La Procura ha avviato un fascicolo sulla gestione dell'Istituzione sciolta nel febbraio dell'anno scorso
Importanti sviluppi nell’inchiesta della Procura sulla gestione dell’Istituzione dei Servizi Sociali soppressa dal consiglio comunale nel febbraio dell’anno scorso. Nel fascicolo, aperto dal sostituto procuratore Adriana Sciglio, sono finiti due indagati. Si tratta dell’ex presidente dell’Istituzione ed attuale consigliere comunale del PD, Elio Sauta e dell’ex commissario Giovanni Calarco. A Sauta vengono contestate le ipotesi di reato di abuso d’ufficio e falso riguardo presunte alterazioni del registro per i protocolli stipulati dall’Istituzione con alcuni enti di formazione. L’ipotesi di reato per Calarco è, invece, di calunnia nei confronti dello stesso Sauta e di altre persone.
I due indagati sono stati sentiti nei giorni scorsi dagli uomini della sezione di PG della Polizia. Nel frattempo gli investigatori sono tornati nella ex sede dell’Istituzione dei Servizi sociali, in via Felice Bisazza, dove hanno sequestrato computer, timbri e documentazione di vario genere che ora dovrà essere vagliata dal sostituto Sciglio.
I problemi per l’Istituzione erano iniziati nel 2007 quando si verificarono una serie di vicende rimaste avvolte nel mistero come un blitz notturno compiuto da sconosciuti negli uffici dell’Istituzione. Furono rubati il server, i monitor del servizio di videosorveglianza ed alcuni computer. I componenti del cda Calarco, Cucinotta e Vernaci diedero le dimissioni ma restarono ugualmente in sella perché il commissario straordinario del Comune, Gaspare Sinatra li nominò componenti di una commissione tecnico-commissariale. Fu proprio questa commissione che iniziò a prendere di mira diversi provvedimenti del vecchio Cda. Furono messi in discussioni appalti e rapporti con alcune cooperative. Venne a galla una situazione economico-finanziaria dell’Istituzione estremamente precaria e così si arrivò ad un violento faccia a faccia fra Calarco e Sauta. L’ex commissario presentò in commissione una relazione con cui lanciava pesanti accuse alla gestione Sauta arrivando perfino a chiedere l’intervento della Corte dei Conti e della Procura. Sauta rispose a tono con un’altra relazione altrettanto forte. In sette punti l’ex presidente rispose alle accuse mosse da Calarco e le definì infamanti e calunniose. Nel febbraio del 2008 il consiglio comunale sciolse l’Istituzione.
