Approfondita analisi del prof. Ortolani sul portale dell'Associazione MeteoWeb ONLUS
Il prof. Franco Ortolani, Ordinario di Geologia, Direttore del Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio dell’Università di Napoli Federico II e collaboratore dell’Associazione MeteoWeb ONLUS ha pubblicato in esclusiva sul portale http://www.meteoweb.it/ un approfondito studio correlato da analisi visive sulle condizioni dei laghetti di Marinello dopo la mareggiata di fine 2009 e inizio 2010 ha interessato violentemente le spiagge del Tirreno determinandone modificazioni spesso irreversibili.
Ortolani ha spiegato che -il sistema ambientale di cordoni sabbiosi e laghetti rappresenta la parte emersa di un prisma di sedimenti riforniti principalmente dal Torrente Timeto, ubicato alcuni chilometri ad ovest, trasportati verso est lungo costa dalle correnti indotte dalle mareggiate e accumulati a sud est di Capo Tindari negli ultimi secoli- e ha aggiunto che -hanno fatto bene i rappresentanti delle istituzioni a convocare una riunione di esperti dopo la recente violenta mareggiata-.
Dal punto di vista tecnico, Ortolani ha concluso che -particolare importanza, come evidenziato dagli esperti, deve essere riservata al tratto costiero compreso tra la foce del Torrente Timeto e Capo Tindari che rappresenta la “sorgente” dei sedimenti che mantengono il sistema dei Laghetti di Marinello. Deve essere ben chiaro che la conservazione del litorale di questo tratto non può impedire l’afflusso di sedimenti verso i Laghi di Marinello che potrebbero andare incontro ad un rapido ed irreversibile degrado. Esiste un grave problema di erosione del litorale nell’area di Marina di Patti che finora si è cercato di contrastare con interventi rigidi poco efficaci e che hanno modificato in peggio la bellezza della spiaggia. Il tratto di litorale ad est di Capo Tindari in erosione più grave è quello compreso tra la foce del T. Timeto e S. Giorgio Magaro, lungo circa 6 km. Il litorale tra il Timeto e Mongiove, lungo circa 3 km trovandosi lungo il flusso di sedimenti trasportati verso est dalle mareggiate è interessato, fino a poco tempo fa, da erosione meno accentuata ma, comunque destinata ad aggravarsi. Considerando la particolare importanza ambientale e socio-economica dell’area si dovrebbero mettere a punto sistemi di restauro geoambientale della spiaggia riproducendo l’azione della natura durante i secoli scorsi quando dal 1700 alla fine del 1800 con condizioni climatiche molto più piovose i corsi d’acqua hanno trasportato in mare ingenti volumi di sedimenti (parte terminale della Piccola Età Glaciale) che hanno completato la costruzione naturale delle spiagge rendendo possibile l’evoluzione ultima del sistema ambientale dei Laghetti di Marinello. Dal momento che nell’attuale periodo di cambiamento climatico il rifornimento naturale di sedimenti alle spiagge è insufficiente per cui il mare riconquista progressivamente l’area che era stata colmata dai sedimenti nei secoli scorsi è possibile effettuare un ripascimento del litorale aggiungendo sedimenti simili a quelli esistenti. Indicativamente per il restauro (ricostituendo la morfologia evidenziata dalla carta IGM del 1954-55) del tratto di litorale sopra citato, complessivamente, potrebbe essere sufficiente circa un milione di metri cubi di sedimenti. Le nuove “sorgenti” di sedimenti sono individuabili lungo varie fiumare il cui fondovalle non urbanizzato e antropizzato è colmato da sedimenti fossili che non saranno mai trasportati in mare. Interventi simili devono essere inquadrati in un piano di restauro e valorizzazione ambientale comprensoriale e provinciale teso a conservare i litorali sabbioso-ghiaiosi che costituiscono un patrimonio autoctono di grande valore ambientale e socio-economico (destinato a scomparire con le condizioni climatiche attuali) e alla difesa idrogeologica e valorizzazione delle valli-.
