Io e mio figlio abbiamo a casa in questo momento due ragazzi di Milazzo. Sono stati qui per tre mesi a vivere un’esperienza totalmente nuova, sono stati in famiglia e li abbiamo accuditi. Così hanno avuto modo di conoscere un mondo diverso, lavorando qui. Mi piacerebbe molto aiutare i giovani della mia città, so che c’è troppo degrado ancora. Mi raggiungerà anche mio fratello da Barcellona: anche lui si vuole dare l’opportunità di una vita diversa per la sua famiglia. E poi un ristoratore dalla Sardegna, un altro amico che verrà qui dopo aver chiuso il suo ristorante. Un mio piccolo sogno sarebbe aprire un piccolo negozio con artigianato siciliano all’interno del ristorante. Questo riassume il mio pensiero e il mio messaggio a tutti loro: noi siciliani siamo forti, intraprendenti, non ci scoraggiamo, noi veniamo dalla gavetta e sappiamo conquistarci tante cose”.

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8 commenti

  1. Trenta minuti di applausi… bellissima storia. Buona fortuna!

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  2. Sei bravissima e molto coraggiosa, ti auguro tanta tanta fortuna

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  3. Complimenti e in bocca al lupo.
    Lo meriti.

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  4. Brava e coraggiosa

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  5. Sei grande jo,io ho un figlio che ha aperto un ristorante pizzeria a Valencia,e capisco il tuo stato d’animo hai avuto tanto coraggio ma Milazzo avresti fatto la fame. Complimenti ancora.

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  6. Vittorio Bonaccorsi 12 Settembre 2022 15:38

    Bravissimi Vincenzo e la sua mamma. Li conosco bene . Vincenzo e’ un grande e merita un grande successo.

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  7. “America e’ sempre America”

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  8. Rosalia Incorvaia 12 Settembre 2022 23:25

    Brava Giovanna complimenti sono orgogliosa di te, del forte coraggio e della forza di volontà. Io conosco bene la tua famiglia e capisco il tuo sogno: tuo padre ti proteggerà, in bocca al lupo una buona fortuna.

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