Le manette scattate per Giuseppe Borzì, accusato di aver chiesto il pizzo ai danni di un'importante struttura alberghiera di Letojanni
E’ accusato di tentata estorsione ai danni di un imprenditore, titolare di un’importante struttura alberghiera di Letojanni. La Polizia di Taormina ha arrestato in esecuzione di un’ordinanza di carcerazione Giuseppe Borzì, 32 anni, elemento di spicco dell’organizzazione mafiosa del clan ‘Laudani’ di Catania. Con l’arresto del trentaduenne si chiude il cerchio sulle indagini portata avanti dagli agenti del commissarito di Taormina, guidati dal dirigente Renato Panvino, su una tentata estorsione ai danni di un’importante struttura alebrghiera di Letojanni.
Il 13 ottobre scorso dopo 90 giorni di intercettazioni telefoniche e ambientali, gli agenti del commissariato di Taormina avevano arrestato due minorenni S.M.G. e R.S.di 16 e 17 anni, accusati di tentata estorsione aggravata ai danni della struttura alberghiera di Letojanni. Qualche mese prima era finito in manette il trentunenne Giovanni Pennisi, tutti elemnti gravitanti attorno al clan catanese dei Laudani.
Per 3 mesi gli agenti avevano seguito le mosse di varie persone fino a giungere all’identificazione dei quattro arrestati che seguivano il copione classico delle estorsioni. Avevano cominciato con le intimidazioni ai dipendenti, arrivando persiuno a gettare su alcuni impiegati del liquido infiammabile minacciandoli di dargli fuoco se il titolare non si fosse piegato alle richieste estorsive di 100 mila euro da versare in un’unica soluzione oppure in rate di 2.500 euro al mese.
Il clan Laudani è considerato uno dei più potenti gruppi criminali del catanese. L’associazione è operante principalmente nel settore delle estorsioni, dell’usura e del traffico di sostanze stupefacenti nell’area di San Giovanni La Punta e nel quartiere Canalicchio di Catania, con ramificazioni in tutta la provincia etnea fino ai comuni della fascia ionica, tra i quali Giardini Naxos e Taormina.
