Protezione Civile “a secco”: per le popolazioni alluvionate del messinese assistenza garantita per un altro mese al massimo

Protezione Civile “a secco”: per le popolazioni alluvionate del messinese assistenza garantita per un altro mese al massimo

Protezione Civile “a secco”: per le popolazioni alluvionate del messinese assistenza garantita per un altro mese al massimo

mercoledì 16 Marzo 2011 - 11:09

A confermare l’sos lanciato ieri dal responsabile della Protezione Civile regionale Pietro Lo Monaco, il rappresentante locale Bruno Manfrè: «Le risorse sono quasi terminate, se non si sbloccano altri fondi siamo con le mani legate, niente più progetti di messa in sicurezza né tantomeno assistenza a chi ancora vive in albergo»

Rubinetti a secco, e non per emergenza idrica, ma per altro tipo di -liquidità-. Il fronte “caldo” è quello del dissestato territorio di Messina e provincia, dove da un lato si affrontano i problemi legati al recente nubifragio del 1.marzo, e dall’altro si è alle prese con progetti di messa in sicurezza (post alluvione 2009) non ancora finanziati, con decine di famiglie che non hanno fatto ritorno a casa e per le quali, continuando di questo passo, non si prospetta certo una soluzione a breve termine. L’ “inghippo” però sta proprio qui: finora infatti, tramite le ordinanze ministeriali di Protezione Civile 38/15 e 38/65, è stata garantita anche la “voce” assistenza alla popolazione che ha permesso di fornire sussidi, sostegni economici, e il pagamento del soggiorno nelle strutture alberghiere per chi ha subito danni strutturali alla propria abitazioni, in alcuni casi completamente distrutta. Ora però i soldi sono finiti e dal barile c’è ben poco da raschiare.

Ce lo conferma anche il responsabile locale della Protezione Civile Regionale Bruno Manfrè, a sostegno delle dichiarazioni già rilasciate ieri da Pietro Lo Monaco: «La situazione è al limite, la Protezione Civile ha una disponibilità economica che potrà consentire di fornire assistenza alla popolazione per un altro mese al massimo, fino ad aprile, dopo di che siamo con le mani legate». Rimane infatti ben poco dei 177 milioni trasferiti alla prot.civile da Stato e Regione a seguito dei fatti di ottobre e delle successive emergenze che hanno interessato anche il territorio nebroideo. «E’ un cane che si morde la coda – aggiunge Manfrè – se non verrà sbloccata, così come richiesto, quella parte di fondi Par-Fas 2007-2013, non potremo più neanche effettuare interventi di messa in sicurezza, i cittadini non potranno rientrare nelle case e dovremo appunto continuare a fornire quell’assistenza che rischiamo però di non essere più nelle condizioni di garantire».

Stavolta, dunque, i fatti, anzi i conti, parlano chiaro e non lasciano spazio a dubbi, ma soprattutto impongono delle scadenze ben precise che nessuno può permettersi il lusso di ignorare. Salvo chi, al momento opportuno, non troverà il coraggio di spiegare a quanti non sanno più cosa significhi vivere una vita normale, che è giunto il momento di dover persino pagare il conto dell’albergo. (E.De Pasquale)

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