Nuovo attacco della senatrice all'amministrazione dopo le dimissioni e la ricandidatura a Messina. "Si accusa l'Aula per coprire i fallimenti"
MESSINA – “La tanto sbandierata buona amministrazione non è luccicante come la si dipinge, ma è densa di zone d’ombra che coprono una gestione autoritaria, caratterizzata dall’esclusione sistematica degli organi decentrati e dal rifiuto di ogni confronto democratico. Il sindaco dimissionario lascia in eredità un Comune dove il decentramento amministrativo è stato tradito e il Consiglio Comunale trattato come un fastidioso orpello, nonostante abbia approvato 441 delibere su 442”. Lo dichiara la senatrice di Italia Viva Dafne Musolino.
Le dimissioni del sindaco Federico Basile, con la sua ricandidatura, hanno fatto entrare nel clima elettorale a Messina. Così la senatrice: “Da assessora al decentramento – prosegue la senatrice – ho lavorato per istituire le sei Municipalità (I Normanno, II Calispera, III Tre Santi, IV Centro Storico, V Antonello da Messina e VI Peloro), approvando, con la Delibera n. 590 dell’11 dicembre 2019, il Regolamento che garantisse loro autonomia di gestione e spesa. Se fino al 2022 il pre-dissesto bloccava le risorse, con l’approvazione del Piano di riequilibrio non c’erano più scuse. Eppure, l’amministrazione Basile ha scientificamente rifiutato di attuare il decentramento, umiliando le Circoscrizioni ridotte a simulacri vuoti, senza potere decisionale su servizi essenziali. Abbiamo assistito a una Messina Servizi che detta legge senza mai concordare il calendario degli interventi con i territori, calando disposizioni dall’alto senza condivisione. Abbiamo visto quartieri lasciati senza il personale necessario per far funzionare i consigli, costringendo i presidenti a farsi carico dell’ordinaria amministrazione in solitudine”.
“Quartieri abbandonati e arroganza istituzionale nei confronti del Consiglio”
“Ancora più grave è l’atteggiamento verso il Consiglio comunale”, sostiene Musolino. “Ridurre l’Aula a organo meramente ratificante e lamentarsi pure dello ‘scarso entusiasmo’ o del dover attendere l’ora regolamentare dopo la caduta del numero legale per la ripresa delle attività, ha il sapore della beffa. Parliamo di un Consiglio che ha esitato quasi la totalità degli atti proposti. È esattamente la favola del lupo e dell’agnello: il lupo, stando a monte, accusava l’agnello a valle di sporcargli l’acqua per giustificare l’aggressione. Basile fa lo stesso: accusa il Consiglio e le Municipalità di inefficienza o ostruzionismo per coprire la propria volontà di imporre misure senza gradualità e con metodi dittatoriali”.
“I risultati di questa politica del ‘lupo’ sono evidenti: quartieri dove i presidenti, come Alessandro Cacciotto nella III Municipalità, sono lasciati soli a fronteggiare crisi idriche drammatiche senza risposte; alberi tagliati sul viale Giostra senza consultazione; cittadini ignorati quando chiedono tempi certi e rispetto. Questa non è buona amministrazione, è arroganza istituzionale”.
