Morte Davide Campo: condannata ad un anno l'anestesista Rossana Panasiti

Morte Davide Campo: condannata ad un anno l’anestesista Rossana Panasiti

Morte Davide Campo: condannata ad un anno l’anestesista Rossana Panasiti

giovedì 24 Aprile 2008 - 11:48

E’ stata condannata ad un anno di reclusione l’anestesista Rossana Panasiti. Nel processo per la morte del dodicenne di Santa Lucia sopra Contesse Davide Campo il giudice monocratico Walter Ignazzitto ha accolto interamente la richiesta avanzata dal PM Fabio D’Anna. La Panasiti dovrà risarcire anche 50.000 euro ai genitori del ragazzino che si erano costituiti parte civile. Nessun risarcimento, invece, per l’azienda Policlinico che aveva avanzato identica richiesta. Il medico era accusato di omicidio colposo.

Il ragazzino morì nel corso delle fasi preliminari di un intervento di appendicectomia il 19 settembre del 2005 al Policlinico. Secondo il magistrato che sostiene l’accusa decisivo si rivelò lo stato di usura dell’attrezzatura con la quale la Panasiti eseguì l’anestesia.

L’intervento, per l’asportazione di un’appendice, non avrebbe dovuto presentare particolari rischi. Ed invece quella banale operazione si trasformò in tragedia. Secondo l’accusa, a provocare la morte nella sala operatoria del Policlinico nella fase preparatoria dell’intervento fu un errore umano ma anche lo stato di usura delle attrezzature utilizzate per l’anestesia. Lo ha ribadito oggi il PM Fabio D’Anna che ha puntato a lungo, nella sua requisitoria, sulle condizioni di un’attrezzatura ormai logora dopo uno stato di servizio di quasi vent’anni. A far partire l’inchiesta fu il sostituto procuratore Giuseppe Sidoti sulla scorta della

denuncia presentata dai genitori del ragazzino, Giovanni Campo e Rosaria Capurro. Dieci i medici indagati all’inizio dell’inchiesta ma, dopo la perizia medico-legale – affidata ad un’equipe guidata dal professor Ernesto D’Aloia – rimase iscritta nel registro degli indagati solo l’anestesista Rossana Panasiti. Il 12enne morì per un’eccessiva quantità di ossigeno insufflata nei polmoni durante l’anestesia. La colpa della dottoressa Panasiti – secondo l’accusa – sarebbe stata quella di non aver fatto nulla per cercare di riassorbire l’aria in eccesso nei polmoni. Secondo i periti andava eseguita appunto una toracentesi, cioè una manovra che – mediante un grosso ago – avrebbe fatto defluire l’aria che comprimeva la cassa toracica.

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