Ponte sullo Stretto. La riflessione del segretario Cisl di Messina Tonino Genovese

Ponte sullo Stretto. La riflessione del segretario Cisl di Messina Tonino Genovese

Ponte sullo Stretto. La riflessione del segretario Cisl di Messina Tonino Genovese

mercoledì 22 Luglio 2009 - 09:00

Un'occasione per ridisegnare Messina, ma solo a certe condizioni

Riceviamo e pubblichiamo integralmente la lettera del segretario della Cisl messinese Tonino Genovese, riguardante la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina.

L’opinione di Genovese, circa la realizzazione della grande opera che unirebbe la Sicilia al continente, è positiva, ma esistono delle condizioni inderogabili che, a detta sua, devono essere pianificate ed analizzate a priori: dalla forza lavoro nostrana che verrà impiegata nei cantieri alle reali possibilità di crescita economica.

«Ponte, opportunità o passerella? E’ la domanda a cui cerchiamo di rispondere da anni, ancora di più oggi se come sembra ci avviciniamo alla posa della prima pietra. Sinonimo di ponte è passerella, forse per questo la discussione è sempre stata incentrata su “ponte si e ponte no” in una Messina città con fenomeni strani e misteriosi, come la lupa che avvolge tutto in una fitta nebbia e che impedisce di vedere. Un fenomeno che vogliamo spazzar via sfruttando il vento dell’opportunità.

Il ponte, analizzandone punti di forza e di caduta, per noi è un’opportunità. L’amministratore delegato della società Stretto di Messina Pietro Ciucci dice che “le infrastrutture sono importanti per uscire dalla crisi” e basta partire da questa affermazione per sistematizzare una metodologia di approccio perché, ne siamo convinti, si progredisce per pianificazione.

Ma le domande permangono: ad esempio, come e quanto questa infrastruttura porterà sviluppo, a chi prioritariamente e in quale quantità, quale e quanta forza lavoro sarà coinvolta e che impatto avrà sul territorio sia in termini ambientali che di modificazione morfologica.

La programmazione e la progettualità consentono di non farsi trovare impreparati evitando di dover subire le conseguenze di un’opera non meditata. L’abbandono della mediocrità e del procedere per approssimazione ci consentirà di misurare il grado di maturità professionale di questa città.

Ovviamente non tocca a noi entrare nel merito della fattibilità o meno del Ponte. Tocca a noi però controllare e prevedere, quanto più è possibile, tutto il resto. Ci sembra chiara solo una cosa: Messina, come anche Reggio, in tutto ciò non c’è. Nessuna sede della società è più presente nei territori delle province interessate al progetto Ponte e i lavoratori sono stati tutti licenziati tempo fa.

L’attenzione sulle forze lavoro da impiegare e la qualità della vita dei cittadini devono essere prioritarie. Per fare ciò è necessario creare uno staff di “professionalità locali” che studi un progetto parallelo individuando numeri e soluzioni vicine alla realtà, perché non sia più consentito il saccheggio di questo territorio.

Come sindacato, ci chiediamo quanti saranno i lavoratori impegnati, è veritiera la cifra di 4000? E di questi quanti saranno effettivamente assunti in loco, con quale tipo di contratto e per quanto tempo, quanti faranno cosa e quali saranno le professionalità richieste e le specializzazioni. Bisogna capire se tutte potranno essere rintracciabili nel territorio. Cioè, abbiamo sufficienti montatori di cavi aerei per ponti o esperti in cantieristica? Ovviamente il problema è semplificato, per chiarire il concetto che dobbiamo attrezzarci bene. Ci sono tanti messinesi pronti e allora è opportuno individuare qual è la forza lavorativa già presente nel nostro territorio e quanta potremmo crearne prevedendo percorsi mirati di formazione al lavoro, considerandolo un investimento a lungo termine. Avremo, in qualunque caso, delle specializzazioni da esportare in altre realtà.

Ma il Ponte è anche un’opportunità per valorizzare la capacità turistica di Messina, città di passaggio che potrebbe diventare città di attrazione e permanenza. Ma neppure per questo non siamo attrezzati. E allora studiamo e progettiamo opportunità per espandere il settore turistico, con strutture alberghiere di accoglienza, progetti di riqualificazione urbanistica e arredo, pulizia, restauro e arte. Diciamo basta allo scempio edilizio e urbanistico della città, riconvertiamo il PRG verso la bellezza e la produttività, non la speculazione edilizia fine a se stessa.

E quindi, visto che ancora non è stato firmato il terzo contratto per il Monitoraggio ambientale, sarebbe opportuno che almeno questo venga individuato in loco considerato che tutto sinora ha avuto come sede Roma o addirittura l’America. Ritengo sia giusto che l’opportunità di controllare l’impatto ambientale resti al territorio. Lo stanziamento annunciato del CIPE si limita ai 1.3 milioni di euro ma ne servono almeno sei e chi investirà sul ponte avrà l’opportunità di dettare legge su questa città. Per questo è il caso che i messinesi si interessino e si occupino di questa fase più di chiunque altro pretendendo legalità e trasparenza.».

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