Non si è voluta piegare al ricatto morale della famiglia in cui era cresciuta. Ha scelto la giustizia dopo una vita vissuta credendo che la cosa corretta da fare fosse omettere la verità. Ma questo suo coraggio le è costato caro. Una ventiseienne messinese ha deciso di rivolgersi alla Squadra Mobile e raccontare che suo marito, Piero Arena, condannato a 22 anni per l’omicidio di Antonino Laganà, aveva assistito alla morte dei fratelli Giacalone avvenuta a largo Seggiola il pomeriggio dell’11 aprile 2006. Grazie alla donna, la Squadra Mobile fa luce sul duplice omicidio e il 28 giugno 2007 finiscono dietro le sbarre Comandè e Rizzitano. Immediata la reazione el marito che convoca in carcere il fratello Francesco Arena (nella foto) e assieme al padre Michele, già dietro le sbarrre, decidono che la ventiseienne deve pagare. Francesco Arena per prima cosa butta fuori casa la cognata. Le fa trovare un camion carico con i mobili e le suppellettili. Deve andarsene. Provano anche a farla licenziare dal negozio dove lavora come commessa, ma i titolari della rivendita non si piegano.
Il triumvirato aveva deciso di farle terra bruciata tutto attorno. Entrano in possesso dei tabulati telefonici del suo cellulare e risalgono ad alcuni uomini, ritenuti suoi presunti amanti, vengono picchiati e invitati a lasciare stare la donna. Ma non basta e il triumvirato decide di spararle. A questo punto gli agenti della Squadra Mobile sono intervenuti e hanno arrestato Francesco Arena per violenza privata e violazione di domicilio aggravata dall’aver compiuto questi atti con modalità mafiosa. Per le stesse accuse sono indagate 5 persone tra cui i suoceri della vittima e il marito. È stato inoltre disposto dalla Procura il sequestro preventivo dell’immobile dove viveva la donna. In questo modo sarà possibile quanto prima restituirle la propria abitazione.
