La 'Riforma Gelmini' non mette a rischio i corsi universitari di Barcellona P.G.

La ‘Riforma Gelmini’ non mette a rischio i corsi universitari di Barcellona P.G.

La ‘Riforma Gelmini’ non mette a rischio i corsi universitari di Barcellona P.G.

domenica 22 Novembre 2009 - 19:50

Intervista al preside, Prof. Romano

Cinquantamila abitanti, un paese dedito prevalentemente al commercio, ma con una ricca storia culturale, fatta di teatro, poesia e arte: è Barcellona Pozzo di Gotto, ormai pure sede di corsi universitari. La pratica di attivare facoltà universitarie distaccate in centri di provincia risale ad una politica di qualche anno fa, quando – tra interventi parlamentari, in alcuni casi, e supposte esigenze locali dei vari Atenei – si ebbe un ricco proliferare di sedi universitarie dislocate a rete sul territorio. Secondo i dati diffusi dal ministero dell’Università, i comuni dove ha sede almeno un corso di laurea triennale sono 226, e di questi ben 7 con un solo studente, mentre sono 327 le facoltà che non superano i 15 iscritti.

Una moltiplicazione di sedi e corsi – ha, in più circostanze, denunciato il ministero – che in molti casi non ha tenuto conto delle reali esigenze dei ragazzi, delle richieste del mercato del lavoro, e che ha, quindi, solo aumentato la spesa in maniera inaccettabile.

Adesso, però – ove venisse approvato il discusso “disegno di legge Gelmini” che comporta una revisione della politica universitaria e una drastica riduzione dei finanziamenti pubblici – gli Atenei saranno costretti a riformulare l’offerta formativa e uno degli interventi più probabili sarà proprio la chiusura di molte delle sedi distaccate; almeno di quelle che appaiono sostanzialmente inutili, sia per la -a dir poco- strana location (un esempio su tutti, la sede di Petralia Sottana (Pa) paesino di 3.000 anime a 1.100 metri di altezza sulle Madonie, che, per l’appunto, conta solo 6 iscritti), sia per la loro evidente vacuità.

La sede di Barcellona Pozzo di Gotto, collocata nel Palacultura “B.Cattafi” (struttura prestigiosa che finalmente ha trovato piena utilizzazione), sarà probabilmente uno dei corsi di laurea che non verrà intaccato dalla politica di razionalizzazione delle spese, condivisa anche dal Magnifico Rettore di Messina, Franco Tomasello; questo perché, come chiarisce il Preside della Facoltà di Scienze Politiche di Messina Prof. Andrea Romano, il corso di laurea interclasse di Barcellona P.G. presenta un curriculum di studi presente solo in quella sede e non è una semplice dislocazione periferica di lezioni o ripetizione di corsi presenti a Messina come avviene in altri casi.

Si tratta di un corso che consente di scegliere fra due distinte lauree assolutamente autonomo, presente solo in 3 sedi universitarie italiane (Milano, Napoli e, appunto, Barcellona), che vede un costante trend di crescita di immatricolazioni – circa 100 nell’ultimo anno – con un consistente numero globale di iscritti, oltre 200 al momento, ed un proprio corpo docente in corso di reclutamento e definizione. Entro il prossimo anno il corso barcellonese avrà docenti di ruolo propri, senza dovere ricorrere a contratti esterni, ed una struttura propria di tirocini e stages che faciliterà l’avviamento dei laureati al lavoro. “I corsi di Scienze Sociali per la cooperazione e lo sviluppo e di Mediazione Socioculturale, funzionanti a Barcellona per il conseguimento della laurea triennale, offrono ai neolaureati concrete possibilità lavorative anche perché presentano un largo ventaglio di scelte professionali” – puntualizza il Preside. Attraverso l’acquisizione di adeguate competenze interdisciplinari e una mirata attività teorico pratica, è, infatti, possibile un loro inserimento nel mondo del “servizio sociale” inteso nel senso più moderno, come mediazione socio culturale in grado di affrontare le problematiche relative all’inserimento nella società di soggetti problematici, al superamento di situazioni di disagio o al godimento della piena cittadinanza, nonché una mediazione culturale vera e propria;ovvero professionalità moderne, fortemente richieste, sia nel campo del no-profit e del volontariato che per il funzionamento di appositi sportelli attivati dagli enti locali.

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