Atm. In esclusiva a Tempostretto, Conte spiega ragioni e numeri della crisi, attaccando i suoi ex ‘superiori’

Atm. In esclusiva a Tempostretto, Conte spiega ragioni e numeri della crisi, attaccando i suoi ex ‘superiori’

Atm. In esclusiva a Tempostretto, Conte spiega ragioni e numeri della crisi, attaccando i suoi ex ‘superiori’

martedì 08 Giugno 2010 - 22:13

Il direttore generale ‘svela’ il rapporto perverso tra l’azienda speciale e l’ente proprietario, il Comune: uno dei maggiori debitori dell’Atm. Su download il piano di risanamento aziendale proposto dal commissario straordinario La Corte

«Logica perversa di contrapposizione tra l’ente proprietario e socio unico Comune e l’azienda speciale Atm». Sta tutta in questo assioma, secondo Claudio Conte – direttore generale dell’azienda trasporti dal 1997 – la causa principale della crisi dell’Atm. Una crisi che si trascina da oltre 10 anni e che oggi ha raggiunto un punto di non ritorno, oltre il quale non ci può essere che la luce, con un piano efficace di risanamento aziendale, o il baratro, con l’affossamento definitivo dell’azienda e degli oltre 600 dipendenti iscritti sul registro contabile. E in questi giorni di grande fermento, con uno sciopero generale ormai alle porte e con l’adozione (tardiva) delle misure ‘salva Atm’ messe in campo da Buzzanca e dettagliate in una delibera di giunta (vedi articolo relativo), il direttore generale Conte, considerato tra i responsabili del declino economico e di immagine vissuto in questi anni dall’Atm, ha deciso di fornire la propria versione dei fatti, puntando il dito soprattutto contro il rapporto -malato e contraddittorio” esistente tra l’Atm ed il Comune, chiamato adesso a sanare debiti che l’ente stesso, in questi anni, ha contribuito a creare con la complicità – sottolinea Conte – dei vertici aziendali, che non hanno mai preteso dagli amministratori di palazzo Zanca le somme dovute. Naturalmente, il riferimento è agli ex ‘superiori’ ed agli ex amministratori. «Con La Corte e Buzzanca – precisa al telefono il direttore generale – si è registrata un’inversione di tendenza e soprattutto con il commissario straordinario La Corte sono in perfetta sintonia». Pienamente condiviso anche il piano di risanamento proposto dall’ex questore, che è possibile visionare cliccando su download.

Ma torniamo ai conti dell’azienda ed in particolare ai crediti vantati nei confronti del Comune. Già in occasione della seduta della I Commissione consiliare dello scorso 31 maggio, a proposito dell’ultimo bilancio Atm approvato dal Consiglio comunale, vale a dire quello del 2003, Conte aveva espressamente parlato di « gestione omissiva sotto il profilo del recupero crediti » da parte dell’Atm. Quell’atto di esercizio contabile, infatti, riconosceva all’azienda di via la Farina una somma di 13 milioni 375 mila euro, oltre interessi e rivalutazione. Somma che, però, l’Atm non ha mai incassato. «Se all’epoca – ha dichiarato Conte in Commissione – vi fosse stata quella somma che ammontava complessivamente a 15 milioni- la situazione sarebbe stata diversa: se l’Atm avesse avuto sul tavolo 15 milioni avrebbe potuto intanto definire un concordato con i fornitori». Pur rivestendo, allora come oggi, la carica di direttore generale, Conte declina ogni responsabilità per la mancata riscossione dei crediti perché « il direttore esegue le deliberazioni del Consiglio di amministrazione e storicamente gli unici consigli di amministrazione che in parte hanno cercato di far valere la tutela degli interessi dell’azienda sono stati quelli in carica nel 2001 e nel 2007». Un attacco frontale, dunque, quello di Conte ai Cda che si sono succeduti negli ultimi nove anni, protagonisti a suo dire di un colpevole immobilismo. A parte, infatti, i due –timidi tentavi– avviati nel 2001 e nel 2007 , anni in cui i Cda erano presieduti rispettivamente da Natoli e Providenti, gli altri consigli di amministrazione, secondo Conte, sarebbero stati a guardare la barca che affondava, senza neanche tentare di riscuotere le somme spettanti dai propri debitori e, in particolare, dal Comune.

Per dovere di cronaca è bene ricordare la cronologia ed i nomi dei presidenti dei Cda messi sotto accusa da Conte. Dal 2001 al 2003, come detto, la poltrona di presidente era occupata da Natoli, che però viene salvato da direttore generale, che gli riconosce il merito di avere comuque provato a far valere i diritti dell’azienda; dal 2004 al 2006 a capo della società e del Cda c’era l’attuale direttore amministrativo dell’Università di Messina, Pino Cardile, già assessore al bilancio e all’annona del Comune di Messina e per questo, dice Conte, ‘emotivamente coinvolto’ e piuttosto restìo a chiedere a Palazzo Zanca di attingere liquidità dalle proprie casse. Prima dell’era Buzzanca-La Corte e cioè dal 2006 al 2008, quando sindaco della città era Genovese, la gestione dell’Atm fu affidata all’ex primo cittadino ed ex magistrato Franco Providenti , anche lui considerato ‘esente’ da colpe specifiche sul mancato recupero credito. Decisamente meno attive in tal senso , invece – sostiene Conte- le gestioni commissariali del periodo compreso tra il 2008 ed il 2009 ed affidate rispetttivamente al dott. Antonio Grasso, presidente di una terna commissariale, e all’ing. Domenico Manna, già allora dirigente alla mobilità a palazzo Zanca.

