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“Andorra” e la vana ricerca di qualcosa di nuovo

Pierluigi Siclari

“Andorra” e la vana ricerca di qualcosa di nuovo

mercoledì 15 Gennaio 2020 - 08:00

Tanti anni fa lessi un libro ambientato ad Andorra e l’idea del paese che ne ricavai mi rimase talmente impressa che quando, costretto dalle circostanze, dovetti ricominciare in un posto nuovo, mi fu immediatamente chiaro dove andare.

Inizia così Andorra, romanzo di Peter Cameron del 1997, pubblicato in Italia da Adelphi nel 2014.

Andorra

Narrazione in prima persona

Il protagonista, Mr. Alex Fox, racconta in prima persona il periodo che trascorre ad Andorra, dall’arrivo in treno da Parigi fino alla rocambolesca fuga dovuta al precipitare degli eventi.

Il lettore percepisce da subito la grande attenzione che Mr. Fox rivolge a ogni dettaglio. Che si tratti del panorama (fittizio, in quanto Cameron colloca Andorra sul mare), di una stanza o di un oggetto, ogni cosa va analizzata, come se forme e consistesse potessero rivelare il futuro che l’uomo ha davanti.

La ricerca del nuovo

La ricerca del nuovo, e il rapporto con esso, del resto è uno degli elementi fondamentali di Andorra. All’inizio, naturalmente, tutto è nuovo, e tutto appare al protagonista sotto una luce magica, piena di fascino, quasi rigenerante. La capacità di accogliere di Andorra pare anche confermata dalla voce di un altro personaggio, Mrs Quay.

Chiunque viva ad Andorra viene considerato suo cittadino, è scritto nella nostra Costituzione. Ha ragione, gran parte degli abitanti non sono originari del luogo, ma non vengono in alcun modo discriminati né considerati degli intrusi. Anzi, non si può non essere inseriti nella società andorrana. È uno dei molti vantaggi di vivere in uno Stato così piccolo.

Il “nuovo” però, può anche essere visto allo specchio. Come Andorra – e gli andorrani – sono una novità per Mr. Fox, vale anche il contrario.

In un paese così piccolo gli estranei – i nuovi arrivati – attraggono per il semplice fatto di essere degli sconosciuti. Ormai avrà sicuramente notato che ciascuno di noi è al corrente degli affari degli altri, e quando si sa troppo di una persona… be’, come si dice, la rosa perde il suo profumo. Di lei si sa relativamente poco, dettaglio di immenso fascino poiché permette di immaginare le più disparate meraviglie spiega Mrs Dent a Mr. Fox, e sia la donna che il marito sono affascinati dal protagonista. Non sono i soli, e per Mr. Fox fare amicizie – e non solo – si rivela tutt’altro che difficile.

L’ombra sempre presente

Nonostante il primo periodo andorrano del protagonista si possa definire sicuramente positivo, Peter Cameron, con grande padronanza, non manca di trasmettere al lettore un senso di inquietudine. Una vaga ombra è sempre presente, e nel corso della storia continua ad allargarsi.

Cominciai ad avere una sensazione strana, come se mi fossi svegliato nel posto sbagliato, come se avessi dovuto trovarmi da tutt’altra parte: e la mia vita negli Stati Uniti continuasse anche in assenza del mio corpo. Avendo lasciato le tante cose che mi erano familiari, a volte avevo la sconcertante sensazione di non essere reale.

Non solo il protagonista si rende conto di non potersi lasciare facilmente alle spalle il proprio passato; non solo gli altri personaggi mostrano ognuno un lato oscuro; anche la stessa Andorra si rivela essere uno Stato di polizia. Mr. Fox, ingiustamente sospettato di omicidio, scoprirà che sul posto non esiste né l’ambasciata né un singolo ufficio governativo americano, e dovrà ricorrere alla fuga di cui in apertura.

Ma la partenza non chiude un cerchio simmetrico con l’arrivo, perché le ultimissime pagine di Andorra regalano al lettore due grossi colpi di scena circa la vita del protagonista.

Il romanzo è una lettura consiglia sia per chi ama la suspence, sia per chi vuole affrontare una riflessione su ciò che si nasconde dietro le apparenze.

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