E' vicino al clan etneo dei Laudani il trentenne che isnieme ad altre tre persone ha tentato di ottenre 100 mila euro dal gestori di un lido a Letojanni
Il 22 luglio scorso due ragazzi a volto scoperto hanno fatto irruzione in un lido residence di Letojanni e dopo aver cosparso di benzina la reception hanno gettato il liquido infiammabile anche sui dipendenti.
E’ stato solo l’ultimo di una serie di atti intimidatori denunciati dal gestore della struttura balneare, ceh ha cosìpermesso agli investigatori di risalire ad almeno uno dei responsabili.
Stamattina gli agenti della Squadra Mobile di Messina alle 5.30 hanno sottoposto a fermo Giovanni Pennisi, 30 anni, accusato di tentata estorsione in concorso aggravata dal metodo mafioso. L’uomo originario di Catania, considerato vicino al clan mafioso dei Laudani, lo scorso maggio a bordo di una Bmw Z4 si è presentato in compagnia di una altro uomo presso il lido, si è rivolto al gestore e gli ha chiesto 100 mila euro da pagare con rate mensili di 2 mila e 500 euro.
Ha sottolineato che appartenevano al gruppo dei Canalicchio e per rendere più convincente la richiesta prima di recarsi al lido il 13 maggio avevano fatto trovare davanti alla struttura una bottiglia incendiaria, e giorni prima le ruote delle auto dei clienti erano state tagliate. Quindi era stata fatto trovare un’altra bottiglia incendiaria, e 20 giorni dopo Pennisi è tornato a chiedere il denaro minacciando il gestore di fargli saltare la testa perché non aveva capito con chi aveva a che fare.
Il gesto intimidatorio più eclatante il 22 luglio con l’irruzione di due uomini a bordo di una motocicletta che hanno cosparso di benzina la reception e gli impiegati. Un atto che ha spinto il pm della Dda Angelo Cavallo a disporre il fermo per Giovanni Pennisi.
La Polizia è ora sulle tracce degli altri responsabili.
