Ecco perchè amo Messina. Perdutamente, con milioni di farfalle nello stomaco - Tempostretto

Ecco perchè amo Messina. Perdutamente, con milioni di farfalle nello stomaco

Rosaria Brancato

Ecco perchè amo Messina. Perdutamente, con milioni di farfalle nello stomaco

domenica 16 Dicembre 2018 - 06:09
Caro diario
Ecco perchè amo Messina. Perdutamente, con milioni di farfalle nello stomaco

Caro diario spesso mi è capitato nel corso degli anni di “maledire” questa città, di arrabbiarmi nel vederla come una terra amara, avara, ingiusta. Tante volte mi sono indignata di fronte all’incuria, alla rassegnazione, tante volte ho desiderato andar via.

A volte però capita che Messina mi prende alle spalle, quando meno me lo aspetto. In quei momenti, senza alcuna logica, spariscono delusioni e tradimenti, e mi ritrovo con milioni di farfalle nello stomaco e nessuna voglia di cacciarle.

Mi succede all’improvviso quando magari alzo gli occhi e scopro un angolo che trasuda storia e bellezza, o vedo un anziano negoziante sorridermi mentre spazza via foglie e cartacce dal marciapiede e non si lamenta.

O quando sul viadotto Ritiro mi ritrovo quello specchio di Stretto e di Calabria che quasi entrano dal vetro dell’auto, o dal balcone di casa mia vedo il passare delle stagioni attraverso gli alberi secolari. E poi decine e decine di volte quando al bar Desirè (che ormai è diventata la redazione staccata di Tempostretto) incontro quelle persone straordinarie che diventano protagonisti degli articoli che amo di più. Quegli eroi sconosciuti e semplici, coraggiosi e umili delle storie di tutti i giorni con sulle spalle la fatica delle sconfitte e lo zaino leggero della speranza.

Quando a dicembre scopro che in centinaia di case non si fa l’albero o il presepe fin quando non tornano i figli lontani e solo allora è Natale, quando posano le valigie nella stanza rimasta intatta per mesi. Solo allora si addobba la casa.

L’8 dicembre mentre con il sottofondo di Bocelli si illuminava la piazza c’erano migliaia di persone con i cellulari accesi e il naso in sù e non volevano perdersi neanche un attimo di quella magia nella “loro Messina”. E salendo sulla Ruota sono rimasta senza fiato guardando lo Stretto e un tratto di paradiso che solo noi abbiamo in tutto il mondo.

E’ in questi momenti che mi accorgo di amare Messina, profondamente, svisceratamente, nonostante tutto e nonostante milioni di nonostante. L’amo in tanti modi diversi e per molti motivi. Ne amo l’anima che è fatta di 240 mila persone che hanno smarrito spesso la strada ma non i sogni.

A volte appare come un vecchio lasciato in un ospizio, depredato da figli ed eredi che pensano basti una telefonata ogni mille anni per pulirsi la coscienza. Lo vedi lì, in silenzio davanti ad una finestra, con la coperta sbiadita sulle gambe, con tanta storia e tanta vita chiuse in un armadio che nessuno apre più.

A volte appare come una vecchia star che non si arrende al tempo che passa, dietro i vestiti vintage e trasandati si scoprono i tarli del tempo, le rughe delle delusioni. Un album di ricordi che basta un colpo di vento per farli volare via.

A volte è matrigna, avida, chiude cuore e braccia a chi non fa parte del cerchio ristretto e come Medea, li uccide uno ad uno e come Crono spesso se ne ciba.

Ma quando mi prende alle spalle ricordo perché amo Messina.

Capita che incontro quelle persone speciali, invecchiate con un sogno, un progetto, un ideale, che è ancora lì, impolverato, stropicciato per tutte le volte che si sono visti rispondere “ci penserò” o si son visti scavalcare dal raccomandato di turno. Ma quando te ne parlano hanno gli occhi accesi come il primo giorno, quella fiammella non si è mai spenta. Quelli che come il colibrì della favola usano il becco per raccogliere una goccia di acqua del fiume per spegnere l’incendio che divampa nella foresta e fanno avanti e indietro da soli, per tutta la vita.

