Due pregiudicati catanesi, legati al clan Brunetto che fa capo alla famiglia mafiosa dei Santapaola, sono finiti in manette per la tentata estorsione ai danni di un commerciante di Giardini Naxos. In manette per tentata estorsione, violenza e minacce aggravate dall’aver utilizzato le modalità mafiose sono finiti i catanesi Leonardo Previti, 60 anni e Alfio Patanè, 32 anni. Quest’ultimo, ceh si trova in carcere, non non aveva mandato giù di essere finito in carcere proprio per la denuncia della vittima. Ha aspettato e 5 anni dopo, lo ha nuovamente minacciato. Non potendo andare personlamente Patanè con la complicità di Leonardo Previti ha trovato un modo per avvicinare la vittima e minacciarlo di ritirare la denuncia fatta 5 anni prima e pagare 20mila euro a titolo di risarcimento. L’imprenditore è stato attirato con l’inganno di un possibile lavora da fare, in un posto assolato nelle campagne di Fiumefreddo e qui è stato minacciato di morte. Lasciato libero di andarsene, ancora una volta il commerciante non si è lasciato intimidire e ha denunciato tutto ai carabinieri.
Analoga la vicenda che accomuna il commercinate di Giardini Naxos con un imprenditore di Giamplieri vittima anche lui di una richiesta estorsiva. In manette è finito un operaio di 48 anni, Sellario Libro (in photogallery) che ha reiterato le richieste di denaro alla sua vittima servendosi di alcune schede telfoniche ed effettuando le chiamate da una cabina della zona sud. Non sapeva però che anche le tessere di telefonia sono rintracciabili tramite un codice unico che ciascuna ha inserito. Le indagini dei carabinieri avviate subito dopo la denuncia dell’imprenditore fatta a giungno dopo la prima richiesta di 50mila euro, hanno permesso di intercettare tre chiamate dell’estorsore. E proprio i militari hanno avuto il sopetto che a chiamare fosse la stessa persona che avevano sentito parlare sempre per telefono con un impiegato della ditta. Hanno quindi chiesto ai Ris di Roma una comparazione fonica che ha dato conferma ai militari dei loro sospetti. La perquisizione a casa dell’uomo ha permesso di ritrovare le schede utilizzate per fare le richieste estorsive e per Libro si sono aperte le porte del carcere.
“Gli arresti di oggi dimostrano la rinnovata fiducia che le vittime di estorsione hanno nelle istituzioni”- ha spiegato il sostituto della Dda Giuseppe Verzera. “Una fiducia” – ha ribadito il colonnello Claudio Domizi, comandante provinciale dei carabinieri di Messina “che ha dimostrato in quest’occasione quanto sia stata ben riposta e abbia permesso di incastrare i responsabili”.
