Ciclone Harry, "per una ricostruzione a misura d'ambiente"

Ciclone Harry, “per una ricostruzione a misura d’ambiente”

Marco Olivieri

Ciclone Harry, “per una ricostruzione a misura d’ambiente”

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martedì 24 Febbraio 2026 - 19:00

Il professore Giovanni Randazzo indica soluzioni possibili per la zona ionica del Messinese in linea con il dossier di Legambiente

MESSINA – Quale ricostruzione dopo gli enormi danni provocati dal ciclone Harry? Giovanni Randazzo, professore ordinario di Geologia ambientale e dinamica costiera dell’Università di Messina, suggerisce soluzioni che evitino gli errori del passato nel rispetto dell’ambiente.

Professore Randazzo, “Il ciclone Harry: cronaca di un disastro annunciato e della gestione fallimentare del litorale ionico” s’intitola il dossier di Legambiente, che ha appena presentato. Che ne pensa del punto di partenza dello studio?

“Lo condivido in pieno. E deve servire da stimolo per le amministrazioni”.

Giovanni Randazzo

Lei stesso ha evidenziato, in un intervento, che il problema sorge laddove si è tentato di “ingabbiare” la costa: “L’erosione ha colpito duramente le piazzette aggettanti dei lungomari e i tratti adiacenti alle strutture artificiali”. Quali sono allora le soluzioni per evitare che si ripetano gli errori attuali, dato che gli eventi climatici fuori dall’ordinario sono destinati a ripetersi?

“La costa, per come l’abbiamo immaginata finora, non potrà reggere agli effetti dei cambiamenti climatici che si manifesteranno con mareggiate sempre più frequenti e di maggiore intensità. Per quanto riguarda la fascia jonica sarebbe utile trovare un’alternativa a quella che oggi è la tangenziale costiera jonica che passa per i lungomari. I lungomari dovrebbero essere riportati a livello del mare, vegetati e destinati all’uso ludico e ricreativo delle spiagge”.

Un primo passo importante per avviare bene la ricostruzione?

“Sarebbe utile rivedere i Piani di utilizzo del Demanio marittimo, rivedendo la tempistica delle concessioni e assicurandosi che siano assolutamente rimovibili. Evitare qualsiasi intervento che non sia inserito correttamente nell’intera unità fisiografica che va da Capo Sant’Alessio a Capo Scaletta. Realizzare un masterplan (documento di pianificazione strategica a lungo termine, n.d.r.) complessivo per l’intera area potrebbe servire a dare le regole per operare sotto comuni regole di buon senso”.

Ed ecco le proposte di Legambiente Sicilia per la ricostruzione:

  1. “Riforma della L.R. 78/76. Modificare l’art. 15 eliminando l’eccezione per le “Zone B”. Il rispetto
    della fascia di 150 metri deve essere assoluto, tanto più a ridosso delle zone classificate R4 (rischio
    molto elevato) dal Pai Coste. È un provvedimento a costo zero.
  2. Demolizione delle opere abusive realizzate entro i 150 metri dalla battigia.
  3. Incentivi all’arretramento. Finanziare l’arretramento volontario degli immobili danneggiati.
    Non è un sussidio, ma un investimento a lungo termine per non lasciare alle future generazioni il
    conto di una difesa insostenibile.
  4. Opere flessibili. Dove la difesa è indispensabile e l’arretramento impossibile, utilizzare solo opere
    rimovibili o adattabili, rinunciando a strutture rigide che riflettono le onde.
  5. Ripensamento viabilità costiera. Ricondurre alla loro funzione di passeggiata lungomare le
    attuali strade tangenziali in frangia alla spiaggia, adattandole ed eliminando gli aggetti.
  6. Pianificare un riassetto della viabilità a monte, integrandola con quella principale già esistente
  7. (la S.S. 114 e l’ Autostrada A18).
  8. Riequilibrio sedimentario. Riattivare la capacità di trasporto dei sedimenti da parte dei corsi
    d’acqua, compromessa dalle “sistemazioni idrauliche” che impattano sull’alimentazione dei litorali.
  9. Strutture per la balneazione e per attività connesse, effettivamente stagionali, quindi da rimuovere
    a fine stagione estiva.
  10. Concessioni e autorizzazioni demaniali: da rilasciare solo in presenza di Pudm (Piano di utilizzo
    del demanio marittimo), che deve essere redatto secondo obiettivi di adattamento ai cambiamenti
    climatici e minimizzazione dell’occupazione delle spiagge demaniali.
  11. Rimozione dei servizi a rete (acquedotti, fognature, ecc.) dalle spiagge e dalle aree soggette a
    erosione meteo-marina”.

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