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Animatori turistici, il dovere di divertirsi

Pierluigi Siclari

Animatori turistici, il dovere di divertirsi

mercoledì 27 Marzo 2019 - 08:00
Animatori turistici, il dovere di divertirsi

Con l’avvicinarsi della stagione estiva si apprestano a riaprire i villaggi-vacanza, per i quali l’animazione riveste un ruolo fondamentale. Nelle varie strutture italiane troveranno spazio migliaia di animatori, e per rendersi conto di quanto sia alta la richiesta basta effettuare una ricerca per parole chiave su Google: ecco che verranno fuori innumerevoli agenzie di animazione in cerca di diverse figure.

Numerose richieste, luoghi incantevoli, giochi, spettacoli e divertimento; quello dell’animatore può sembrare un lavoro da sogno, ma in realtà questa figura è circondata da una lunga serie di luoghi comuni. Per sfatarli, ne abbiamo parlato con Adriano Megna, conosciuto nell’ambiente come Adri, quarantaseienne abruzzese con una lunga esperienza alle spalle.

Ho iniziato nel ‘93ci racconta Adri, “Su consiglio di un amico animatore ho seguito il corso di formazione organizzato da un’agenzia nella mia città, Avezzano. È durato da novembre a marzo, e siamo stati preparati sugli argomenti più vari da veri professionisti del settore. Addirittura abbiamo incontrato uno psicologo per capire se fossimo davvero portati per questa attività. Bisogna dire che all’epoca avevo già esperienze sia in radio, facendo la cronaca delle partite dell’Avezzano, allora in serie C, che nel piano bar, perciò l’agenzia in questione aveva buone aspettative su di me”.

La prima esperienza di Adri in una struttura gli ha subito regalato una sorpresa: “Dovevo iniziare occupandomi soprattutto dell’intrattenimento musicale per gli ospiti durante l’aperitivo. È un ruolo importante perché se lo fai bene in molti vengono a sentirti, e per la struttura significa vendere più aperitivi. Poi è successo che il capo animatore si è dileguato all’improvviso, e lo staff non sapeva cosa fare. Per risolvere il problema è arrivato il capo dell’agenzia il quale, sapendo che avevo ricevuto una buona formazione, mi ha proposto quel ruolo. All’inizio ho tentennato, non ero sicuro di esserne in grado, ma già dopo due giorni mi sentivo a mio agio”.

Nel mondo dell’animazione, parlando di esperienza si fa riferimento più alle stagioni che agli anni: “Personalmente ne ho alle spalle trentasette, tra estive e invernali. La stagione estiva va dal 10 maggio al 10 settembre, un mese in più per le strutture che lavorano con ospiti stranieri. Quella invernale si apre il giorno dell’Immacolata e dura, tra alta e bassa, fino al martedì dopo Pasquetta. C’è da dire che le strutture invernali sono meno numerose di quelle estive, e in genere anche gli staff contano meno figure, perciò non tutti i colleghi riescono a fare entrambe le stagioni”.

Che siano invernali o estive, le strutture raramente hanno un contatto diretto con gli animatori. Nella maggior parte dei casi questi sono reclutati e messi sotto contratto dalle agenzie di animazione: In un certo senso le agenzie ci “vendono” a villaggi, hotel e camping. Si tratta di un mercato particolare, perché ovviamente le agenzie, che devono avere un proprio guadagno, vorrebbero vendere il miglior prodotto possibile, ma bisogna anche tenere conto dei budget delle strutture. È chiaro che un ragazzo senza esperienza costerà meno di un animatore con venti stagioni alle spalle, ma è anche vero che quest’ultimo avrà molte più capacità e potrà rivestire più ruoli”.

Adri Megna e il suo staff al termine di uno spettacolo di intrattenimento per i più piccoli

A proposito di ruoli, chiediamo ad Adri di tratteggiare le figure che vanno a comporre uno staff di animazione: “Premesso che, come sempre, tutto dipende dalle dimensioni della struttura, infatti possiamo avere staff di quaranta animatori come di quattro, i ruoli principali sono: il contattista, in un certo senso il pubblicitario del gruppo, quello che sta con gli ospiti e li invoglia a vedere gli spettacoli o a partecipare alle attività; il torneista, che organizza i tornei e li arbitra, ovviamente facendo divertire gli ospiti; la responsabile e gli addetti del mini-club, che devono stare con i bambini, ruolo di grande responsabilità, perché i piccoli non devono annoiarsi né, ovviamente, farsi male; l’addetto fitness che si occupa del risveglio muscolare e dell’aerobica in acqua, e il dj. Nelle strutture molto grandi c’è un tecnico luci e audio, ma nelle altre a occuparsi di questo è qualcun altro dello staff. Infine, sempre nelle strutture maggiori, troviamo il capo-villaggio, che organizza praticamente tutto, dando indicazioni al capo animatore, il quale a sua volta attua il programma coordinando lo staff”.

