Nuova ispezione del Pd a Gazzi, Siracusa e Termini Imerese. Tanti i problemi evidenziati
SICILIA – “Sovraffollamento, personale insufficiente, assistenza sanitaria inferiore agli standard minimi, strutture riadattate ma inadeguate. Sono questi alcuni degli elementi raccolti al termine delle ispezioni svolte nei penitenziari di Messina, Siracusa e Termini Imerese, effettuate dal Pd con il senatore Antonio Nicita e i deputati Stefania Marino e Peppe Provenzano, nell’ambito dell’iniziativa “Bisogna aver visto” avviata dal Partito nazionale, partendo dall’allarme sulle carceri lanciato dal procuratore di Palermo, Maurizio de Lucia“. Così in una nota il Partito democratico.
“A Messina, oltre all’assenza di alcune specifiche figure – spiegano Stefania Marino e Antonio Nicita – essendo unico presidio sanitario femminile italiano di ricovero, ci sono criticità legate in particolare alle visite familiari di donne detenute e ricoverate per motivi sanitari”. “Mentre al Cavadonna di Siracusa – aggiunge Nicita – si registra la situazione più delicata in termini di sovraffollamento, con una popolazione carceraria superiore al 33 per cento di quanto previsto dalla pianta organica”.
“Il tempo della pena deve essere anche il tempo della formazione e del reinserimento del detenuto”
“La visita alla casa circondariale di Termini Imerese – afferma Peppe Provenzano – ha confermato alcune criticità come la carenza di organico e le difficoltà che derivano dal sovraffollamento, pur in un quadro che resta in linea con la media nazionale. Accanto a questi aspetti, però – prosegue – , è emersa con forza un’altra esigenza: offrire ai detenuti occasioni per impiegare il proprio tempo in modo utile e costruttivo. Il tempo della pena deve poter essere anche il tempo della responsabilità, della formazione e del reinserimento. Per questo sarebbe importante che il ministero promuovesse un programma nazionale dedicato alle attività educative, culturali, sportive e sociali negli istituti penitenziari, coinvolgendo i Comuni, il Terzo settore e il volontariato. Investire in questi percorsi significa – conclude – investire nella sicurezza, nella dignità della persona e in una società più coesa”.
In programma, nei prossimi giorni, visite ispettive di Antonio Nicita con il deputato regionale Nello Dipasquale nei penitenziari del Ragusano.
La rimozione del problema carcerario nella società italiana
L’iniziativa dem, così come quelle dell’associazione “Antigone” o dei Radicali e di Più Europa, appare meritevole perché va contro l’andazzo dominante. La sensazione è che si continui a ignorare, a livello politico, gli enormi problemi strutturali dell’istituzione carcere. Solo per comodità, o pigrizia, parliamo di emergenza. Qui servono interventi strutturali ma tranne il grido d’allarme dei garanti dei detenuti e pochi politici il carcere è uno dei grandi rimossi della società italiana.
Ci si occupa del problema solo quando si accendono i riflettori sulle violenze in carcere a Messina e ovunque in Italia.
Detenuti e agenti prigionieri di una politica cieca
Lo ribadiamo. Detenuti e agenti, nelle carceri italiane, sono “prigionieri” di una politica senza coraggio. Occorre una profonda riforma perché, al di là del caso del singolo Istituto, quasi sempre il carcere contraddice i principi della Costituzione, non puntando al recupero di chi è ristretto e non favorendo il renserimento del detenuto nella società.
“Se tutti vedessero quello che vedo io ogni giorno, durante le ispezioni, avremmo un dibattito politico all’altezza”
Queste le recenti parole della senatrice Ilaria Cucchi: “Di carcere si parla poco e se ne parla male. È un tema di cui sento parlare fin da bambina, eppure, da allora a oggi, quasi nulla è cambiato. Lo ripeto spesso: se le persone potessero vedere con i propri occhi quello che vedo io ogni giorno durante le visite e le ispezioni negli istituti, le cose cambierebbero. Se tutti sapessero cosa c’è dietro quelle sbarre, avremmo finalmente un dibattito politico all’altezza della complessità e dell’urgenza che questo tema richiede”.

