"Piena luce su chi ha esibito il documento negato ai deputati regionali", il leader di Sud Chiama Nord chiede la testa del responsabile
Messina – “Un documento ufficialmente sottratto all’accesso, negato persino a tre deputati regionali nell’esercizio delle loro funzioni istituzionali, viene invece visionato da un giornalista e diventa oggetto di un articolo di stampa. È un fatto paradossale e gravissimo sul quale pretendiamo immediata chiarezza”. Cateno De Luca tuona sul caso che riaccende i riflettori sul ricorso pendente al Tar per l’annullamento delle ultime elezioni amministrative.
Basile fa leva sul risultato delle urne
Se il sindaco Federico Basile ha commentato con tono fermo ma sereno rivendicando il risultato delle urne, il leader di Sud Chiama Nord ha aperto la “caccia all’uomo”: “Il 2 maggio 2026, i deputati regionali di Sud Chiama Nord Cateno De Luca, Giuseppe Lombardo e Matteo Sciotto, nell’esercizio delle proprie funzioni istituzionali, hanno formalmente presentato all’Assessore regionale delle Autonomie Locali e al dirigente del Dipartimento delle Autonomie Locali una richiesta di accesso agli atti finalizzata ad ottenere copia integrale del parere n. 020.11.26.
Parere negato ai deputati
Nella stessa istanza veniva espressamente evidenziato che il parere risultava nell’elenco ufficiale con lo stato “RESO – Sottratto all’accesso ai sensi dell’art. 15, comma 1, lett. a), D.P. Reg. 16 giugno 1998, n. 12”. La richiesta veniva avanzata ai sensi dell’articolo 3 dello stesso D.P. Reg. n. 12/1998, sottolineando che i richiedenti, in qualità di parlamentari regionali, esercitavano il diritto di accesso nell’ambito delle proprie funzioni istituzionali. La richiesta, inoltrata via PEC il 2 maggio 2026, è stata acquisita agli atti del Dipartimento regionale delle Autonomie Locali con protocollo n. 7705 del 4 maggio 2026. Nel successivo riscontro del Dipartimento viene richiamata la nota protocollo n. 8937 del 21 maggio 2026 del Servizio 5 “Ufficio Elettorale”, competente in materia. La risposta fornita a Sud Chiama Nord è inequivocabile. Il Dipartimento comunica infatti che l’Ufficio Legislativo e Legale della Presidenza della Regione, quale ufficio che aveva rilasciato il parere n. 020.11.26, aveva dichiarato “di non acconsentire alla diffusione del parere stesso”, sottraendolo conseguentemente al diritto di accesso. La conclusione del riscontro è altrettanto netta: “in forza della volontà espressa dall’Ufficio Legislativo e Legale della Presidenza della Regione Siciliana l’atto oggetto dell’istanza è sottratto al procedimento di accesso”.
Dito puntato contro la Regione
De Luca punta il dito contro la Regione: “Tre parlamentari regionali chiedono formalmente un documento nell’esercizio delle proprie funzioni. Seguono la procedura prevista, protocollano l’istanza e chiedono copia integrale dell’atto. La Regione risponde che quel documento non può essere diffuso e che è sottratto al procedimento di accesso. Poi accade qualcosa che ha dell’incredibile. Oggi, 19 agosto 2026, la stampa pubblica un articolo dedicato proprio al parere n. 020.11.26, nel quale il giornalista afferma di averne preso visione e ne ricostruisce diffusamente il contenuto. A questo punto la domanda è inevitabile: come ha fatto un documento formalmente sottratto all’accesso a diventare accessibile a un giornalista? Sia chiaro: non è in discussione il lavoro della stampa, che ha pieno diritto di acquisire informazioni e pubblicare notizie. Il problema è un altro e riguarda esclusivamente la Regione Siciliana e la gestione di un atto che essa stessa aveva dichiarato non ostensibile e non divulgabile. Se quel parere, come la stessa Regione ha formalmente comunicato a Sud Chiama Nord, era sottratto all’accesso e l’Ufficio Legislativo e Legale aveva espressamente dichiarato di non acconsentire alla sua diffusione, chi lo ha fatto uscire? Chi lo ha messo a disposizione di soggetti esterni? È questo che adesso deve essere accertato. È evidente che siamo di fronte ad una sorta di violazione del segreto d’ufficio. Qualcuno, all’interno degli uffici che avevano la disponibilità dell’atto, ne ha consentito la visione o la diffusione in violazione del regime di riservatezza stabilito dalla stessa Regione. Vogliamo sapere chi, quando, come e a quale titolo abbia consentito l’accesso a un documento che a tre parlamentari regionali era stato formalmente negato. Ed è proprio per fare piena luce su questi aspetti che abbiamo già presentato un’interrogazione parlamentare, affinché il Governo regionale ricostruisca puntualmente quanto accaduto e vengano accertate eventuali responsabilità, verificando anche se vi siano state condotte non conformi agli obblighi di riservatezza. Se qualcuno pensa di intimidirci attraverso indiscrezioni fatte filtrare ad orologeria, ha sbagliato destinatario. Andiamo avanti, come abbiamo sempre fatto, senza farci intimidire”.
Piena luce sulla fuga di notizie
“Ma su questa vicenda – conclude De Luca – pretendiamo piena luce: vogliamo sapere chi ha fatto uscire quel documento e a quale titolo. Noi una convinzione ce la siamo fatta. Il grande lavoro che stiamo portando avanti nella formazione delle liste a sostegno del Governo di Liberazione sta evidentemente facendo vacillare equilibri consolidati e, come ha già detto il sindaco Federico Basile, sta facendo tremare qualche vecchio santuario della politica regionale e nazionale. È in questo contesto che leggiamo quanto sta accadendo e il fatto che questa vicenda emerga proprio adesso: come un attacco frontale alla grande attività politica e organizzativa che stiamo portando avanti in tutta la Sicilia. Stiamo costruendo le liste, presentando le candidature e facendo crescere, giorno dopo giorno, il progetto del Governo di Liberazione. E continueremo a farlo, senza farci intimidire e senza arretrare di un solo passo”.

