Ciclone Harry, "cronaca di un disastro annunciato nel litorale ionico"

Ciclone Harry, “cronaca di un disastro annunciato nel litorale ionico”

Marco Olivieri

Ciclone Harry, “cronaca di un disastro annunciato nel litorale ionico”

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martedì 17 Febbraio 2026 - 14:18

Dossier di Legambiente Sicilia su "una gestione fallimentare", A cura dell’Osservatorio sull’erosione delle spiagge della provincia di Messina

MESSINA – Il dossier non lascia dubbi sull’interpretazione e sul grido d’allarme dopo il ciclone Harry. Stamattina è stato presentato il dossier “Il ciclone Harry: cronaca di un disastro annunciato e della gestione fallimentare del litorale ionico”. La presentazione a Messina, nella sede della Uisp in via Cesareo 29, da parte della Legambiente Sicilia. Lo studio è a cura dell’Osservatorio sull’erosione delle spiagge della provincia di Messina. A intervenire Salvatore Gurgone, referente erosione costiera di Legambiente Sicilia;
Giovanni Randazzo, professore ordinario di Geologia ambientale e dinamica costiera dell’Università di Messina; Salvatore Granata, dell’Osservatorio; Tommaso Castronovo, presidente di Legambiente Sicilia.

Subito dopo il ciclone Harry, proprio l’Osservatorio si era espresso così: “Infrastrutture troppo vicine al mare e cementificazione selvaggia. Si è costruita una ‘città lineare’ parallela alla riva, spesso entro i 150 metri, aggiungendo piazzole e strutture che hanno ridotto la profondità delle spiagge. A questo si aggiunge l’occupazione delle spiagge con manufatti destinati alla fruizione balneare, non rimossi a fine stagione.”

“Decenni di scelte urbanistiche errate e abusivismo edilizio”

Viene sottolineato nel dossier: “I gravi danni registrati lungo le coste siciliane, in seguito al passaggio della tempesta Harry, riportano drammaticamente all’attenzione pubblica un problema più volte denunciato da Legambiente Sicilia: la crisi climatica, che ha uno dei suoi epicentri nel Mediterraneo — riconosciuto come hotspot del cambiamento climatico — e che, purtroppo, sta assumendo dinamiche sempre più accelerate e incontrollabili. Gli effetti di questa crisi sono aggravati dalla fragilità dei territori costieri, conseguenza di decenni di scelte urbanistiche errate, interventi infrastrutturali inadeguati, abusivismo edilizio spesso tollerato, quando non apertamente favorito, e procedure amministrative talvolta eluse o distorte. L’erosione costiera, acuita da anni di cementificazione selvaggia e da una pianificazione territoriale carente, rappresenta oggi una delle emergenze ambientali più gravi per la Sicilia”.

“ll 77% della fascia costiera regionale è a rischio di erosione ma prosegue l’avanzata del cemento”

Si legge nel documento: “Secondo i dati più recenti, il 77% della fascia costiera regionale è a rischio di erosione, e tuttavia prosegue l’avanzata del cemento: negli ultimi 15 anni è stato consumato oltre il 6% del territorio costiero. La densità edilizia (ossia il rapporto tra volumetria costruita e superficie), lungo la fascia litoranea è di molto superiore alla media nazionale, con punte di oltre i 3.000 abitanti potenziali per km² in alcuni Comuni turistici. A fronte di un decremento demografico accertato, continuano ad aumentare consumo di suolo e volumetrie edilizie, segno di un modello urbanistico insostenibile, iniquo e orientato prevalentemente all’estrazione di valore economico e alla capitalizzazione della rendita fondiaria. È da queste premesse che occorre partire per interpretare le cause e gli effetti del ciclone Harry, che ha colpito in particolare la costa ionica siciliana, e per individuare soluzioni efficaci volte a garantire la sicurezza delle popolazioni, la tutela delle economie locali e la resilienza degli ecosistemi costieri. Gli eventi che oggi definiamo “estremi” e “rari” sono destinati, infatti, a ripetersi con crescente frequenza e intensità, imponendo un cambio di paradigma nelle politiche di gestione del territorio e di adattamento ai cambiamenti climatici”.

“Un modello fallimentare nella zona ionica e tra Santa Margherita, Galati Marina e Mili Moleti”

Lo studio analizza la situazione dei Comuni ionici: da Sant’Alessio Siculo (“30 anni d’avvertimenti ignorati”) allo “schema suicida” a Santa Teresa di Riva e Furci Siculo. Viene osservato: “Qui la strada lungomare è stata realizzata direttamente sulla spiaggia e “arricchita” da piste ciclabili e piazzole protese verso la battigia. Durante il ciclone, queste infrastrutture hanno agito da incudine contro il martello delle onde, provocando crolli strutturali del tutto prevedibili”.

