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Quattro milioni e mezzo non spesi per il monitoraggio ambientale nella zona di Milazzo

Serena Sframeli

Quattro milioni e mezzo non spesi per il monitoraggio ambientale nella zona di Milazzo

giovedì 22 Maggio 2014 - 15:19
Quattro milioni e mezzo non spesi per il monitoraggio ambientale nella zona di Milazzo

Il ministero dell’ambiente affida l’incarico all’Arpa per accelerare i tempi e la Cisl chiede di assumere una parte dei lavoratori messi in mobilità dalla aziende dell’area

“Un decisivo passo in avanti nell’impostazione e nella risoluzione del percorso che deve portare alla bonifica dell’area di Milazzo”: è questo il commento della Cisl a seguito della Conferenza dei Servizi istruttoria svoltasi al Ministero dell’Ambiente che ha impegnato l’Arpa di Messina a realizzare uno studio capace di definire quali livelli di concentrazioni presenti nelle analisi di caratterizzazioni dei suoli da parte delle imprese riguardo a ferro e manganese possono essere identificati come valori del fondo naturale del territorio dell’area complessiva di Milazzo.
Tutto ciò per impegnare le imprese in attività di bonifiche corrispondenti effettivamente ad un’aggiunta di inquinamento legata alle attività produttive.
Il Ministero dell’Ambiente ha chiesto inoltre all’Arpa di definire anche un set di sostanze inquinanti riferibili alle attività produttive presenti in loco, sulle quali chiedere le analisi di caratterizzazione dei suoli e della falda da parte degli operatori dell’area.
Nel corso dell’incontro si è registrata, inoltre, una volontà più decisa della Regione Sicilia, presente alla conferenza, di rendere finalmente operativi le attività di analisi del territorio che portano un ritardo di circa due anni.
La Cisl condivide l’urgenza di procedere al bando della gara per l’esecuzione delle caratterizzazioni dei suoli e della falda ma, alla luce della crisi occupazionale che caratterizza l’area, ritiene debba essere inserita nel bando l’obbligo per gli esecutori dei lavori di assumere una parte dei lavoratori che sono stati messi in mobilità dalle diverse aziende dell’area di Milazzo.
“Una richiesta – sottolineano dal sindacato – supportata anche dalla disposizione della legge recente ‘Destinazione Italia’ che al comma i) dell’articolo 4 richiama l’obbligo per gli accordi di programma in esecuzione delle attività di bonifica di realizzare interventi di formazione, riqualificazione e aggiornamento delle competenze delle competenze dei lavoratori degli impianti dismessi da reimpiegare nei lavori di bonifica previsti dagli stessi accordi di programma”.
La Cisl di Messina, unitamente alla Cisl siciliana e alla Cisl nazionale formalizzeranno tale richiesta al Ministero dell’Ambiente e alla Regione Sicilia.
L’accordo di programma dispone di una possibilità di spesa di circa 4 milioni e mezzo e, nelle attività che si dovranno svolgere, bisognerà prevedere un largo recupero di competenze professionali dei lavoratori espulsi dalle imprese che sono andate in crisi.
Un ulteriore avanzamento è stato registrato per i tre ettari di terreno di proprietà della FMC (ex Pectine Italia spa) che, sulla base delle indagini finora sviluppate, potrà considerare esente da bonifica i propri terreni al termine di due ulteriori campagne di analisi che dovrebbero confermare appunto la piena disponibilità dei terreni per le attività industriali di sua pertinenza.
“Rispetto ai 550 ettari dell’area Sin di Milazzo, i tre ettari della FMC sono una minuzia – è la considerazione della Cisl – ma vogliamo segnalare finalmente un inizio concreto, per quanto piccolo, di fuoriuscita da un’immagine sinistra che tutto è perduto e niente si può recuperare. La FMC può rappresentare l’inizio della rinascita dell’area industriale di Milazzo, verso un’area industriale risanata dal punto di vista ambientale, socialmente accettata e economicamente competitiva”.
Una verifica sul piano dei lavori della Regione Sicilia è prevista per la fine di giugno e l’intero quadro della bonifica dell’area dovrebbe cominciare ad avere una configurazione più definita.
“Le risorse attualmente disponibili- spiega la Cisl- vengono dichiarate già insufficienti per l’intera bonifica dell’area, ma l’assurdo è che a due anni dell’assegnazione di 4 milioni e mezzo alla Regione nemmeno un euro è stato ancora investito. Nessuno è credibile se chiede ulteriori risorse e non è stato in grado di spendere le risorse che sono in cassa da oltre due anni. Per questo sollecitiamo la Regione Sicilia a procedere celermente nella emanazione delle gare di appalto per l’inizio delle attività di anali di caratterizzazione dell’inquinamento presente nell’intera area”.
I sindaci presenti hanno sollecitato anche la ridefinizione dei confini delle aree inserite nel SIN, Sito di Interesse Nazionale, chiedendo l’esclusione di diverse aree in quanto non soggette ad alcuna attività industriale e in alcuni casi nemmeno ad alcuna attività agricola.

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