Tornano a farsi sentire il prof. Franco Ortolani e l'arch. Giuseppe Aveni del team di studio guidato dal Collegio dei Geometri della Provincia di Messina
Quant’è difficile l’equilibrio tra turismo, economia, sicurezza ambientale e prevenzione! Il tema delle emergenze è di scottante attualità con la polemica che vede coinvolti il Capo del Dipartimento della Protezione Civile Guido Bertolaso, il geofisico Enzo Boschi dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) e molti altri tecnici, esperti, scienziati e rappresentanti delle Istituzioni che si sentono danneggiati da alcuni proclami forse troppo allarmistici.
L’architetto Giuseppe Aveni, che coordina il team guiato dal Collegio dei Geometri della Provincia di Messina con gli studi tecnici sulle emergenze, ha messo apunto l’idea di realizzare un piano che comprenda interventi per la mitigazione del rischio ambientale nell’arcipelago delle isole Eolie. Di questo progetto abbiamo già parlato, ma l’architetto è ulteriormente entrato nel dettaglio e ha aggiunto che, nello specifico, potrebbe essere istituito una vera e propria guida di rischio ambientale che comprenda al suo interno sia il piano delle emergenze del rischio locale che uno scenario coordinato inter-insulare per l’arcipelago.
In questo modo, il turista che arriva alle isole Eolie, comodamente attraverso il proprio telefonino o sul web potrà in tempo reale essere informato di eventuali allarmi tsunami, eruzioni, sismi, incendi, allerte meteo ed altro ancora.
Il piano sarebbe pubblicato sia on-line che sui telefonini e avrebbe anche un sistema acustico per gli isolani oltre ad altre ‘chicche’ tecnologiche da abbinare al pacchetto offerto come strumento di salvaguardia ambientale e protezione civile.
Franco Ortolani è voluto invece entrare nel merito delle polemiche nazionali, e chiede che Boschi (sul rischio tsunami) e Bertolaso (sul rischio vulcanico) depositino la documentazione da cui hanno lanciato gli allarmi in Parlamento. -Spieghino anche ai parlamentari – dice il geologo partenopeo – perché hanno rilasciato queste dichiarazioni e perché non si siano attivati, finora, dopo lo tsunami del 2002 di Stromboli per attivare una moderna rete di monitoraggio per individuare l’innesco di eventuali tsunami nei mari italiani. Perché poi non hanno predisposto una legge che consenta di tutelare dagli tsunami le coste, i cittadini e l’economia turistica mediante la redazione di piani per la sicurezza ambientale-.
-Tutti noi sappiamo – prosegue Ortolani – che in Italia vi sono vari pericoli ambientali: eppure si continuano ad elaborare carte che contengono errori (vedi la tragedia di Ventotene del 12 aprile c.a., di Casamicciola del 10 novembre 2009, di Scaletta Zanclea, Giampilieri e comuni vicini del 1 ottobre 2009); ad esempio, non si è avviato alcun sistema di monitoraggio idrologico per difendere il territorio dai serial killer idrologici autoctoni chiamati cumulo nembi che causano precipitazioni eccezionali in poche ore. Le coste sono prive di protezione dagli tsunami: non esiste alcun piano di protezione civile per tale problema che in passato ha seminato centinaia di vittime-.