“Harry è stato solo la scintilla di una vulnerabilità costruita nel tempo. Infatti già prima di questo evento, lo scorso anno, nel gennaio 2025, ben 140 metri di lungomare erano stati distrutti da una violenta mareggiata, con danni stimati in oltre 4 milioni di euro”. E ancora: “A conferma del fatto che la costa è un organismo unico, basta osservare quanto accade tra Santa Margherita, Galati Marina e Mili Moleti. Per “difendere” la spiaggia di Santa Margherita, a partire dal 2006 è stata realizzata una barriera soffolta su un progetto redatto dal Genio civile di Messina. Il risultato? La spiaggia di Santa Margherita è cresciuta in profondità per tutta la lunghezza della scogliera sommersa e, via via che i sedimenti venivano intrappolati, nel litorale adiacente di Galati Marina si innescava l’erosione a causa della mancata alimentazione di sabbia provocata dall’effetto trappola dell’opera di “difesa” realizzata a S. Margherita. L’erosione così si è spostata “sottoflutto” (verso Messina), colpendo a catena i litorali a Nord. Così è stato necessario intervenire a Galati Marina, dove la realizzazione di una nuova barriera sta generando la necessità di un’ulteriore opera e così via, fino a raggiungere la località di Mili Moleti. Il risultato è la creazione di un degrado sistemico che costa milioni di euro e che sta portando alla distruzione di chilometri di costa naturale”.

Quanto ai lidi balneari, “mentre oggi si corre ai “ristori”, la domanda etica e legale resta: se un imprenditore ignora coscientemente un rischio segnalato e decide di non rimuovere le strutture in inverno, perché la collettività dovrebbe risarcirlo? È urgente verificare la reale amovibilità di queste strutture e se la loro permanenza invernale sia compatibile con le norme del Pai (Piano per l’assetto idrogeologico) Coste. Il profitto è privato, ma i costi dei ristori sono pubblici: è giusto così?”.

Le proposte di Legambiente Sicilia

Ed ecco le proposte nel dossier:

“Le risorse economiche devono arrivare, ma non per rifare le stesse cose di prima, sperando che il risultato cambi. Quanto è stato distrutto non deve essere ricostruito lì, allo stesso modo di prima e non si
possono promettere ristori a chi ha occupato la spiaggia ignorando il rischio.
Le azioni per un cambio di rotta:

  1. Riforma della L.R. 78/76. Modificare l’art. 15 eliminando l’eccezione per le “Zone B”. Il rispetto
    della fascia di 150 metri deve essere assoluto, tanto più a ridosso delle zone classificate R4 (rischio
    molto elevato) dal Pai Coste. È un provvedimento a costo zero.
  2. Demolizione delle opere abusive realizzate entro i 150 metri dalla battigia.
  3. Incentivi all’arretramento. Finanziare l’arretramento volontario degli immobili danneggiati.
    Non è un sussidio, ma un investimento a lungo termine per non lasciare alle future generazioni il
    conto di una difesa insostenibile.
  4. Opere flessibili. Dove la difesa è indispensabile e l’arretramento impossibile, utilizzare solo opere
    rimovibili o adattabili, rinunciando a strutture rigide che riflettono le onde.
  5. Ripensamento viabilità costiera. Ricondurre alla loro funzione di passeggiata lungomare le
    attuali strade tangenziali in frangia alla spiaggia, adattandole ed eliminando gli aggetti.
  6. Pianificare un riassetto della viabilità a monte, integrandola con quella principale già esistente
  7. (la S.S. 114 e l’ Autostrada A18).
  8. Riequilibrio sedimentario. Riattivare la capacità di trasporto dei sedimenti da parte dei corsi
    d’acqua, compromessa dalle “sistemazioni idrauliche” che impattano sull’alimentazione dei litorali.
  9. Strutture per la balneazione e per attività connesse, effettivamente stagionali, quindi da rimuovere
    a fine stagione estiva.
  10. Concessioni e autorizzazioni demaniali: da rilasciare solo in presenza di Pudm (Piano di utilizzo
    del demanio marittimo), che deve essere redatto secondo obiettivi di adattamento ai cambiamenti
    climatici e minimizzazione dell’occupazione delle spiagge demaniali.
  11. Rimozione dei servizi a rete (acquedotti, fognature, ecc.) dalle spiagge e dalle aree soggette a
    erosione meteo-marina”.

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