L’Amministrazione procede all’affidamento in concessione per novantanove anni con aste pubbliche. Intanto Gioveni scrive alla Amata e a Ferlisi: “Abusivi, furti, episodi di ritorsione: servono più controlli”
Nell’ambito del programma di vendita all’asta delle cappelle gentilizie, abbandonate del Gran Camposanto, il Dipartimento servizi cimiteriali di via Catania n. 118, sta procedendo all’esecuzione delle gare per l’affidamento in concessione per novantanove anni, mediante aste pubbliche, ed al recupero delle cappelle per le quali è stata dichiarata l’avvenuta decadenza della concessione cimiteriale, secondo il seguente calendario: il 15 marzo 2011, Buscemi; il 22, Marangolo; il 29, Del Noce; il 5 aprile, Miceli – Ainis; il 12, De Angelis; il 19, Amodeo; ed infine il 3 maggio, Gatto – Cucinotta. Le aste pubbliche si svolgeranno con il sistema delle offerte segrete pari od in aumento rispetto al prezzo base d’asta, come determinato dalla Sezione Tecnica dello stesso Dipartimento. Ciascun bando, in versione integrale è in pubblicazione all’Albo Pretorio e sul sito www.comune.messina.it. L’obiettivo dell’iniziativa, oltre al recupero delle cappelle che versano in stato di degrado attraverso gli interventi degli aggiudicatari delle gare, è soddisfare la richiesta di nuove sepolture.
Intanto c’è chi, come il consigliere della Terza Circoscrizione Libero Gioveni, continua a chiedere maggiori controlli all’interno del Gran Camposanto. Il rappresentante della circoscrizione, con una nota indirizzata all’assessore ai Cimiteri Elvira Amata e al Comandante della Polizia Municipale Calogero Ferlisi, punta l’attenzione su alcuni episodi di “ritorsione” perpetrati nei confronti di alcuni abituali visitatori. «Accade spesso che in alcune strutture cimiteriali, in particolare nella cosiddetta “Piramide”, molti cittadini che si recano a visitare settimanalmente i propri cari scomparsi vengono avvicinati da ignoti che chiedono denaro in cambio di un servizio di pulizia abusivo all’interno delle stesse strutture – scrive Gioveni -. Al legittimo rifiuto di molti di loro che provvedono da sé a mantenere pulita e in ordine l’area circostante le tombe dei propri cari, ne conseguono delle vere e proprie azioni ritorsive nei confronti (è proprio il caso di dire) sia dei “vivi” che dei “morti”, in quanto quasi sempre tali azioni si traducono, nei giorni successivi, in degli inqualificabili furti di fiori dalle tombe».
Come è noto, tali incresciosi episodi non sono affatto nuovi all’interno del Gran Camposanto. Due anni fa, infatti, si sono verificati episodi di vandalismo, addirittura sfociati nel satanismo. «Ci si ricorderà oltre che dei furti di numerosi portafiori dai tumuli di molti edifici, anche della devastazione della Cappella dell’Arciconfraternita dei Catalani e della macabra scopertura dei marmi di alcune tombe, nonché della raccapricciante asportazione di ossa umane e dell’incendio del tempietto dei Catalani – continua Gioveni -. Occorre fronteggiare in modo deciso, quindi, tutto ciò che rischia di oltraggiare sempre di più la memoria dei nostri cari e di deturpare l’arte, la cultura e la storia racchiuse in un patrimonio di impareggiabile ricchezza rappresentata dal nostro cimitero monumentale». (ER)