O quando leggo centinaia di iniziative in mezzo al degrado e scopro piccoli tesori solo grazie a miriadi di associazioni, gruppi, movimenti, creati da pazzi incoscienti che dedicano impegno e fatica a ripulire un’aiuola, fare tour tra beni storici, riqualificare un bene, organizzare una mostra, spiegare a turisti e viandanti quanto è bello uno scorcio di città e quanta storia ha dietro. Soprattutto quanta fatica ha fatto a sopravvivere a guerre e terremoti ma ha ceduto di fronte all’incuria, all’indifferenza, all’ingordigia.

Mi ricordo perché amo Messina quando scopro tantissime eccellenze, nel mondo dell’economia, dell’imprenditoria, dell’arte, della moda, del cinema, del teatro, della medicina, dell’intelletto, dell’artigianato, dello sport, della cucina.

Quelli che sono grandi ma non lo sanno. Perché restano umili. O quelli che “nessuno deve restare indietro” e non riescono a essere felici se il loro vicino è infelice. Quelli che mentre diventiamo sempre più poveri dividono il pane in due e lo moltiplicano senza bisogno di essere Gesù.

Amo Messina che ha un patrimonio bellissimo del quale non gliene frega assolutamente niente a nessuno. Dal Museo alla zona falcata, dalla fiera ai forti umbertini, dal lungomare alle fontane, dai villaggi di mare a quelli in collina.

Persino il Gran Camposanto è arte e storia. I laghi di Ganzirri e Torre Faro dovrebbero essere dichiarati patrimonio dell’Umanità.

Mi piace l’odore della nave quando inizia ad abbassarsi il portellone e si svelano le case. L’odore acre, un misto di gas di scarico e di mare, ma è odore di terra mia.

Amo Messina come si ama un figlio che impara a camminare e capisci che sta andando a sbattere ma non lo fermi, perché è con le sue gambe che deve sbagliare. Sempre, anche quando ti si spezzerà il cuore a vederlo cadere, nel corso della vita.

L’amo come si ama un genitore al tramonto della vita, quando hai smesso di fargli la guerra con la forza della ribellione di chi lascia il nido e ti scopri uguale a lui e sei grato per ogni rimprovero, per ogni silenzio, per la vita che ti ha dato.

L’amo come si ama un compagno di vita, che te l’ha stravolta e hai pensato fosse per sempre, che il mondo al suo cospetto fosse nulla e lo ami anche quando ti tradisce e la ragione fa a pugni col cuore.

L’amo come scrive Pascal, perchè “Il cuore ha ragioni che la ragione non comprende”.

Rosaria Brancato

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0 commenti

  1. Complimenti…vera poesia che si raggiunge solo se il cuore è sincero.

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  2. Complimenti! È bello ogni tanto sentire queste parole che sanno di poesia…Mi hai dato ancora una speranza! GRAZIE… Messina è come i tuoi genitori…ti fa piangere perché ti vuole bene!

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  3. MessineseAttenta 17 Dicembre 2018 13:44

    Le piacciano le strade al buio, luride, con le voragini.
    Le piace telefonare per un appuntamento ASL e non prendere la linea per settimane.
    Le piacciono le strade luride e piene di erbacce.
    Le piacciono le macchine parcheggiate in terza e quarta fila.
    Le piace avere come favore ciò che spetta di diritto.
    Le piace una “città” che si allaga ad ogni pioggia, con le fogne otturate da anni.
    Le piace pagare la TARI più alta d’Italia per avere il servizio peggiore d’Italia.
    Le piace vivere in una città dove gli onesti, che non cercano favoritismi e raccomandazioni, sono costretti ad andare via.
    Le piace vivere in una città che puzza di vecchio e di morte.
    Ecco perchè Messina andrà sempre peggio: perchè c’è chi si accontenta del panorama.

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