B-day, si è chiuso di fronte Palazzo Zanca il corteo di protesta. La scelta diversa dell’Archimede. Le interviste

B-day, si è chiuso di fronte Palazzo Zanca il corteo di protesta. La scelta diversa dell’Archimede. Le interviste

B-day, si è chiuso di fronte Palazzo Zanca il corteo di protesta. La scelta diversa dell’Archimede. Le interviste

martedì 14 Dicembre 2010 - 13:04

Appena una cinquantina i manifestanti giunti a piazza Unione Europea dopo il corteo che ha attraversato la città. I ragazzi del liceo di viale Boccetta hanno deciso di non partecipare ma di esporre uno striscione: «Niente politicizzazioni». Giornata doppiamente simbolica: in Parlamento il premier ha ottenuto la fiducia, i capigruppo del Senato discutono sulla calendarizzazione della riforma Gelmini

Ennesima giornata di protesta per gli studenti e i ricercatori di Messina e del resto del Paese. Una giornata doppiamente simbolica: mentre in Parlamento, infatti, è stata votata tra una rissa e l’altra la fiducia al Silvio Berlusconi, i capigruppo al Senato sono impegnati a discutere sulla calendarizzazione della riforma Gelmini, il vero nodo della questione. Non stupisce, dunque, che la manifestazione di oggi, alla quale hanno ufficialmente aderito Sinistra Ecologia e Libertà, l’Udu (Unione degli Universitari) ed il Collettivo UniMe in Protesta, sia risultata molto politicizzata. E forse anche per questo meno partecipata rispettata alle altre: una cinquantina, non di più, i ragazzi che sono arrivati di fronte a Palazzo Zanca, alla fine di un corteo che aveva coinvolto decine di studenti e dopo essere partito dal rettorato (dove alle 9.30 è iniziato il sit-in) ha attraversato la via Tommaso Cannizzaro, piazza Cairoli, per arrivare fino alla zona falcata.

Una politicizzazione che non è piaciuta a tutti. Gli studenti del liceo scientifico Archimede, infatti, hanno deciso di manifestare a modo loro il proprio dissenso, non partecipando al corteo ma esponendo un proprio striscione piuttosto eloquente: «Da destra a sinistra questa riforma va rivista». Insomma, il disagio di scuole e atenei non può e non deve avere colore politico. «Per evitare la politicizzazione delle nostre iniziative – spiegano in una nota gli studenti – vogliamo semplicemente manifestare con questo slogan il proprio dissenso sulla riforma sia al governo attuale che ad un eventuale governo subentrante».

Di contro, l’evidente impronta politica della manifestazione di oggi sta tutto nello slogan scelto dall’Udu: «Tutti insieme, studenti e non, mandiamo a casa questo Governo e riprendiamoci il futuro». Dello stesso tenore la posizione di Sel: «Un governo pusillanime – afferma Stefania Radici, dell’esecutivo regionale – che non ha il coraggio di confrontarsi con i soggetti sociali in carne ed ossa del Paese: studenti, docenti precari, cassintegrati e licenziati, giovani, terremotati e alluvionati, un’intera società in agitazione contro le scelte politiche di Berlusconi & co». La protesta di oggi, dunque, ha tanti significati. Viene definito come il giorno in cui alzare la voce «a difesa della democrazia e delle istituzioni repubblicane», in cui dire «no a un sindaco, così attaccato alle poltrone da ignorare la sentenza della Corte costituzionale che pone l’incompatibilità tra deputato regionale e sindaco di comuni con più di 20.000 abitanti; no ad un presidente di Provincia, accusato di concorso in truffa e falso per aver rilasciato attestati che certificavano qualifiche professionali di Umberto Bonanno (già presidente del Consiglio comunale peloritano) al fine di favorirlo in un concorso di Medicina del Lavoro al Policlinico; ed infine, no ad un governatore di Regione che, oltre ad essere coinvolto in un’inchiesta della Procura di Catania, governa abusivamente con una maggioranza diversa da quella con la quale è stato eletto». Se non è politica questa.

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