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Il dissesto, il Piano-photoshop e i gufi che sparano sulla Croce rossa

Rosaria Brancato

Il dissesto, il Piano-photoshop e i gufi che sparano sulla Croce rossa

domenica 25 Novembre 2018 - 07:56
Il dissesto, il Piano-photoshop e i gufi che sparano sulla Croce rossa

Il dissesto è nei fatti da almeno 6 anni, ma dal 2012 in poi gli organi consiliari hanno preferito il Piano B, cioè il Riequilbrio. E' una scelta politica che rischia di andare incontro alla mannaia della Corte dei Conti.

Personalmente sono a favore del dissesto sin dall’autunno del 2012 quando dalle parole del commissario Croce emerse che la dichiarazione di dissesto, avrebbe dovuta farla l’ex sindaco Buzzanca. Il commissario Croce parlava con la freddezza dei burocrati e annunciava lacrime e sangue ma aveva appena scattato una fotografia. In quel periodo e per la durata della campagna elettorale per le amministrative 2013 litigai con tutti i candidati proprio per questo. I fotomontaggi possono trasformare una persona normale in una star ma non corrispondono alla verità ed il Piano di riequilibrio, a mio giudizio, è una foto in bianco e nero ritoccata con il fotoshop.

Nel 2013 solo la candidata sindaco del M5S Maria Cristina Saija era per il dissesto. Accorinti era a favore del dissesto fino a pochi minuti prima del risultato elettorale poi cambiò idea e si lanciò in un’operazione di maquillage che rischia di pagare per i prossimi anni.

Ero per il dissesto e non ho cambiato idea ma non sono tra quanti godono al pensiero che la Corte dei conti potrebbe tra un paio di mesi bocciare il Piano di Riequilibrio e decretare il default. Non sono neanche tra i sostenitori del dissesto per “dispetto” anche perché qualora dovesse essere dichiarato gli unici a pagarne le conseguenze sarebbero gli esponenti della giunta Accorinti e non chi invece ha alacremente accatastato macerie negli ultimi decenni.

Paradossalmente proprio gli accorintiani dovrebbero ringraziare se Consiglio e Giunta hanno trasmesso il nuovo Piano e tifare perché superi il percorso ad ostacoli.

Lo stato di dissesto era nei fatti nel 2013 e se fosse stato dichiarato allora ne saremmo usciti (malconci ma vivi) in questi mesi. Le misure previste dal dissesto sono le stesse del Piano di riequilibrio con la differenza che quelle del Pluriennale dureranno per i prossimi 15 anni mentre le prime hanno durata minore. Se tagli i rami secchi puoi piantare dei semi, ma rispetto chi la pensa diversamente.

Sono convinta che né la Lega né il M5S faranno nulla per aiutare Messina. Catania, che ha un leghista nella giunta Pogliese, è al dissesto e non avrà alcun paracadute dal “governo amico”. Figuriamoci Messina che non ha in giunta né un leghista né un pentastellato. Finora l’atteggiamento è stato come quello di chi sta al balcone a guardare, su tutte le tematiche. Sulla sedicesima AP finora ci sono solo comunicati stampa e nessun atto concreto (anche se a breve secondo indiscrezioni il nuovo commissario AP che prenderà il posto di De Simone sarà Sciacca). L’attuale vice premier Di Maio lo aveva già annunciato a Piazza Cairoli “se eleggete sindaco il nostro candidato Gaetano Sciacca avrete il governo dalla vostra parte”. Messina ha eletto De Luca e i 5stelle sono coerenti.

Adesso è il Ministero dell’Interno che ha in mano il Piano di riequilibrio, con ogni probabilità lo esiterà favorevolmente perché sa che l’ostacolo più grosso è la Corte dei Conti che ci aspetta al varco dal 2013 indipendentemente dal sì o dal no del governo.

A quel punto i passaggi diventerebbero obbligati, Giunta e Consiglio dovranno votare la dichiarazione di dissesto per norma di legge.

Il capogruppo del M5S Andrea Argento in sede di dibattito sul Piano di riequilibrio prima di abbandonare l’Aula ha detto: “ Non vogliamo passare per quelli che vogliono il dissesto della città. Il default sarà la corte dei conti a dichiararlo e allora si capirà chi aveva ragione e chi no. Adesso lasciamo l’Aula e sarà compito di chi sostiene questo Piano di riequilibrio mantenere il numero legale”. Sono stati coraggiosi e leali nel ribadire che il compito di mantenere il numero legale spetta alla maggioranza bulgara che si è formata in Aula, ma avrebbero dovuto esserlo fino in fondo e sostenere il dissesto, se è questa la loro posizione, in Aula, piuttosto che attendere la Corte dei conti. Così come fecero Nina Lo Presti e Gino Sturniolo negli anni scorsi.

L’amministrazione De Luca e il Consiglio comunale si sono espressi con un voto per dare una possibilità di salvezza a Messina. Esattamente come l’ex amministrazione Accorinti e l’ex consiglio comunale e prima ancora il commissario Croce ed il consiglio comunale del 2012. Da cinque anni gli organi elettivi si sono sempre espressi a favore dei Piani di Riequilibrio, mai una volta la parola dissesto ha superato la soglia dei dibattiti o dei convegni.

Non sono un gufo e non sono tra quanti desiderano dire “ve l’avevo detto”. Mi spiacerebbe che dopo anni di macerie a pagare fosse solo la giunta Accorinti che ha come unica colpa l’aver provato ad allontanare il dissesto vivacchiando fino al 2018. Non ha messo la prima pietra, le ha aggiunte. Pesanti, ma le ha aggiunte.

Ci sono cose che non mi piacciono affatto nel Piano e nel Salva Messina. Preferivo il primo, quello lacrime e sangue. Temo nascano nuovi carrozzoni, temo che non tutti i maxi creditori accettino le condizioni del rientro. Tifo per i piccoli creditori. Ho paura che lo sviluppo venga rinviato al dopo.

Ma non tiferò mai perché Messina affondi solo perché De Luca mi sta profondamente antipatico. O perché insieme a lui affonderebbe la giunta Accorinti.

Tifo perché Messina si salvi nel miglior modo possibile e con il contributo di tutti.

Non sparo sulla Croce Rossa che prova a salvare i feriti.

Accorinti e De Luca, per quanto questo possa apparire un ossimoro hanno scelto la stessa strada che è quella del Piano B. Entrambi pensano che il loro Piano B sia migliore di quello dell’avversario, ma non è il momento del gioco a chi ce l’ha più bello. Il dado è tratto, in siciliano diremmo “comu finisci si cunta”, che per dirla in altri termini è: “Io speriamo che me la cavo”.

Rosaria Brancato

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