Le associazioni anti-racket della Sicilia eleggono il nuovo coordinatore regionale della Fai, il siracusano Mario Magnano

Le associazioni anti-racket della Sicilia eleggono il nuovo coordinatore regionale della Fai, il siracusano Mario Magnano

Redazione

Le associazioni anti-racket della Sicilia eleggono il nuovo coordinatore regionale della Fai, il siracusano Mario Magnano

mercoledì 03 Dicembre 2008 - 15:23

Messina scelta come città in cui svolgere le elezioni per mostrare solidarietà a Mariano Nicotra

La scelta di far ricadere sulla Prefettura di Messina il luogo in cui svolgere la riunione di tutte le associazioni antiracket italiane della Sicilia aderenti alla Fai (Federazione Antiracket Italiana) per l’elezione del nuovo coordinatore regionale, il siracusano Mario Magnano, non è stata casuale. Un concetto che hanno ribadito nel corso dei loro interventi il “padrone di casa- Fancesco Alecci, il presidente nazionale Fai Giuseppe Scadurra e il presidente onorario della Fai Tano Grasso.

A spiegarne bene la ragione, forse meglio di qualsiasi altra parola, la presenza dell’imprenditore Mariano Nicotra, vittima qualche settimana fa di un agguato proprio mentre si recava ai cantieri della sua impresa. Una presenza quella di Nicotra, uno dei fondatori dell’Asam, associazione locale anti-racket aderente alla Fai, che non fa altro che testimoniare l’importanza e la necessità di denunciare estortori ed usurai: «È necessario portare avanti un’ azione capillare di controllo del territorio, al fine di prevenire il fenomeno del racket e tutelare chi ne è vittima – ha affermato Alecci -. Finora ciò è stato possibile solo grazie all’aiuto e al supporto delle forze dell’ordine e di tutte le associazioni presenti nella provincia che con il loro lavoro non abbandonano mai chi vive l’incubo delle minacce».

Alecci spiega infatti come quello messinese sia uno dei territori più esposti a questo tipo di problema, un territorio dove quotidianamente, spiega il prefetto, ci si trova ad affrontare situazioni del genere che, fortunatamente, vengono però denunciate con maggiore frequenza rispetto al passato. «Quello che bisogna cercare di fare aldilà delle leggi e dei provvedimenti che non è certo vostra competenza far applicare e rispettare – dichiara Alecci rivolgendosi ai componenti delle varie associazioni presenti – è dare anche “fisicamente- il nostro sostengo a coloro che sono vittime del racket, attraverso una abbraccio, attraverso un stretta di mano, e non solo con le parole. Ecco perché organizzare questo incontro qui oggi ed essere vicino a Mariano è stato per me un piacere e non un dovere istituzionale».

Un concetto quello espresso dal rappresentante del governo sul territorio che riprende quanto detto da Lillo Speziale, presidente della Commissione regionale antimafia, durante l’incontro organizzato in città qualche settimana fa sempre in segno di solidarietà a Mariano Nicotra. Già in quella occasione si faceva riferimento ad una proposta di legge che, proprio al fine di incrementare la lotta all’usura, prevede la possibilità di sanzioni amministrative per chi non denuncia. Una proposta che come ribadiscono sia Scandurra che Grasso è ormai quasi certo diventi legge e che entrambi definiscono un importantissimo risultato: «Ormai siamo in dirittura d’arrivo, il provvedimento è al vaglio del Senato e ci sono tutte le carte in regole perché venga approvato – afferma il presidente nazionale Fai. Ciò significherebbe tanto per la lotta al racket, soprattutto perché permetterà di “combattere- non solo le organizzazioni mafiose che traggono nutrimento dalla paura degli imprenditori minacciati ma anche soprattutto quelle imprese che, pur non essendo colluse, con la loro acquiescenza e il loro silenzio, contribuiscono ad alimentare questa grave piaga sociale».

Una posizione assolutamente condivisa dal presidente Grasso che a tal proposito ci tiene a ringraziare il Ministro dell’Interno Roberto Maroni per aver appoggiato senza riserve la suddetta proposta: « Il ministro è stato un ottimo interlocutore, ha ribadito l’importanza di un provvedimento che ormai da tempo immemore mi sforzo di sottoporre all’attenzione di tutti. Far passare questa legge significa soprattutto dar fastidio a quella che io definisco zona “grigia- del mondo imprenditoriale che pur non essendo corrotta e collusa con la mafia, dunque non perseguibile penalmente, deve comunque essere colpita da sanzioni amministrative esemplari». In tal senso, Grasso non dimentica di far riferimento al presidente di Confindustria Sicilia Ivan Lo Bello che in più occasioni si è mostrato favorevole a questa linea d’intervento anche a svantaggio della realtà che rappresenta, ma «creando – afferma il presidente – un vero e proprio squarcio nel mondo dell’imprenditoria siciliana». Dati alla mano, la provincia di Gela, una delle più colpite dal fenomeno del racket, quest’anno ha registrato ben 100 denunce fra commercianti ed imprenditori.

Quella contro il racket è dunque una battaglia da condurre a viso aperto, da affrontare con le parole e non con il silenzio e soprattutto da combattere con unità e compattezza, senza mai abbandonare chi per primo ne è vittima: «Mariano Nicotra non rappresenta una vittima isolata del racket, bensì l’intera categoria degli imprenditori perché gli atti intimidatori di cui è stato oggetto riguardano tutti indistintamente».

Foto Dino Sturiale

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