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Il beniamino delle farfalle. Verità senza cittadinanza nei regimi totalitari

Tosi Siragusa

Il beniamino delle farfalle. Verità senza cittadinanza nei regimi totalitari

sabato 26 Gennaio 2019 - 10:38
Clan Off
Il beniamino delle farfalle. Verità senza cittadinanza nei regimi totalitari

Il fiore all’occhiello della odierna stagione del Clan Off. Norberto Presta torna a Messina con questa sua nota drammaturgia, come sempre sapientemente resa, attraverso un denso monologo, sotto la competente egida registica di Lambert Blum. La tenera lettera alla giovanissima moglie Ana, recapitata solo cinquantaquattro anni dopo, del rivoluzionario russo Nicholaj Ivanovic Bucharin – fra i principali rappresentanti della rivoluzione di Ottobre, componente del Comitato Centrale e teorico di spicco del Partito Comunista Russo, diventato poi vittima e giustiziato nel 1938, dopo un infamante processo per presunte attività cospirative, dal regime stalinista – diviene espediente per ripercorrere la loro storia d’amore, arricchita dalla nascita dell’unico figlioletto Iuri.

Il” beniamino del partito”, come Lenin lo aveva appellato, era non solo un intellettuale vivace, ma un gioviale amante delle barzellette e un estimatore di farfalle, che ricompaiono in un ritaglio su carta, che denota incantevole perizia, ove è riportata la struggente missiva. La moglie Annuschka potrà rispondere solo dopo più di mezzo secolo, con una dichiarazione di amore, ancora e sempre incondizionato, al defunto marito. Un ribelle dal volto umano, troppo umano – che credeva in un progresso solo se incentrato sulle relazioni fra gli uomini – quello che traspare dalla “mise en scene”, un essere che si è saputo liberare della vecchia pelle attraverso una metamorfosi similare a quella che avviene al baco da seta, che diviene una bellissima farfalla.

Tra barzellette, qualche sigaretta e foto reali dei personaggi della piece, consegnate al pubblico per rendere noti i volti dei protagonisti, un orologio da taschino, utilizzato quale pendolo, un testo scritto da Ana, Norberto Presta conferisce, come sempre, concretezza e versatilità alla rappresentazione. Presta, da valente artista, non persegue la consueta linea biografica, muovendosi con grazia e carisma fra più piani narrativi- come quando fa dialogare, prestando voce e corpo a entrambi, Bucharin e se stesso, quale autore, sovente con quella gradevole propensione alla divagazione, che gli è consona. Opera con valenza pedagogica, questa, del grande artista italo – argentino, che ha incantato il numeroso pubblico presente, che lo ha omaggiato al termine con applausi prolungati. Le scene, come sempre scarnificate, si sono avvalse del consueto elemento della circolarità, per creare un simbiotico contatto con i fruitori, e, avvalendosi di pochissimi arredi – una vecchia sedia ,in uso per spostarsi ripetutamente e coinvolgere un po’ tutti gli spettatori, e un’altra dalla quale prendere una giacca, ivi appesa, essenziale nella prospettazione estemporanea dell’amato personaggio – hanno consentito a Presta di marcare il territorio, attraverso la gestualità, il movimento e il sapiente utilizzo del suo corpo. Una intensa messa in scena con la struggente storia di un amore poetico e ad un tempo reale.

L’opera teatrale, già in scena ieri sera, si replicherà oggi alle 18,30 e alle 21,30.

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