Di solito i Peloritani agiscono come una "barriera ondulatoria" che smorza il potenziale distruttivo del vento. Ma le condizioni possono cambiare
METEO MESSINA – Nelle prossime ore l’aria più mite atlantica tenderà a scalzare l’aria più fredda presente in Europa, scorrendo al di sopra, molto velocemente. Lungo la linea di contatto fra le due perturbazioni si andrà a sviluppare una ciclogenesi di tipo esplosiva, molto profonda, che attiverà venti tempestosi che spazzeranno tutta l’Europa centro-occidentale, spingendosi fin sul Mediterraneo nelle prossime ore.
Sappiamo bene che a Messina il vento di Ponente e Maestrale è costretto a scavalcare velocemente i Peloritani settentrionali, incanalandosi lungo le principali vallate dove scorrono le fiumare, per gettarsi sulla città con forti raffiche di caduta (vento di pendio), molto turbolenti e irregolari, sia nella direzione che nella velocità. In alcune circostanze questo tipo di raffiche si presentano sotto forma di “strisciate” molto localizzate e il notevole effetto di compressione prodotto dalla componente discendente del vento può produrre anche dei danni ad infrastrutture e tetti di abitazioni allorquando si supera la soglia dei 90-100 km/h.

I forti venti di Ponente e Maestrale nel corso della giornata di sabato potrebbero produrre il fenomeno del “salto idraulico” lungo il versante sottovento dei Peloritani, con forti raffiche sulla città, nelle prime ore del mattino.
Il fenomeno del “salto idraulico”
Spesso le brevi ma intense burrasche di vento, di Ponente e Maestrale, che investono la città, vengono amplificate da un particolare fenomeno atmosferico, definito con il termine di “salto idraulico”. Tale fenomeno può essere spiegato in maniera molto affascinante attraverso la teoria dell’acqua bassa di un fiume quando scorrendo molto velocemente, passano su un masso ed effettuano dopo di esso un breve salto.

Questa teoria ipotizza il flusso idrostatico di un fluido omogeneo delimitato da una superficie libera che passa sopra una barriera (in questo caso una barriera montuosa). In pratica il fenomeno mette in evidenza il delicato equilibrio che sussiste fra la velocità di una massa d’aria, la forza della differenza di pressione (gradiente barico orizzontale) che l’ha generata e la forza gravitazionale. Possiamo distinguere due casi didattici: 1) condizioni di flusso supercritico 2) condizioni di flusso subcritico.
Flusso supercritico
Durante le condizioni di flusso supercritico, la velocità della massa d’aria (il vento) è più forte della forza di gradiente di pressione. L’equilibrio è soddisfatto dal flusso che accelera nella stessa direzione della forza gravitazionale. Questo fa sì che le particelle di fluido, in questo caso l’aria, decelerino durante la salita, convertendo l‘energia cinetica (KE) in energia potenziale (PE), e accelerino durante la discesa, riconvertendo la PE in KE. Ciò fa in modo che il vento, durante la discesa acquisti ulteriore velocità, con raffiche di caduta dal rilievo molto forti e turbolenti, rispetto al versante sopravvento.
Flusso subcritico
In condizioni di flusso subcritico la forza del gradiente di pressione domina e l’equilibrio è soddisfatto quando le particelle di fluido accelerano nella direzione opposta alla forza gravitazionale. Cioè, accelerazione del vento nella salita (versante sopravvento), con conversione di energia potenziale PE in energia cinetica KE e decelerazione nella discesa, da KE a PE. In questo caso il vento risulterà più debole, se non addirittura assente sul versante sottovento, mentre sul lato sopravvento il vento risulta più forte.
Salto idraulico
Se invece c’è un’accelerazione lungo tutto il percorso di superamento della montagna, il flusso d’aria subisce una transizione da subcritico a supercritico e si producono velocità molto elevate in discesa. Questo si ottiene quando c’è un’accelerazione sufficiente durante la salita, quindi il flusso d’aria alla fine recupera le condizioni ambientali a valle.

Questo processo turbolento è chiamato salto idraulico. L’alta velocità del vento è il risultato di una continua conversione di energia potenziale in energia cinetica KE. Tale fenomeno atmosferico fa in modo che in certe situazioni, sulla città dello Stretto si possono verificare forti burrasche, in certi casi pure tempeste di vento, con raffiche che possono raggiungere e superare la soglia dei 100 km/h.
Tanto per fare qualche esempio, il 31 dicembre del 1979, durante una fortissima maestralata, gli anemometri del pilone hanno registrato una massima raffica di 152 km/h (circa 82 nodi). Notevoli pure i 148 km/h del 28 Dicembre del 1999, quando l’Italia e le aree tirreniche furono colpite dai resti della tremenda tempesta di vento atlantica che il 26 dello stesso mese aveva messo in ginocchio il nord della Francia e parte della Mitteleuropa, causando enormi danni e tanti disagi.
L’effetto schermante dell’onda orografica
Fino alla mattinata di sabato il vento molto forte sferzerà il Tirreno e l’area eoliana, con raffiche fino a 90 km/h. Sullo Stretto si assisterà ad una calma apparente, grazie alla protezione offerta dalla solita onda orografica che si svilupperà sui Peloritani. L’onda orografica è un fenomeno atmosferico affascinante che si verifica quando una massa d’aria stabile incontra una barriera montuosa, come i Monti Peloritani nel caso di Messina.

In questa configurazione, l’onda orografica protegge la città dalle raffiche di caduta violente perché impedisce un’accelerazione eccessiva dell’aria in discesa, invece di un “tuffo” diretto e turbolento (come nel salto idraulico puro), visto che l’aria segue traiettorie ondulate, con moti ascendenti e discendenti bilanciati. Il vento al suolo rimane più moderato e costante, senza quelle impennate improvvise tipiche delle “raffiche di caduta”. Spesso si formano nubi lenticolari stazionarie, segno di un flusso stabile e non turbolento al suolo.
In pratica, per Messina, quando c’è un’onda orografica ben formata, i Peloritani agiscono come una “barriera ondulatoria” che smorza il potenziale distruttivo del vento discendente. Ma se le condizioni cambiano e l’ampiezza dell’onda diventa troppo grande, come potrebbe capitare nel pomeriggio di sabato, l’onda si rompe (wave breaking), simile a un’onda marina che frange sulla spiaggia. In questo caso succede che le linee di flusso si rovesciano e diventano turbolente. Si crea un salto idraulico atmosferico, l’aria passa da un flusso rapido e supercritico (in discesa accelerata) a uno subcritico, con una transizione brusca. L’energia potenziale accumulata in quota si converte improvvisamente in energia cinetica al suolo, generando raffiche improvvise, violente e irregolari, spesso oltre i 100 km/h.