Il direttore generale, stanco dei continui attacchi alla sua persona, non si ‘limita’ a dichiarazioni di fuoco, annunciando peraltro – sempre in Commissione bilancio- di essere pronto a trasmettere gli atti alla Procura della Repubblica, ma esibisce numeri reali e concreti che certificano « i crediti più significativi aggiornati al 31.12.2009, per i quali l’Azienda possiede titoli esecutivi certi». In una nota regolarmente protocollata, datata 25 maggio 2010, ed indirizzata ai membri del collegio di difesa dell’Atm, Egidio Privitera ed Alessandro Liuzzo, Conte elenca i dati attestanti i crediti vantati dall’azienda, riportando informazioni personalmente recapitate presso la Ragioneria dell’Atm. Stando a quanto si legge nel documento, i maggiori debitori dell’azienda speciale risultano essere: «l’ Università di Messina per € 432.660,00 iva inclusa (l’Ente sembrerebbe eccepire la mancanza del DURC e pignoramenti in corso); l’Azienda Ospedaliera Universitaria per € 312.658,07 (come sopra); la GIP s.r.l. per € 314.400,00 sempre iva inclusa – nei confronti della quale Conte specifica di aver ordinato l’azione di recupero; l’ex Istituzione servizi sociali, oggi Assessorato, per € 615.800,50 i.i.; la Ditta Alessi; e, dulcis in fundo, il Comune».

«Con riferimento al Comune di Messina – scrive testualmente Conte – mi rendo conto della inopportunità di entrare nel vivo della disputa in corso riguardante i quattro Bilanci Consuntivi non approvati da tale Ente per motivi non condivisibili, sebbene assorbiti dalla intervenuta approvazione, ex art. 11 dello Statuto, del Consuntivo 2008, essendo trascorsi ben oltre novanta giorni dal riscontro dell’ultimo atto interruttivo dei termini prescritti. Tuttavia sarebbe gravemente omissivo non reclamare anche nei confronti del Comune, come per tutti gli altri creditori, almeno quelle poste per le quali esistono titoli esecutivi certi, indipendentemente dagli effetti della intervenuta approvazione dei Consuntivi per gli anni 2004-2005-2006-2007-2008, fatto che apre orizzonti molto più ampi ».

Nel documento Conte snocciola cifre e numeri precisi , elencando minuziosamente i crediti vantati nei confronti di palazzo Zanca e così ricapitolati: « € 615.800,50 per i servizi resi all’ex Istituzione per i servizi sociali, oggi Assessorato Comunale, reclamabili sia sulla scorta delle fatture emesse, ma anche ope legis; € 2.721.131,09 per prestazioni rese e non pagate sempre dal Comune di Messina, come da fatture emesse; € 13.375.550,00 relativi a quanto il Comune di Messina certamente deve corrispondere ad ATM fino all’epoca dell’ultimo Bilancio Consuntivo di cui è pacifica l’approvazione (Consuntivo 2003); € 4.441.579,49 che rappresentano l’impegno che l’Azienda sta impropriamente sopportando per l’acquisizione in leasing degli ultimi n. 25 autobus la cui copertura del costo è garantita dalla delibera di G.M. n. 1053 del 30.11.2006». « Il tutto, naturalmente – evidenzia Conte – oltre rivalutazione ed interessi legali».

Le cifre rappresentate dal direttore generale costituiscono una voragine nelle casse aziendali ed è per tale motivo che Conte invita espressamente i Consulenti legali dell’azienda «a voler predisporre preliminarmente la bozza/schema di una Deliberazione Commissariale di incarico ad un legale da individuare, per l’attivazione di tutte le procedure esecutive di riscossione dei crediti, limitatamente ai diversi soggetti in capo ai quali gravi un titolo esecutivo certo ed azionabile». « Sono sicuro – conclude Conte nel documento – che, diversamente dal passato oggi posso confidare nella persona del Sig. Commissario Straordinario e nella ventata di legalità e trasparenza portata in Azienda, affinché si possano vedere veramente tutelati a tutto tondo gli interessi dell’Azienda, considerato che una delle cause certamente determinanti che hanno provocato l’odierno degrado è ovviamente la progressiva mancanza di liquidità, a partire dal 2003, dovuta agli omessi trasferimenti economici, unitamente al fatto che, fra centinaia di incarichi legali conferiti dai C.d.A. e strutture commissariali nel tempo, uno soltanto ha visto un avvocato impegnato in una materia di siffatta delicatezza».

La presa di posizione del direttore generale Conte aggiunge alla vertenza Atm un elemento particolarmente significativo : alla ‘guerra dei poveri’, quella dei dipendenti che reclamano gli stipendi arretrati e chiedono garanzie occupazionali per il futuro, si aggiunge uno ‘scontro al vertice’ imprevisto, con accuse ben precise che non potranno lasciare indifferenti quanti in quei Cda ‘omissivi’ sedevano e decidevano.

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