Anche se in questo settore l’esperienza è fondamentale, sono molte le agenzie che cercano le cosiddette “prime esperienza”: “Ritorna la questione del budget” spiega Adri, “Facciamo l’esempio di una struttura che chiede a un’agenzia otto figure, non è detto che col budget a disposizione si possano prendere otto animatori esperti, ed ecco che le prime esperienze abbassano i costi. Per un capo animatore non è facile fidarsi di chi non ha mai lavorato in villaggio. Si prendono delusioni, ma quando i giovani mostrano impegno e crescono, arrivano delle belle soddisfazioni”.

Tra i compiti del capo animatore, nei villaggi senza il citato capo-villaggio, c’è la preparazione del programma di intrattenimento: Questo può essere settimanale, bisettimanale o trisettimanale. Dipende dalle esigenze della struttura, se gli ospiti si trattengono per due settimane devono esserci quattordici tipi di intrattenimento diurno e serale, affinché attività e spettacoli non siano ripetuti. Il trisettimanale esiste solo in strutture di un certo livello, del resto anche i soggiorni di tre settimane sono rari. A parte questo, a volte variamo un po’ il programma anche per esigenze dello staff, perché la ripetizione eccessiva può essere alienante anche per noi”.

Come è noto, sui social si può discutere di ogni argomento, e i gruppi dedicati all’animazione ospitano le dispute tra due macro-fazioni: da un lato quelli che accusano strutture e agenzie di sfruttare gli animatori, dall’altro chi ritiene che siano gli animatori, soprattutto i più giovani, a non volersi impegnare. Chiediamo ad Adri quale sia la sua posizione a riguardo: So di gente che si lamenta di lavorare diciotto o venti ore al giorno, ma per quanto riguarda la mia esperienza non mi sono mai imbattuto in niente del genere. Di fatto, gli orari vanno dalle nove e trenta alle dodici e trenta al mattino, dalle sedici alle diciotto e trenta di pomeriggio e dalle ventuno alle ventitré e trenta, massimo mezzanotte per il serale. Certo, poi ci sono le prove degli spettacoli, che richiedono altro tempo. So che alcuni le fanno durare fino a notte fonda, ma al mio staff le faccio fare nel primo pomeriggio, perché sono convinto che chi lavora sodo ha anche bisogno di riposo. In ogni caso, va detto che con maggiore attenzione e impegno si prova, meno tempo bisogna provare”.

Oltre che riguardo all’orario, molti animatori si lamentano degli alloggi, e sul punto Adri riconosce alcune ragioni ai colleghi: “Ci sono strutture che forniscono sistemazioni appropriate, ma anche altre che provano a sistemare gli animatori negli scantinati, o addirittura in ex garage, come mi è capitato personalmente. Proprio per questo guardo sempre la situazione prima di accettare”.

Torniamo a parlare di formazione, e dell’utilità degli stage proposti dalle varie agenzie: “Come sempre non si può generalizzare. Alcuni sono molto utili, permettono di imparare un sacco di cose, oltre alla politica aziendale e il metodo di lavoro dell’agenzia in questione. Altri, a dire la verità, trasmettono molto meno. Per un giovane non è facile capire quali frequentare e quali evitare, il web può aiutare, si possono chiedere suggerimenti a chi conosce il settore, ma rimane il fatto che ogni giudizio è personale”.

A parte quelli circa gli stage, chiediamo a Adri qualche consiglio per chi desidera intraprendere questo lavoro: “Suggerisco ai giovani di partire e divertirsi, facendo divertire gli altri. Parliamo di lavoro, questo devono ricordarlo sempre, ma non è un lavoro come gli altri, e bisogna divertirsi, oltre a imparare il più possibile”.

Adri, guardando indietro a tutta la propria carriera ha pochi dubbi sul momento più bello e più brutto: “Il più brutto sicuramente la morte di mia madre, che se ne è andata l’11 agosto del 2013. Sono tornato a casa il 10, il 12 c’è stato il funerale e il 13 ero di nuovo in villaggio, pagato per sorridere. Agli ospiti non interessano i tuoi problemi personali. Del resto è giusto, lavorano tutto l’anno e per quella settimana di vacanza pagano una somma importante. Sono lì per divertirsi, non per condividere i tuoi stati d’animo. Il più bello quando, al termine di uno spettacolo, gli ospiti ci hanno fermato per proporci a loro volta uno spettacolo in cui interpretavano proprio noi stessi. Scoprendo che ci avevano osservati e studiati, siamo rimasti a bocca aperta. È stata una dimostrazione di apprezzamento per il nostro lavoro. Altra dimostrazione importante di rispetto e comprensione è stata quando il direttore di una struttura mi ha difeso dalla maleducazione e dall’arroganza di un ospite. Potrebbe sembrare scontato, ma la tentazione di seguire il detto “il cliente ha sempre ragione” in questo campo è forte, vuoi per paura, vuoi per convenienza, invece quel direttore fu un vero signore, comportandosi con equità”.

Lo spirito di squadra di Adri traspare anche nelle ultime battute che scambiamo: “Ci tengo a ringraziare tutti gli animatori con cui ho lavorato, del resto un animatore non è niente senza i propri colleghi”.

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