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I sette comuni dell’area ad alto rischio di crisi ambientale tracciano le linee per il dialogo con la Regione

I sette comuni dell’area ad alto rischio di crisi ambientale tracciano le linee per il dialogo con la Regione

venerdì 06 Aprile 2012 - 09:27
I sette comuni dell’area ad alto rischio di crisi ambientale tracciano le linee per il dialogo con la Regione

Posizione univoca di Condrò, Gualtieri, San Filippo, Santa Lucia e San Pier Niceto relativamente alle bozze dei decreti assessoriali sull’emissioni di polveri e sugli odori e sul piano di risanamento. Richieste e osservazioni

Nel corso della riunione tenutasi presso il palazzo municipale di Milazzo, convocata per la trattazione delle diverse osservazioni presentate dai sette comuni dell’Area ad Alto Rischio di Crisi Ambientale, relativamente alle bozze dei decreti assessoriali sulle emissioni di polveri e sugli odori, nonché con alla bozza del piano di risanamento ambientale, atti sottoposti alla valutazione dei suddetti enti locali dal direttore dell’Ufficio speciale, dott. A. Cuspilici, i comuni di Condrò, Gualtieri Sicamino, San Filippo, Santa Lucia del Mela, San Piero Niceto, coordinati ed assistiti, per la competenza tecnica, dal dottor Eugenio Cottone, componente del Consiglio Nazionale dei Chimici, hanno evidenziato diverse osservazioni.

Sul Piano di Risanamento del Comprensorio del Mela, pur avendo aspetti importanti e sicuramente apprezzabili, i comuni credono che non possa risolvere questioni fondamentali per situazioni paradossali che si sono create, tali che la Zona del Mela non rientra tra quelle in cui sono stati segnati superamenti della normativa che rendono obbligatorio l’adozione di un Piano. «Tale paradosso – scrivono i comuni – nasce dalla circostanza che la questione cosiddetta ambientale in tale zona è prevalentemente sanitaria e senza una opportuna riconsiderazione delle reale esposizione della popolazione a specifici inquinanti, che si distribuiscono in modo differente rispetto a realtà urbane».

La questione sanitaria si presenta poi con particolare rilevanza anche sotto il profilo degli effetti del cosiddetto inquinamento elettromagnetico. I Comuni, quindi, a partire dall’esperienza del comune di San Filippo del Mela ha imposto una rete di rilevazione di deposizione a carico di Edipower Spa per potere raccogliere le polveri e caratterizzarle. «Ottenuto questo importante obiettivo adesso sulla base del Secondo Programma d’Azione Comunitaria in materia di salute (2008-2013), ed in particolare il punto 2.2.3. – continua la nota – risulta indispensabile concentrarsi sugli effetti sulla salute di determinanti più generali, di tipo ambientale, fra cui la qualità dell’aria negli interni e l’esposizione a sostanze chimiche tossiche, qualora non formino l’oggetto di altre iniziative comunitarie, e socioeconomiche».

In conseguenza di ciò i comuni si impegnano a progettare un’iniziativa sula base del secondo Programma (programma che prevede un cofinanziamento del 60%) a seguito di presentazione della proposta e dopo la sua approvazione. Per questo si chiederà all’Assemblea Regionale ed allo Stato di assicurare la copertura del rimanente 40%. «Scopo finale è la revisione dei valori specifici delle concentrazioni calcolati dal sulla base dei contributi medi derivabili da statistiche generali sulla scia della modalità adottata dal parere del comitato scientifico dei prodotti di consumo (CSPC) della Comunità Europea per il calcolo dell’esposizione giornaliera ammissibile per certe sostanze».

Sotto il versante dell’inquinamento elettromagnetico, infine, tale tipo di inquinamento per la sua particolare evoluzione, merita la più ampia attenzione e l’adozione di uno specifico decreto. I Comuni nella separazione delle funzioni e nel rispetto dello stesso, hanno provveduto in ogni caso ad elaborare una bozza di decreto da sottoporre all’assessore Regionale. Sotto il profilo del rischio Amianto i sindaci dei comuni provvederanno ad emanare apposite ordinanze per la verifica dello stato del cemento-amianto e della sua manutenzione, stante che il cemento-amianto integro di per se stesso non è un pericolo, ma lo diventa per ammaloramento e durante la sua dismissione.

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