La Cassazione ha confermato le condanne per gli ex conviventi che furono arrestati nove anni fa per abusi sessuali e per una serie di attentati incendiari
All’epoca li definirono “gli amanti diabolici di Villafranca”. Furono arrestati dai Carabinieri per violenza sessuale su una ragazzina e per una serie di attentati incendiari nei confronti di quelle persone che li avevano denunciati facendo scoprire la torbida vicenda. Ora, a distanza di otto anni, la Corte di Cassazione ha confermato le condanne per gli ex conviventi che tornano in carcere per scontarle. Proprio ieri i Carabinieri di Villafranca hanno arrestato G.C. 49 anni e S.P. 49 anni. Il primo deve scontare sei anni e mezzo di reclusione, la seconda otto anni per abusi sessuali ed incendio aggravato.
La vicenda che venne a galla, dalle intercettazioni telefoniche ed ambientali, dipinse un quadro a tinte fosche, una realtà squallida fatta di abusi e ricatti. In pratica la storia di una ragazzina costretta a subire le attenzioni morbose del compagno della madre. La donna temendo di perdere il suo uomo non esitò a “concederle” anche la figlia minorenne. La storia andò avanti finchè qualcuno non denunciò entrambi ai Carabinieri. A questo punto scattarono le ritorsioni contro gli “infami” che avevano svelato i retroscena dell’inquietante storia familiare. Per prima cosa fu incendiata la Fiat Panda di un parente, a S.Stefano Briga, che si era intromesso nella vicenda per far cessare quella turpe storia e salvare la ragazzina dalle grinfie dell’uomo. Ma la donna da qualche tempo era intercettata e pedinata dai Carabinieri e subito dopo l’attentato fu bloccata ed arrestata. Subito dopo fu arrestato anche il compagno della donna poiché in alcune telefonate intercettate i due avevano organizzato sia l’incendio della Panda sia altri attentati. L’incendio avrebbe dovuto appiccarlo l’uomo ma in quel periodo si trovava agli arresti domiciliari ed era troppo rischioso uscire di casa per compiere un attentato del genere.
I due finirono in carcere e furono condannati in primo e secondo grado. Ora la sentenza della Cassazione che chiude, almeno dal punto di vista giudiziario, la triste storia ed il calvario di una ragazzina, con la condanna dei due responsabili.
