Adhd, "anni di dolore alle elementari ma grazie a chi alle medie ha salvato nostro figlio"

Adhd, “anni di dolore alle elementari ma grazie a chi alle medie ha salvato nostro figlio”

Marco Ipsale

Adhd, “anni di dolore alle elementari ma grazie a chi alle medie ha salvato nostro figlio”

giovedì 25 Giugno 2026 - 07:30

Il racconto di due genitori che, in occasione dell’esame di terza media, ripercorrono gli anni segnati dalla diagnosi e il prezioso aiuto trovato in insegnanti capaci di andare oltre l’etichetta

Una lettera scritta con il “cuore in mano”, non per polemizzare, ma per testimoniare un viaggio lungo e complesso. È quella di una mamma e un papà che, proprio nel giorno dell’esame orale di terza media del figlio, hanno deciso di fermarsi per raccontare gli anni scolastici passati, fatti di ostacoli, paure, ma anche di incontri che hanno trasformato il futuro del ragazzo.

L’inizio difficile: il peso della diagnosi

Il racconto parte dagli anni della scuola elementare, definiti dai genitori come un periodo doloroso. “Fin dall’inizio ci rendevamo conto che qualcosa non era semplice come per gli altri bambini”, scrivono. La situazione si complicò ulteriormente con la diagnosi di Adhd: “Pensammo che dare un nome alle sue difficoltà avrebbe permesso a tutti di affrontarle con maggiore consapevolezza. Invece, proprio dopo quel momento, iniziarono gli anni che ricordiamo come i più dolorosi”.

Adhd è l’acronimo inglese di Attention Deficit Hyperactivity Disorder, in italiano Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività.

I genitori descrivono scene di sofferenza difficile da dimenticare: “Le telefonate della scuola, la corsa per raggiungerlo, la preoccupazione. E soprattutto la sensazione di trovare un bambino che stava soffrendo senza vedere attorno a lui gli strumenti necessari per aiutarlo davvero”.

Il riscatto alle scuole medie

La paura di rivivere le stesse incomprensioni ha accompagnato la famiglia verso il passaggio alla scuola media, ma il timore si è rivelato infondato. “Abbiamo trovato persone che hanno saputo vedere nostro figlio prima ancora delle sue difficoltà”, spiegano i genitori. “Per la prima volta non abbiamo avuto la sensazione che nostro figlio fosse un problema da gestire. Abbiamo avuto la sensazione che fosse un ragazzo da conoscere”.

Questo cambio di prospettiva ha trasformato anche il rapporto con i coetanei: “Alle scuole medie abbiamo visto nostro figlio sentirsi parte del gruppo. Lo abbiamo visto accolto, rispettato, crescere insieme agli altri ragazzi”.

La gratitudine verso chi ha fatto la differenza

Il momento dell’esame diventa per i genitori l’occasione per ringraziare pubblicamente chi ha accompagnato il figlio in questo percorso. La lunga lista di nomi include la professoressa Maria Rosa Attaguile, l’insegnante Giusy Caponata, l’assistente Asacom Mariagrazia Castiglia, e le professoresse Adriana Cipolla, Catia Curcuruto, Stefania D’Argenzio, Costanza Fio, Giusy Galluccio, Martina Genovese, Santina Mangano, Tiziana Maria Chiara Nastasi, Petronilla Pollino, Cinzia Ruggeri, Emanuela Russo e Maria Catena Trassari.

Un messaggio per il futuro della scuola

La lettera si chiude con un auspicio rivolto a tutto il mondo dell’istruzione: “Dietro la sigla Adhd non c’è un limite che definisce un ragazzo, ma un ragazzo che aspetta qualcuno capace di vedere anche tutto il resto: la sua intelligenza, la sua sensibilità, la sua creatività, il suo potenziale”.

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